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Agricoltura, Carbon Farming: dalla ricerca alle competenze per le nuove professioni della transizione climatica

Il settore agricolo europeo si trova al centro di una trasformazione senza precedenti. Il carbon farming, ovvero l'insieme di pratiche agricole e forestali finalizzate ad aumentare il sequestro di carbonio e ridurre le emissioni, non è più soltanto un tema di ricerca avanzata: è diventato un ambito professionale strutturato, con un mercato in rapida espansione e una domanda crescente di figure specializzate capaci di misurare, certificare e valorizzare i crediti di carbonio generati dalla terra.


E' in questo scenario che si è svolto l'evento "Carbon Farming in Europa: alle radici di una nuova professione", organizzato da INAIL, con la partecipazione del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) e l'annuncio del lancio di un Master Universitario di Secondo Livello sul Carbon Farming promosso dall'Università della Tuscia. L'iniziativa ha messo a fuoco il passaggio, ormai urgente, dalla produzione di conoscenza scientifica alla formazione di competenze professionali concrete, capaci di operare nei nuovi mercati della sostenibilità.

Il presidente del CREA, Andrea Rocchi, ha inquadrato con precisione la posta in gioco. L'ente svolge da anni un ruolo attivo nella misurazione, nel monitoraggio e nella verifica dei crediti di carbonio agricoli e forestali, sviluppa metodologie sulla gestione sostenibile del suolo e sulle pratiche agroecologiche che favoriscono il sequestro di CO2, e contribuisce alla definizione di schemi di certificazione affidabili. "L'agricoltura europea sta vivendo una trasformazione profonda e il carbon farming rappresenta uno dei terreni decisivi per rispondere alle sfide climatiche", ha dichiarato Rocchi. Il CREA, ha aggiunto, non si limita alla produzione di conoscenza scientifica ma mette a disposizione basi metodologiche, strumenti e competenze a supporto della formazione di nuovi profili professionali: dalla misurazione e certificazione dei crediti di carbonio al supporto tecnico-scientifico alle politiche pubbliche, fino al trasferimento dell'innovazione verso i sistemi produttivi.

Particolarmente significativo è il ruolo istituzionale che il CREA ha assunto in quanto gestore della Sezione forestale del Registro pubblico nazionale dei crediti di carbonio volontari, istituita con decreto MASAF-MASE nel 2025. Questo strumento rappresenta un riferimento operativo fondamentale per garantire trasparenza e credibilità ai progetti di assorbimento del carbonio, e al tempo stesso definisce il perimetro delle competenze richieste agli operatori del settore, diventando di fatto la cornice entro cui si muoveranno i nuovi professionisti del carbon farming italiani.

Il contesto europeo conferisce ulteriore urgenza a questa spinta formativa. La Commissione europea ha adottato il Regolamento sull'implementazione della certificazione (EU) 2025/2358, che introduce standard di trasparenza per gli schemi di certificazione e stabilisce regole per la nomina e la supervisione degli organismi certificatori, oltre che per i processi di audit nell'ambito del Regolamento sul Carbon Farming e sulle Rimozioni di Carbonio (CRCF). Si tratta del primo sistema volontario su scala continentale per certificare le rimozioni di carbonio e le pratiche di carbon farming, e rappresenta un punto di non ritorno nella costruzione di un mercato europeo del carbonio strutturato e credibile.

A partire dal 2026, il CRCF diventerà di fatto il punto di riferimento per la qualità delle rimozioni e del carbon farming in Europa, e auditor, investitori e organizzazioni non governative valuteranno sempre più i progetti sulla base di questo standard. Ne consegue che la domanda di professionisti in grado di navigare questo quadro normativo, di applicare metodologie di monitoraggio e verifica (MRV) e di supportare imprese e istituzioni nella certificazione dei propri interventi è destinata a crescere in modo sostenuto.

Per favorire l'avvio del mercato volontario, la Commissione ha annunciato la creazione di un EU Buyers' Club, un'iniziativa volontaria che aggregherà la domanda privata di crediti di carbonio, generando nuovi flussi di reddito per agricoltori e silvicoltori europei. Parallelamente, la Commissione intende istituire un EU Carbon Farming Database di modelli, fattori di emissione, prodotti di telerilevamento e dataset di riferimento, per rendere il monitoraggio, la rendicontazione e la verifica più efficienti. Entrambe le infrastrutture richiederanno operatori qualificati: tecnici del suolo, esperti di certificazione, consulenti di politiche climatiche, figure capaci di leggere i dati satellitari e di tradurli in crediti verificabili.

Il progetto europeo LIFE Carbon Farming, attivo in sei paesi tra cui l'Italia, sta già formando agricoltori e consulenti e applicando le pratiche di carbon farming in 700 aziende agricole in Francia, Belgio, Italia, Irlanda, Germania e Spagna, con l'obiettivo di ridurre del 15% l'impronta di carbonio dei prodotti agricoli entro sei anni. Questa esperienza sul campo ha dimostrato quanto sia ancora ampio il divario tra la ricerca e la sua applicazione pratica, e quanto urgente sia colmare questa distanza attraverso percorsi formativi strutturati.

Il Master dell'Università della Tuscia si inserisce precisamente in questo spazio. Concepito per formare figure professionali capaci di operare nei nuovi ambiti del carbon farming, il percorso mira a tradurre i risultati della ricerca in competenze spendibili: dalla capacità di valutare e certificare progetti di sequestro del carbonio alla consulenza tecnica per le imprese agricole e forestali, fino al supporto alle amministrazioni pubbliche nella definizione di politiche e incentivi. Il coinvolgimento del CREA nella definizione dei contenuti tecnici del Master rappresenta un elemento di qualità sostanziale: l'ente porta nel percorso formativo anni di ricerca applicata, metodologie collaudate e una conoscenza diretta dei processi di certificazione e registrazione dei crediti di carbonio a livello nazionale.

La sfida che il settore primario ha davanti non è soltanto tecnologica o normativa. È anche, e forse soprattutto, una sfida di capitale umano. Costruire un mercato del carbonio credibile e funzionante richiede persone che sappiano misurare ciò che la terra assorbe, che conoscano le regole europee, che siano in grado di dialogare con investitori, istituzioni e agricoltori. L'Italia, con il suo patrimonio forestale e la varietà dei suoi sistemi agricoli, ha le condizioni per diventare un attore rilevante in questo mercato emergente. La formazione avanzata nel carbon farming è il primo passo per trasformare questa potenzialità in una realtà produttiva e professionale concreta.

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