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Il Veneto del vino: dal Trittico Vitivinicolo segnali di fiducia per produzione e mercati. Clima, qualità e export, il modello della regione regge alle tensioni globali

Produzione in crescita, qualità delle uve elevata e una filiera che continua a trainare l’economia del vino italiano; dal Trittico Vitivinicolo 2025, presentato lo scorso 19 gennaio a Venezia, emerge il quadro di un Veneto fiducioso, consapevole delle proprie criticità ma forte di un ruolo di leadership che va ben oltre i confini regionali.


Segnali più che confortanti dal Trittico Vitivinicolo Veneto, appuntamento annuale di analisi e confronto dedicato al settore vitivinicolo regionale. L'evento si articola in tre momenti successivi nel corso dell’anno, dalla fase pre-vendemmiale al consuntivo finale. Promosso da Regione del Veneto e Veneto Agricoltura, con il contributo scientifico di CREA, ARPAV e AVEPA, il Trittico fornisce dati previsionali e definitivi su produzione, qualità delle uve, andamento climatico e dinamiche economiche. Nel tempo si è affermato come uno strumento di riferimento per operatori, istituzioni e filiera, capace di collocare la vitivinicoltura veneta all’interno del più ampio quadro nazionale e internazionale.

La presentazione veneziana del Trittico ha offerto una sintesi articolata dell’annata 2025, collocando i dati vendemmiali all’interno di una lettura economica più ampia. Il Veneto si conferma prima regione vitivinicola italiana per volumi e valore, con una produzione che supera nettamente quella del 2024 e con uve giudicate in condizioni sanitarie complessivamente ottimali. Un risultato che nasce da una gestione agronomica efficace e da un andamento climatico complesso ma, nel complesso, favorevole, grazie a fasi di riequilibrio stagionale che hanno mitigato gli effetti delle alte temperature estive.

I numeri presentati indicano un incremento significativo della produzione regionale, sostenuto da rese in leggero aumento nella maggior parte delle province e da un buon livello di fertilità dei vigneti. Le principali varietà simbolo del territorio mostrano andamenti differenziati ma generalmente positivi; la Glera, per la produzione di prosecco, resta centrale per peso economico e identità produttiva, mentre vitigni come Pinot grigio, Garganega, Corvina e Merlot contribuiscono a definire un panorama ampelografico solido e competitivo.

Il dato agricolo, tuttavia, è solo una parte del quadro. Al centro del confronto emerso a Venezia vi è soprattutto la dimensione economica del vino veneto. La regione continua a rappresentare il principale motore dell’export vinicolo nazionale, con una quota rilevante del valore complessivo delle esportazioni italiane. Il sistema delle denominazioni, sostenuto da una struttura produttiva efficiente e da una forte riconoscibilità internazionale, rimane un pilastro della bilancia commerciale agroalimentare del Paese.

Nel corso dei lavori è stato affrontato anche il tema delle tensioni sui mercati internazionali, in particolare il nodo dei dazi e la gestione delle scorte in una fase di ripresa produttiva. In questo scenario, il Veneto viene indicato come un laboratorio avanzato di adattamento; diversificazione dei mercati di sbocco, attenzione alle politiche europee sul vino e capacità di innovazione commerciale sono gli strumenti individuati per mantenere competitività e stabilità.

Il confronto con altre regioni italiane ed europee ha rafforzato la percezione di un sistema veneto maturo, capace di dialogare su scala internazionale e di misurarsi con contesti produttivi differenti. Non si tratta soltanto di primati quantitativi, ma di un modello economico che integra produzione agricola, trasformazione industriale e proiezione globale.

Il Trittico Vitivinicolo 2025 restituisce così l’immagine di una vendemmia positiva e di una regione che continua a occupare una posizione centrale nell’economia del vino italiano. Faccio presente che il Veneto si conferma leader non per inerzia, ma per una combinazione di competenze tecniche, organizzazione della filiera e visione strategica; elementi che, anche in un contesto internazionale incerto, continuano a fare la differenza.

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