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π‘„π‘’π‘Žπ‘›π‘‘π‘’π‘  π‘‘π‘Ÿπ‘’π‘šπ‘œπ‘Ÿ 𝑒𝑠𝑑 π‘“π‘’π‘‘π‘’π‘Ÿπ‘’π‘ : il sublime del terrore nel Requiem di JosΓ© de Nebra. Prima di Mozart, la nascita di un linguaggio funebre moderno

Nella Madrid di Carlo III, JosΓ© de Nebra affida alla musica funebre un compito che va oltre la celebrazione rituale della morte regale. La Missa pro defunctis trasforma il linguaggio liturgico in uno spazio di forte tensione emotiva, dove il timore escatologico, la teatralitΓ  appresa sulle scene e una raffinata consapevolezza stilistica, concorrono a delineare una delle piΓΉ intense rappresentazioni sonore del Giudizio Universale nel Settecento europeo. E' una concezione del sacro, quella di Nebra, capace di dialogare con le grandi correnti estetiche del tempo, anticipando, con sorprendente luciditΓ , quella dimensione del sublime fondata sul terrore che la riflessione filosofica contemporanea stava appena iniziando a definire.


JosΓ© de Nebra occupa una posizione singolare nel panorama sacro dell’Europa del Settecento, non solo per la sua doppia identitΓ  di operista e di compositore liturgico, ma anche per la capacitΓ  di fondere, nella musica di chiesa, elementi di una tradizione iberica antica con i modi espressivi del Barocco maturo e del proto-classico internazionale. 

A distanza di oltre due secoli dalla prima esecuzione del suo Oficio y Misa de Difuntos nel 1758 per le esequie di Maria BΓ‘rbara di Braganza, regina di Spagna, questa Messa di Requiem riemerge come testimonianza di un linguaggio sacro profondamente meditato, che supera la mera funzione liturgica per configurarsi come specchio di un’estetica religiosa specificamente spagnola.

La genesi del Requiem si colloca in un momento cruciale della carriera di Nebra, all’indomani di una lunga dedica alla musica teatrale e al consolidarsi del suo ruolo nella Real Capilla madrilena, dove era stato vicemaestro dal 1751. Il compositore, che giΓ  alla fine degli anni Trenta aveva contribuito con Francesco Corselli a ricostruire il repertorio dopo l’incendio che distrusse gli archivi della Cappella Reale, qui dimostra la sua piena assimilazione di stili e modelli europei senza rinnegare il patrimonio musicale spagnolo di polifonia e canto piano. 

L’opera, concepita per coro, solisti e orchestra, segue la tradizionale struttura dell’Oficio y Misa de Difuntos e si rivolge alla funzione delle grandi esequie, con sezioni che spaziano dai responsori dei matutini alla Sequenza del Dies irae, fino all’Agnus Dei e alla Lux aeterna. La ricca partitura, recentemente edita in una versione critica e registrata per la prima volta integralmente da JosΓ© Antonio MontaΓ±o con La MadrileΓ±a, Coro Victoria e Schola Antiqua per l’etichetta Pan Classics, ha riportato l’attenzione internazionale su un repertorio troppo a lungo trascurato dalla discografia. 

Dal punto di vista formale, la Messa unisce elementi di stile italiano, evidenti nei passaggi concertanti e nei soli vocali ad ornamento, con strutture polifoniche piΓΉ arcaiche, come la doppia coralitΓ  e l’uso di tecniche contrappuntistiche esplicite nei responsori e nei versetti piΓΉ solenni. Questa convivenza di stili non va interpretata come mera eccezione estetica, ma come espressione di una pratica musicale consapevole: nel Settecento spagnolo la ricezione delle forme italiane non comportΓ² un’abdicazione della tradizione locale, bensΓ¬ una loro integrazione in un linguaggio originale, che prolunga e rinnova la lezione di maestri come JosΓ© de Torres e SebastiΓ‘n DurΓ³n prima ancora che quella dei modelli napoletani e romani. 

L’ascolto del Dies irae - cuore drammatico del Requiem - rivela un uso misurato della sequenza: contrariamente alle versioni piΓΉ turbolente della tradizione centro-europea, Nebra tende a privilegiare un impianto che fa dialogare il coro con episodi strumentali di tono meditativo, accentuando la densitΓ  armonica e il contrasto tra passi omofoni e tratteggi contrappuntistici. Non si tratta di una drammatizzazione spettacolare, bensΓ¬ di una riflessione teologica sulla giustizia divina e sul destino dell’anima, in cui l’utilizzo del coro a otto voci moltiplica le gradazioni espressive senza perdere la sobrietΓ  che distingue l’estetica sacra spagnola del tempo. 

La ricezione moderna del Requiem mette in luce con particolare evidenza quanto l’opera di JosΓ© de Nebra sia stata a lungo marginalizzata rispetto ai grandi repertori coevi, in primo luogo quelli italiani e centro-europei, e come essa si imponga oggi, alla luce delle piΓΉ recenti ricerche e prassi esecutive, come una autentica pietra miliare della musica sacra del Settecento. 

Tengo a sottolineare che, prima che il Requiem diventi, con Mozart, uno dei luoghi simbolici della modernitΓ  musicale europea, JosΓ© de Nebra elabora un linguaggio funebre giΓ  pienamente consapevole delle proprie potenzialitΓ  drammatiche ed espressive. Il terrore escatologico qui non Γ¨ semplice effetto retorico, ma principio strutturante di una scrittura che anticipa, con sorprendente luciditΓ , quella concezione del sacro come esperienza emotiva estrema che solo alcuni decenni piΓΉ tardi troverΓ  piena consacrazione nel canone centro-europeo. 

L’incisione diretta da JosΓ© Antonio MontaΓ±o ha incontrato un’accoglienza unanimemente favorevole, sottolineando non soltanto il valore musicologico della riscoperta di una partitura rimasta per secoli ai margini della circolazione europea, ma anche l’alto livello interpretativo di una lettura capace di restituire con chiarezza strutturale e profonditΓ  espressiva una pagina di intensa solennitΓ , nella quale rigore liturgico ed eloquenza emotiva trovano un equilibrio di rara efficacia.

Il Requiem di JosΓ© de Nebra non Γ¨ semplicemente un documento storico o una curiositΓ  di repertorio. Nella sua struttura formale, nella tensione espressiva e nella sapiente gestione delle risorse corali e strumentali, esso incarna una concezione dell’arte sacra che, pur radicata nella tradizione liturgica cattolica, apre uno sguardo al dialogo artistico europeo del secolo dei Lumi. In questo dialogo, la musica di Nebra emerge non come un’eco periferica, ma come una voce originale e profonda, capace di trasformare un rito di morte in un’esperienza di ascolto che trascende i confini del tempo e della cultura. 

Questo articolo Γ¨ stato pubblicato anche su: www.musicantiquajournal.eu/

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