Uno studio della Washington State University invita a riconsiderare i criteri con cui viene stimato il fabbisogno di fertilizzanti nei vigneti. La ricerca mostra che il bilancio dei nutrienti della vite non dipende esclusivamente da quelli asportati con la vendemmia, ma risente anche della gestione delle foglie, dei tralci di potatura e delle condizioni climatiche.
Lo studio, pubblicato sull'American Journal of Enology and Viticulture, è stato condotto nell'ambito dell'High Resolution Vineyard Nutrient Management Project, programma finanziato dal Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti (USDA). Attraverso l'analisi del bilancio dei nutrienti in vigneti irrigui dello Stato di Washington coltivati a Syrah, Sauvignon Blanc, Chardonnay e Concord, i ricercatori hanno valutato i fattori che incidono sul fabbisogno di fertilizzazione della vite.
Come spiegano gli autori, i viticoltori considerano abitualmente i nutrienti asportati con la raccolta dell'uva per definire i piani di concimazione. La ricerca evidenzia però che esistono altri fattori, spesso meno considerati, che possono modificare il bilancio nutrizionale della pianta e incidere sull'efficienza della fertilizzazione.
I risultati confermano che l'asportazione maggiore di nutrienti è legata alla produzione di uva e che potassio e azoto rappresentano gli elementi rimossi nelle quantità più elevate. Lo studio mostra tuttavia che anche la caduta delle foglie può incidere in misura significativa, soprattutto per quanto riguarda calcio e azoto. Nataliya Shcherbatyuk, prima autrice della ricerca, sottolinea che in alcuni casi i nutrienti associati alla componente fogliare rappresentano una quota più rilevante del bilancio annuale di quanto normalmente stimato dai viticoltori.
Un ulteriore elemento preso in esame riguarda l'influenza delle condizioni climatiche. Siccità, gelate precoci, primavere particolarmente miti e venti intensi possono alterare la capacità della vite di assorbire, accumulare e redistribuire i nutrienti durante il ciclo vegetativo. In particolare, una gelata anticipata in autunno può interrompere il naturale trasferimento di parte dei nutrienti dalle foglie agli organi permanenti della pianta, riducendo le riserve disponibili all'inizio della stagione successiva e aumentando, in determinate condizioni, il ricorso alla fertilizzazione.
La ricerca sottolinea inoltre come la crescente variabilità climatica possa influenzare, oltre al il ciclo dei nutrienti, anche la resa produttiva, lo sviluppo della chioma e la biomassa della vite, fattori che concorrono a determinare il fabbisogno nutrizionale annuale. Una conoscenza più accurata di questi processi, secondo gli autori, consentirebbe di pianificare gli interventi di concimazione con maggiore precisione, migliorando l'efficienza d'impiego dei fertilizzanti e riducendo gli apporti non necessari.
Nell'ambito del progetto, la Washington State University sta sviluppando nuovi strumenti per rendere più precisa la gestione nutrizionale del vigneto. Tra questi rientrano sensori per il monitoraggio dello stato nutritivo delle foglie e sistemi cartografici destinati a migliorare la tempistica degli interventi fertilizzanti, riducendo gli apporti non necessari.
In collaborazione con l'Oregon State University è inoltre in fase di sperimentazione un sistema di irrigazione a goccia applicato alla singola vite, progettato per modulare la distribuzione di acqua e nutrienti in relazione alle diverse condizioni presenti all'interno del vigneto.
Le prossime fasi della ricerca prevedono l'estensione delle analisi ad altre varietà, differenti ambienti viticoli e diversi modelli di gestione agronomica, con l'obiettivo di approfondire la dinamica dei nutrienti e migliorare gli strumenti utilizzati per la pianificazione della fertilizzazione.
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