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Musica Transalpina: l’antologia che ridefinì il gusto vocale elisabettiano. Nicholas Yonge e la nascita del madrigale inglese

Pubblicata a Londra nel 1588, Musica Transalpina segnò l’inizio della diffusione del madrigale italiano in Inghilterra, trasformando la pratica musicale e gettando le basi per la nascita di una scuola madrigalistica nazionale. Curata da Nicholas Yonge, che ne tradusse i testi in inglese, la silloge rese accessibile un repertorio fino ad allora riservato a pochi intenditori, costruendo un solido ponte culturale tra Italia e Inghilterra.


Nel 1588, in piena età elisabettiana, un’antologia di musica vocale pubblicata a Londra pose una pietra miliare nella storia musicale europea, segnando il passaggio del madrigale italiano da fenomeno continentale a forza viva nella cultura inglese. Con il titolo Musica transalpina. Madrigales translated of foure, fiue and sixe partes, chosen out of diuers excellent authors…, brought to speake English with the rest, Nicholas Yonge diede alle stampe una raccolta di settantasette madrigali italiani corredati di testi tradotti in inglese; una scelta editoriale che non fu mera operazione tipografica ma risposta a un gusto emergente e a un bisogno di mediazione culturale tra tradizioni musicali distinte. 

La pubblicazione, curata e probabilmente stimolata dalla vivace frequentazione di salotti londinesi appassionati di musica vocale, si inserì in un mercato editoriale ancora giovane, ma pronto ad accogliere forme espressive sofisticate come il madrigale rinascimentale. Musica transalpina nacque da un progetto articolato con Thomas East, stampatore legato alla famiglia musicale di William Byrd, e fu dedicata a gentleman e dilettanti che trovavano piacere nella musicke of voices destinata alla pratica amatoriale quanto alla fruizione colta. 

La prima edizione raccoglieva composizioni per quattro, cinque e sei voci, tutte corredate di testi tradotti in inglese, oltre a quattro chanson francesi. Tra i compositori più rappresentati figurano Alfonso Ferrabosco il Vecchio, con dodici brani, Luca Marenzio, con sette, insieme a nomi come Giovanni Pierluigi da Palestrina, Orlando di Lasso, Philippe de Monte, Giovanni de Macque, Baldassare Donato, Rinaldo del Mel, Cornelis Verdonck, Giovanni Ferretti, G.B. Pinello, M.A. Pordenon, J. de Wert, S. Felis e L. Bertani. La combinazione di testi tradotti, contributi locali e una selezione organica dei compositori, delineava un panorama musicale ricco e variegato, in grado di stimolare la pratica vocale sia amatoriale sia professionale, e di consolidare la ricezione del madrigale italiano nel contesto elisabettiano.

Il nome di William Byrd all’interno del progetto assume un ruolo emblematico. Di fatto il titolo originale della prima edizione chiarisce l’intento e la struttura della raccolta: “Musica transalpina. Madrigales translated of foure, five and sixe partes, chosen out of divers excellent authors, with the first and second part of La Verginella, made by Maister Byrd, upon two Stanz’s of Ariosto, and brought to speake English with the rest”. Resta dunque chiaro che la formulazione non si limita a elencare i contenuti, ma mette in rilievo fin dall’apertura la presenza di madrigali italiani tradotti in inglese, scelti tra autori di rilievo, accanto all’inserimento di La Verginella, composto da Byrd su due stanze dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, collocato accanto agli altri brani tradotti a completamento dell’antologia.

Questa dicitura è testimonianza dell’ampiezza del progetto e della cura di Yonge nel rappresentare sia l’origine italiana del repertorio sia l’interesse inglese per nuove forme compositive. La decisione di Byrd di musicare versi ariosteschi e inserirli nella raccolta tradotta riflette un autentico dialogo culturale tra le due tradizioni musicali. Il testo letterario italiano acquisisce così nuova vita nella pratica vocale elisabettiana, entrando in relazione con i madrigali che attraversano le Alpi con le loro melodie e le complesse architetture polifoniche. 

La scelta di presentare i testi in inglese non si limitava ovviamente a una mera traduzione dei versi, ma aveva l’obiettivo di rendere il madrigale comprensibile ed eseguibile da interpreti non italiani, trasformandolo in un repertorio vivo e accessibile al di là dei confini linguistici originari. In un’epoca in cui la musica vocale a cappella godeva di ampia diffusione nelle corti e nelle case private, questa edizione permise agli esecutori di percepire con chiarezza la relazione tra parola e suono, tra lingua volgare e strutture polifoniche concepite per l’italiano. Ne derivò una pratica esecutiva che univa sensibilità retorica e articolazione contrappuntistica, offrendo un modello al contempo fedele al testo musicale e adattato alle consuetudini locali.

L’impatto culturale di Musica transalpina fu immediato e di vasta portata. La raccolta non solo suscitò l’interesse di compositori e ascoltatori inglesi, ma aprì la strada allo sviluppo di una scuola madrigalistica nazionale, come testimonia l’attività di Thomas Morley, John Wilbye e Thomas Weelkes nei decenni successivi. Questi musicisti, formatisi sotto l’influenza diretta dei modelli italiani resi disponibili da Yonge, contribuirono a un repertorio originale che, pur mantenendo la lezione stilistica europea, rispondeva alle aspettative estetiche e poetiche di un pubblico inglese sempre più sofisticato. 

Il fenomeno di Musica transalpina va quindi letto non solo come un’operazione editoriale di successo, ma come un nodo di scambio culturale tra due tradizioni musicali: quella italiana, matura e ricca di esempi policorali e motivici, e quella inglese, ancora alla ricerca di un proprio linguaggio madrigalistico. La seconda edizione pubblicata da Yonge nel 1597 confermò la vitalità di questo scambio, proponendo una selezione ulteriormente raffinata di madrigali e consolidando l’influenza del madrigale italiano nella formazione musicale d’oltremanica. 

Questo articolo è stato pubblicato anche su: www.musicantiquajournal.eu/

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