Gramophone: aspettando l’Early Music Award 2026. Monteverdi, Mundy e Gesualdo alla prova del verdetto
Si terranno il 7 ottobre, a Londra, i Gramophone Classical Music Awards 2026. Per la categoria Early Music la selezione si è ridotta ai tre finalisti che si contenderanno il premio: Il sesto libro de madrigali di Claudio Monteverdi di RossoPorpora; Vox patris caelestis di William Mundy del Choir of New College Oxford; Stravagante pensiero: Gesualdo & Napoli, di Concerto Italiano. Erano sei, in origine, le registrazioni candidate al premio; insieme ai tre finalisti figuravano anche i progetti dedicati a Gilles Binchois, Josquin Des Prez e il repertorio femminile del Cinquecento delle Kapsber’girls.
«La figura di garbo sottile, longilinea anch’essa, occupa quasi tutta l’altezza a disposizione, come un liuto nella custodia. E dalla custodia dell’ombra astratta sguscia in luce come un uovo la testa intelligente e patetica […]; il dorso della mano destra, pendula, sembra scorzato, come se il guanto ch’essa reca ne fosse la pelle; nell’altra mano scatta il libro, aperto, fermato dalla luce forte come in un naturalista d’età più tarda»
Roberto Longhi, 1952
I Gramophone Classical Music Awards sono tra i riconoscimenti più autorevoli della discografia classica internazionale. Organizzati dalla rivista britannica Gramophone, premiano ogni anno le registrazioni considerate più rilevanti nelle diverse categorie del repertorio, mettendo a confronto produzioni discografiche pubblicate nel corso dell’anno precedente.
La cerimonia londinese del 7 ottobre concluderà un percorso di selezione articolato, partito da una rosa più ampia di candidature e arrivato ora, nello specifico per l’Early Music Award, ai tre titoli finalisti per ciascuna categoria. In gara ci sono tre progetti scelti proprio per la completezza, la rarità e l’ampiezza delle rispettive proposte, ciascuno legato a una diversa prospettiva sulla musica vocale del passato, dal Sesto libro de madrigali di Monteverdi alla riscoperta della polifonia sacra di William Mundy, fino all’esplorazione dell’ambiente musicale napoletano legato alla vicenda di Gesualdo.
Il primo titolo, Il sesto libro de madrigali di Claudio Monteverdi registrato da RossoPorpora sotto la direzione di Walter Testolin per Arcana, appartiene a un repertorio ampiamente presente nella storia della discografia monteverdiana; proprio per questo una nuova registrazione dell’intero libro porta con sé il confronto inevitabile con una lunga serie di interpretazioni precedenti. Il programma comprende le pagine più note della raccolta, dal Lamento d’Arianna alla Sestina, da Zefiro torna a Oimè il bel viso, fino ai madrigali conclusivi. La registrazione è stata pubblicata nel 2025 e ha ricevuto anche l’Editor’s Choice di Gramophone; la più autorevole rivista mensile britannica di musica classica, sottolinea la fluidità con cui Testolin governa i cambiamenti di consistenza della scrittura, riconoscendo alla lettura una qualità sognante in sintonia con le atmosfere pastorali di molte pagine della raccolta.
Il secondo finalista porta il discorso nella polifonia sacra inglese del Cinquecento con Vox patris caelestis di William Mundy, registrato dal Choir of New College Oxford sotto la direzione di Robert Quinney. Qui siamo di fronte ad un repertorio ancora poco frequentato dalla discografia; prima di questa incisione l’ultimo disco interamente dedicato a Mundy risale al 1988. Il programma riunisce alcune delle sue principali composizioni sacre e trova il proprio centro nella monumentale Vox patris caelestis, che supera i venti minuti alternando sezioni di diversa consistenza vocale fino alla piena sonorità del coro a sei voci. Una registrazione singolare, di un autore raro nei cataloghi discografici, che si manifesta attraverso forme e organici differenti, tipici della musica sacra inglese del secondo Cinquecento. Interessante inoltre il ruolo delle voci acute maschili nella fisionomia sonora dell’incisione.
Il terzo finalista, Stravagante pensiero, Gesualdo & Napoli, registrato da Concerto Italiano per Naïve, è il nuovo lavoro dell’ensemble diretto da Rinaldo Alessandrini. Il progetto musicologico e artistico, di cui ho avuto modo di parlare in un mio recente articolo, riporta alla luce un repertorio madrigalistico poco conosciuto e di straordinaria ricchezza, accostando la lancinante poetica del Principe di Venosa alle opere quasi dimenticate di compositori legati all’ambiente musicale napoletano e meridionale del primo Seicento, da Scipione Lacorcia e Giovanni de Macque a Pomponio Nenna, Ettore della Marra e Michelangelo Rossi, nelle quali audacia cromatica, raffinatezze contrappuntistiche e forti tensioni espressive concorrono a definire un linguaggio musicale di grande originalità. Il confronto con queste pagine amplia la prospettiva sulla scrittura di Gesualdo, mettendola in relazione con una produzione musicale assai più vasta. L’alto valore dell’incisione riguarda anche il piano interpretativo: le difficoltà esecutive poste dalle dissonanze più ardite del repertorio, richiedono di fatto grande precisione nell’intonazione e nella resa della lingua italiana.
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