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Pontormo, dal Rinascimento maturo alla Maniera: la rottura dello spazio prospettico. La mostra alle Scuderie del Quirinale

Dal 9 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027, le Scuderie del Quirinale a Roma ospitano la prima monumentale mostra monografica dedicata a Jacopo Carucci, noto come il Pontormo, curata da Cristina Acidini. L'esposizione rilegge la parabola artistica del maestro del Manierismo fiorentino attraverso dipinti e disegni provenienti da musei internazionali, evidenziandone la sperimentazione formale e la modernità psicologica.


La straordinaria parabola artistica di Jacopo Carucci, noto come il Pontormo viene celebrata per la prima volta in una imponente mostra monografica alle Scuderie del Quirinale, nata dalla sinergia tra Ales, le Gallerie degli Uffizi ed Electa. Curata da Cristina Acidini insieme a un autorevole comitato scientifico composto da Elena Capretti, Philippe Costamagna, Bruce Edelstein e Carlo Falciani, l'esposizione delinea la figura di un innovatore eccentrico capace di scardinare i modelli classici e traghettare il Cinquecento fiorentino dal Rinascimento maturo alla Maniera.

Il percorso espositivo, caratterizzato da un impianto prevalentemente cronologico e di grande impatto spettacolare, vanta eccezionali prestiti nazionali e internazionali provenienti da istituzioni come il Louvre, il British Museum, il Metropolitan Museum of Art e la National Gallery di Londra. Fulcro visivo e concettuale del confronto tra i capolavori e le rare opere su carta esposte è la celeberrima Visitazione di Carmignano, caposaldo di una produzione artistica originale e tormentata che ha saputo conquistare tanto il grande pubblico quanto l'immaginario dei maestri del Novecento, da Pasolini a Bill Viola. La maestosa pala è senza dubbio uno dei dipinti più riusciti e più importanti di Pontormo. L’estrema eleganza formale, il raffinato cromatismo, il sapiente gusto compositivo fanno di questo dipinto uno dei più alti capolavori rinascimentali.

Il progetto scientifico evidenzia lo scarto critico operato da Jacopo Carucci rispetto ai canoni classicisti appresi durante il discepolato presso Andrea del Sarto. Nelle prime sale emerge chiaramente come l'artista metta in discussione l'equilibrio simmetrico e la razionalità geometrica della tradizione albertiana, fondata sulle regole teorizzate da Leon Battista Alberti per ricreare uno spazio tridimensionale proporzionato, misurabile e matematicamente ordinato attraverso la prospettiva lineare centrica. 

Attraverso torsioni anatomiche complesse e composizioni volutamente sbilanciate, Pontormo scardina questa rigida scatola prospettica quattrocentesca per inaugurare una spazialità dinamica, astratta e visionaria, in cui le figure umane galleggiano libere da riferimenti architettonici rassicuranti. Questa radicale evoluzione formale riflette la profonda crisi spirituale ed esistenziale dell'artista, specchio fedele delle drammatiche tensioni storiche, politiche e religiose che scossero la Firenze del primo Cinquecento.

Altro aspetto interessante dell'indagine curatoriale è quello incentrato sull'uso spregiudicato del colore e sulla ridefinizione dei volumi. Opere capitali presenti alla mostra evidenziano una gamma cromatica basata su accostamenti stridenti di tinte acide, cangianti e del tutto svincolate dal naturalismo ottico. I corpi perdono la loro consistenza materica per farsi veicoli di pura espressione emotiva, avvolti in panneggi che sembrano sfidare le leggi della gravità. Questa alterazione cosciente delle proporzioni, unita a sguardi smarriti e interrogativi che si rivolgono direttamente all'osservatore, definisce la cifra più autentica dell'esegesi stilistica pontormesca, sospesa tra una spiritualità inquieta e una rigorosa ricerca intellettualistica.

La selezione di fogli autografi e opere su carta, integrata organicamente ai dipinti, permette di esplorare l'attività grafica del maestro come primario strumento di speculazione teorica. Nel corpus grafico del Pontormo il segno si fa filiforme, febbrile e tormentato, rivelando un processo creativo che non mira alla semplice riproduzione del vero, bensì all'estrapolazione dell'idea intellettuale. I disegni esposti documentano meticolosamente lo studio ossessivo per la disposizione degli arti e l'analisi dei moti dell'animo, confermando come la prassi grafica fosse un vero e proprio territorio di sperimentazione autonoma in cui si consumava il distacco definitivo dai modelli ideali del Rinascimento.

L'ultima sezione scientifica analizza la fortuna critica dell'artista, riscoperto e pienamente rivalutato soltanto nel corso del Novecento dopo secoli di parziale fraintendimento storiografico. La storiografia artistica contemporanea ha saputo infatti rintracciare nell'eccentricità e nell'alienazione delle figure dell'artista un'anticipazione delle inquietudini dell'uomo moderno. Il percorso evidenzia questo legame ideale mostrando come la sensibilità di Jacopo Carucci abbia influenzato profondamente l'immaginario visivo di registi e videoartisti del ventesimo e ventunesimo secolo, i quali hanno attinto alla ieraticità sospesa e alle tensioni cromatiche delle sue composizioni per ridefinire i codici della figurazione contemporanea.

A corredo dell'evento, il rigoroso catalogo edito da Electa che si presenta già come nuovo punto di riferimento storiografico per lo studio del Manierismo.


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