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sabato 9 febbraio 2013

Questo è un vitigno che fino agli anni '70 viveva nell'anonimato, uno dei tanti che assolvevano il proprio compito da gregari, andando a rinforzare, con la loro qualità, uve deboli e di basso spessore.

Il Nero D'Avola è un vitigno siciliano, espressione di una specifica varietà autoctona della Sicilia. 
Anche chiamato Calabrese o Calabrese d'Avola è  oggi giustamente considerato una delle migliori uve siciliane.

Etimologicamente parlando il nome del vitigno potrebbe derivare da un'erronea traduzione del dialetto siciliano “calaurisi”, una parola composta risultante dalla combinazione delle parole calea - ovvero uva - e aulisi - cioé di Avola, un piccolo paese della provincia di Siracusa.

Un'altra ipotesi sull'origine del nome Nero d'Avola rimanda invece al termine cala-brese, la cui origine sarebbe molto remota e collegata a motivazioni commerciali.

Nel passato, infatti, chi esportava vini siciliani in Francia trovava più facile venderli spacciandoli per vini calabresi, sfruttando la maggiore notorietà dei vini prodotti appunto in Calabria.

Alla fine dell'1800 i vini rossi e corposi ottenuti dalle uve Nero d'Avola coltivate nel territorio siracusano e, in particolare, del paesello di Pachino, erano molto apprezzati e richiesti dagli stessi importatori Francesi, che li usavano per arricchire di colore e di corpo i loro vini locali.

Per secoli il Nero d'Avola è stato usato come vino da taglio, per correggere le caratteristiche carenti di altri vini siciliani.

E' soltanto a partire dagli anni '70 che a livello agronomico, tecnologico e commerciale è partito il movimento che ha portato a fare de Nero d'Avola un vino autonomo, dotato di un proprio carattere da apprezzare e promuovere.

Oggi l'uva Nero d'Avola è diffusa nelle vigne di tutta la Sicilia. 
Il territorio d'origine, costituito dalle località di Eloro, di Pachino e di Noto, nella provincia di Siracusa, ne detiene la maggiore estensione.

E' notevole la differenza di carattere che si può riscontrare fra i vini Nero d'Avola prodotti nella parte occidentale della Sicilia e quelli delle zone più orientali.
Quelli di origine occidentale hanno quasi sempre un impatto violento sul palato.
I vitigni di Nero d'Avola coltivati in Sicilia orientale, invece, sono più fini, hanno spiccati sentori di frutta e sono, in generale, più gradevoli.

Al giorno d'oggi questo vino rosso, corposo e robusto, può essere considerato a buon diritto il principe dei vitigni siciliani.

Con una coltivazione estesa su una superficie di oltre 12 mila ettari è il vitigno più diffuso nella regione.
Nel mondo si è affermato come vitigno a bacca rossa di grandi qualità, capace di dare vini pregiati, di grande corpo e spessore.

L'uva Nero d'Avola si coltiva prevalentemente ad alberello o a spalliera.
La vite rende uve ad alta concentrazione di zuccheri che permettono al vino di superare i 15 gradi alcolici.

Le nuove tecniche agronomiche di allevamento hanno permesso di abbassare il contenuto di zuccheri e di aumentare, al contrario, l'acidità delle uve, migliorando le caratteristiche di questo vino rosso siciliano.

Vinificato in purezza è uno dei più grandi vini rossi italiani: ha buona struttura, un carattere possente, caldo, intenso e armonico. Si presta bene all'affinamento in legni pregiati.
Selinunte


Quello da me degustato è il Nero D'Avola 2008 dell'Azienda Agricola Ferreri&Bianco, 50 ettari incastonati nella più profonda storia isolana a metà strada tra gli storici siti di Selinunte e Segesta.

Il colore è rubino intenso con caldi riflessi porpora, l'aroma è complesso, dalla decisa mineralità alle delicate note di viola, poi frutti di bosco e prugna.  Gusto morbido ed equilibrato, rotondo e di grande frutto. Qualche accenno vanigliato per il suo breve affinamento in barrique di rovere.
Bene su tutti i piatti di carne, ma suggrisco di provarlo con un trancio di pesce spada capperi e olive.

Il prezzo è più che corretto per una escursione nella più nobile anima siciliana, sugli 8 € in enoteca.




web: ferrerivini