martedì 31 dicembre 2019

Vino e clima, Riscaldamento globale: i vigneti scandinavi emergono grazie ai cambiamenti climatici

Mappa globale del vino trasformata entro il 2050. A causa del riscaldamento globale, Danimarca, Norvegia e Svezia si apprestano a divenire i paesi nascenti dell'industria vinicola. 





I climatologi ribadiscono che la mappa globale del vino potrebbe essere trasformata entro il 2050. I paesi produttori principali in Europa e America Latina, insieme a parti della California e dell'Australia, potrebbero andare incontro al surriscaldamento, mentre aree non tradizionalmente vocate alla vitivinicoltura si apprestano ora a decollare.

Solo un decennio fa, la viticoltura in Scandinavia, territorio tipicamente caratterizzato da clima ostile allo sviluppo della viticoltura, sembrava impossibile, ma con l'aumentare delle temperature dovute al cambiamento climatico, si sta affacciando la concreta possibilità che in paesi come Danimarca, Svezia e Norvegia, l'avvio di una produzione vinicola a livello industriale. Così gli imprenditori stanno investendo in questo settore, trasformando il riscaldamento globale in un beneficio economico.

Rispetto a soli 5 anni fa, oggi in Danimarca si trovano 90 vigneti a livello commerciale e circa 40 in Svezia. Circa una dozzina sono presenti invece al nord della Norvegia. Ma molti altri sono in fase di avvio. Le previsioni parlano chiaro: entro 50 anni, il clima della Scandinavia sarà più simile a quello della Francia settentrionale, in quanto le temperature saliranno di 6 gradi Celsius e questo è reso evidente dal fatto che negli ultimi dieci anni, il riscaldamento in questi territori, ha prodotto inverni più miti con una stagione di crescita più lunga, che ha potuto dare vita ad un numero crescente di vini di qualità.

In un articolo del New York Times, Tom Christensen, fondatore della Dyrehoj Vingaard, la più grande azienda vinicola della Danimarca, parla già di una definizione di "stile del vino nordico". Il che significa investimenti in vitigni con una qualità acida e fresca e una produzione biologica. Attualmente l'azienda produce 50 mila bottiglie di vini bianchi e spumanti di altissima qualità e Christensen ha in programma di espandersi.

Di fatto, la quantità di vino nordico prodotto è ancora piccola, e la maggior parte viene consumata all'interno della regione, lasciando così poco all'esportazione. Le entrate del vino in Danimarca, Norvegia e Svezia sono state di circa 14 milioni di euro (circa 15,6 milioni di dollari) quest'anno, rispetto ad esempio ai 28 miliardi di euro in Francia.

Odd Wollberg, enologo norvegese che lo scorso anno ha rilevato Lerkekasa Vingard, un tempo considerato il vigneto più settentrionale d'Europa, afferma che sarà necessario produrre più vino affinché l'industria possa crescere sempre e sopratutto in chiave sostenibile. Anche il prezzo deve scendere per attirare i consumatori. Le bottiglie nordiche in media costano dai 30 ai 40 euro , un prezzo sostenuto a causa del costo del lavoro che è tre volte superiore a quello di Francia, Italia e Spagna. 

Si pensa che in futuro le case vinicole francesi, tra cui Taittinger, che hanno investito nel sud dell'Inghilterra proprio per ridurre al minimo i rischi dei forti aumenti di temperatura nella Champagne, un giorno faranno lo stesso in queste regioni.

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