Francesco800 - Music and Mission: Cantare Francesco. Il PIMS celebra l’Ottocentenario del Transito di San Francesco d’Assisi
Nel quadro delle celebrazioni per l’Ottocentenario del Transito di san Francesco d’Assisi, il Pontificio Istituto di Musica Sacra presenta Music and Mission: Cantare Francesco, un’iniziativa inserita nelle celebrazioni per l’ottocentesimo anniversario della morte di san Francesco d’Assisi, concepita come un percorso musicale che attraversa il canto gregoriano medievale e la creazione contemporanea per mettere in luce la musica quale linguaggio essenziale della fede e dell’annuncio evangelico francescano. Il programma affianca l’esecuzione di antichi testi liturgici alla prima assoluta di un nuovo lavoro di Juan Barceló e a un approfondimento musicologico sul Cantico delle Creature, coinvolgendo la Schola Gregoriana del PIMS e diverse formazioni di voci bianche, fino alla tavola rotonda conclusiva dedicata alla forza missionaria e spirituale dell’arte sonora.
L’incontro “Music and Mission: Cantare Francesco”, si presenta di fatto come un itinerario attraverso secoli di storia musicale, con pagine che vanno dal canto gregoriano medievale alle proposte compositive contemporanee, e include la prima esecuzione assoluta del brano vincitore del concorso Francesco800, “Prayer of Peace” di Juan Barceló, frutto di un’intensa elaborazione testuale e musicale attorno alla celebre preghiera per la pace.
L’organizzazione di un simile programma riflette consapevolmente il ruolo che la musica ha svolto nella formazione e nella diffusione del carisma francescano. Nel XIII secolo, la musica liturgica non era semplicemente un ornamento della devozione, ma una componente costitutiva della celebrazione religiosa e dell’identità comunitaria.
È significativo, sotto questo profilo, il ruolo storico di Giuliano da Spira, compositore, poeta e liturgista appartenente all’Ordine francescano, che giunse a Parigi come maestro di canto dopo aver abbracciato la vita religiosa e che fra il 1232 e il 1235 realizzò il cosiddetto Officium rhythmicum Sancti Francisci, un “ufficio ritmico” per il santo d’Assisi. Questa composizione, concepita per le celebrazioni conventuali della festa di san Francesco, unisce versi poetici e melodie liturgiche, e testimonia la connessione tra canto gregoriano e forme embrionali di polifonia che caratterizzavano la prassi liturgica dell’epoca.
Lo studio critico dell’Officium mostra come esso fosse costituito da antifone per vespro e altre parti del divino officium, molte delle quali possono essere attribuite a Giuliano stesso, mentre altri componenti provengono da figure come papa Gregorio IX e il cardinale Rainerio Capocci. L’insieme costituisce un repertorio di grande valore poetico e musicale, il cui testo e musica furono tramandati in numerosi manoscritti medievali e, fino alla riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II, vennero utilizzati per secoli nei contesti francescani.
La centralità del repertorio si lega indissolubilmente alla visione francescana della musica come forma di preghiera e di comunione. San Francesco stesso non lasciò trattati teorici sulla musica, ma nei suoi scritti e negli aneddoti della tradizione agiografica emerge l’importanza del canto come espressione di lode e di evangelizzazione, nonché come strumento di coesione comunitaria. La regola e i testi agiografici coevi, raccolti nel corpus delle Legendae S. Francisci Assisiensis, documentano come la celebrazione liturgica e la vita religiosa fossero permeate da forme musicali che contribuivano a costruire un linguaggio spirituale condiviso.
Sul piano interpretativo, l’evento romano propone un dialogo tra modelli esecutivi antichi e sensibilità contemporanee. L'introduzione curata dai cori di voci bianche, con brani tratti da raccolte come il Laudario Cortonese e il Llibre Vermell de Montserrat, richiamano repertori del Medioevo europeo in cui la devozione popolare e la prassi monastica si confrontavano in un repertorio vocalmente essenziale ma ricco di implicazioni simboliche e ritmiche.
Queste musiche testimoniano un uso della voce come mezzo espressivo primario, in un’epoca in cui le pratiche cantoriali erano strettamente connesse all’oralità e alla presenza comunitaria del fedele. Il dialogo tra queste forme e la proposta contemporanea di Barceló, che riprende la nota Prayer of Peace del primo Novecento su testo legato ad ambienti francescani, apre una riflessione sulla continuità e la trasformazione del linguaggio sacro nella modernità, evidenziando come motivi di pace e fraternità scandiscano anche la produzione musicale odierna.
