Coralità, il «Guido d’Arezzo» e il cortocircuito dell'élite: quando la torre d'avorio scopre di essere vuota
Il sipario sulla settantaquattresima edizione del Concorso Polifonico Internazionale «Guido d’Arezzo» si è chiuso lasciando dietro di sé ben più di qualche applauso. Una scia di polemiche, gradinate semivuote e un allarme generale che non può più essere derubricato a semplice incidente di percorso. Registrare l'assenza totale di cori italiani, unita a un numero di iscrizioni ridotto ai minimi storici con appena cinque formazioni in gara - tra cui presenze extraeuropee da Indonesia, Cina e Filippine e l'azzeramento di intere categorie -, a fronte di una giuria oceanica, ha spinto molti a interrogarsi sullo stato di salute della manifestazione. Ma a rendere il quadro grottesco è la levata di scudi di chi oggi grida al disastro, dimenticando le proprie responsabilità. Mi concedo una fredda riflessione sul collasso della settantaquattresima edizione del Concorso Polifonico Internazionale «Guido d'Arezzo»; non come caso isolato o, se vogliamo un semplice incidente organizzativo,...