Alcuni dei brani in programma risultano particolarmente eloquenti nel delineare l’asse storico ed estetico dell’iniziativa. Il percorso si apre con Venite a laudare dal Laudario Cortonese, testimonianza fondamentale della lauda duecentesca, nella quale la semplicità sillabica e l’andamento strofico traducono in musica una devozione collettiva, immediata, pensata per una partecipazione comunitaria che riflette la spiritualità francescana delle origini.
A questa dimensione si affianca Stella splendens dal Llibre Vermell de Montserrat, canto di pellegrinaggio di fine Trecento, in cui il profilo melodico incisivo e il ritmo chiaramente articolato sostengono una pratica devozionale dinamica, legata al movimento e alla dimensione corale del cammino. Come accennavo, il nucleo più propriamente liturgico è affidato all’Officium Sancti Francisci di Giuliano da Spira, qui presentato nelle trascrizioni dall’antifonario di Friburgo rielaborate da Franz Karl Praßl e fr. Sebastian Joel Chávez, dove antifone come Franciscus, vir catholicus e O virum mirabilem restituiscono una scrittura gregoriana di sobria intensità, capace di coniugare funzione liturgica e costruzione agiografica attraverso il rapporto stretto tra testo e linea melodica.
In questo contesto, la sequenza delle antifone delle Lodi offre un vero ritratto musicale del santo, scandito per episodi e virtù, secondo una logica narrativa tipica dell’ufficiatura medievale. In netto ma coerente dialogo con questo repertorio si colloca Prayer of Peace di Juan Barceló, che rilegge in linguaggio contemporaneo la celebre Preghiera semplice, ampliandone la dimensione corale e timbrica senza rinunciare a un registro di chiarezza espressiva e di forte tensione spirituale. La presenza di voci bianche, coro misto e organo consente al compositore di articolare diversi piani simbolici, offrendo una sintesi attuale del messaggio francescano, nella quale la musica continua a farsi veicolo di pace, ascolto e universalità.
L’evento riunisce alcune tra le più autorevoli realtà corali attive nel panorama sacro e formativo europeo, chiamate a dialogare all’interno di un progetto unitario. La Schola Gregoriana del Pontificio Istituto di Musica Sacra, diretta da Inga Behrendt, assume il ruolo di riferimento per il repertorio monodico medievale, affiancata dal Coro Polifonico del PIMS di Roma sotto la guida di Walter Marzilli, impegnato nelle pagine di scrittura più articolata. Un’attenzione particolare è riservata alle voci bianche, affidate ai Pueri Cantores APCT di Torre Spaccata diretti da Daniele Perri, ai Pueri Cantores “M. Langhi” dell’Istituto Immacolata di Novara con Alberto Veggiotti e al coro Voces Angelorum di Roma, preparato da Camilla Di Lorenzo con l’accompagnamento pianistico di Olga Caiazza. La presenza coordinata di più cori di voci bianche, diretti da Luca Buzzavi, rafforza la dimensione simbolica e pedagogica del progetto, mentre l’organo di Giacomo Balduzzi assicura un sostegno timbrico e liturgico coerente con l’orizzonte storico e spirituale dell’intero programma.
Collocata all’interno della sezione dedicata alle musiche francescane del XIII secolo, la tavola rotonda Riflessioni spirituali e musicologiche sulla forza missionaria ed evangelizzatrice della musica, rappresenta un momento di riflessione teorica e spirituale che accompagna e prepara l’ascolto del repertorio. Il confronto tra il Preside del Pontificio Istituto di Musica Sacra, p. Robert Mehlhart, e p. Alessandro Giacomo Brustenghi, propone una lettura della musica come strumento di missione e di evangelizzazione, capace di tradurre in suono un’esperienza teologica e poetica profondamente incarnata nella storia.
Nello specifico, l’intervento musicologico di p. Brustenghi offre chiavi interpretative per comprendere i repertori medievali francescani e le possibili ipotesi di sonorizzazione del Cantico delle Creature, testo che, con la sua lode corale rivolta all’intero creato, occupa una posizione centrale nella letteratura religiosa del Medioevo. La tavola rotonda mette così in dialogo analisi storica, riflessione spirituale e prassi musicale, evidenziando come la musica, nella tradizione francescana, non sia mai un semplice supporto espressivo, ma una forma di annuncio che coinvolge parola, comunità e ascolto.
Nel suo insieme, l'incontro non vuole limitarsi alla ricorrenza celebrativa, ma intende aprire uno spazio di riflessione più ampio sul ruolo della musica nella trasmissione del messaggio francescano. Il dialogo tra repertori storici, ricerca musicologica e pratiche esecutive contemporanee mette di fatto in evidenza la capacità della musica di accompagnare l’annuncio evangelico nel tempo, custodendo un patrimonio spirituale che continua a trovare ascolto e significato nelle sensibilità del presente.
Questo articolo è stato pubblicato anche su: www.musicantiquajournal.eu/
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