Pasolini e la "Metafisica del Concreto": lo smarrimento moderno nella nuova monografia di Costellazioni
Si è tenuta alla Sapienza la presentazione del nuovo numero di Costellazioni, autorevole rivista di Lingue e Letterature. La monografia, dal titolo evocativo Le Transizioni di Pasolini e curata da Maura Locantore con un’introduzione di Rino Caputo, raccoglie saggi in cui la figura del poeta diviene baricentro di un’indagine sullo smarrimento dell'uomo contemporaneo. Il concetto di transizione non è qui un mero passaggio storico, ma la cifra di una condizione esistenziale traumatica. Pasolini incarna la frattura tra la sacralità rurale e l'omologazione del neocapitalismo, quella mutazione antropologica denunciata negli Scritti corsari, trasformando la propria opera in una soglia dove il passato è svanito e il futuro appare già degradato.
L'editoriale di Giuseppe Massara apre il volume con una densa diagnosi del Novecento, descritto come un’epoca di smarrimento sistematico in cui l’arte, più che indagare le cause del vuoto, deve osservarne gli effetti. In questo solco emerge una tensione d’accesso che, pur investendo il campo della metafisica, rifiuta l'astrazione per ancorarsi al concreto esistenziale. È una metafisica della materia che richiama l’immanenza discussa da Martin Heidegger nella Lettera sull'umanismo, dove lo spaesamento è la condizione stessa dell'uomo moderno. Qui l'assoluto non abita il cielo delle idee, ma l'attrito quotidiano con il corpo, il dolore e la storia.
Sfogliando il volume, si incontra un Pasolini la cui sofferenza si fa sostanza, incarnando una tragedia moderna che risuona, mi viene da pensare, per contrasto, con quella del J. Alfred Prufrock di Eliot. Entrambi sono archetipi della crisi del moderno e vivono in un mondo che ha perso il sacro e il senso, ma rappresentano due modi opposti di gestire lo smarrimento descritto da Massara. Se Prufrock ne è terrorizzato e si ritira, trasformando il vuoto in alienazione, Pasolini ne è ossessionato e lo combatte fino al martirio. Sono due facce della stessa medaglia: la fine delle certezze ottocentesche. Entrambi sono eroi tragici consapevoli della sconfitta: Prufrock sa di non essere il principe Amleto e accetta il fallimento nel silenzio; Pasolini sa che il neocapitalismo vincerà, ma sceglie di fallire gridando. In entrambi l'identità è scissa - Prufrock frammentato dall'ansia sociale, Pasolini lacerato tra il mito del passato e il degrado del presente - ma la cura per questa ferita della modernità diverge radicalmente: se per l'antieroe eliotiano la soluzione è l'anestesia, per Pasolini è l'emorragia.
Questa analisi si amplia nel volume attraverso lo studio di Clara Cardolini Rizzo, che rintraccia affinità tra Pasolini e l’inferno visionario di Bosch in una comune sensibilità per il grottesco, mentre Ilaria Labbate e Angelo Favaro indagano rispettivamente le transizioni del lessico religioso e la simbologia magica. La monografia esplora anche territori meno battuti, come le incursioni teatrali degli anni Cinquanta analizzate da Francesca Tomassini o il Corpus Pueri esaminato da Roberto Chiesi.
Lo sguardo di Costellazioni si estende poi oltre il perimetro pasoliniano per rintracciare la medesima crisi identitaria in ambiti contemporanei. Paolo Nitti analizza il linguaggio del gioco d'azzardo online, specchio di una società che ha sostituito il destino con l'incertezza del calcolo, mentre Ylenia De Luca affronta la condizione di estraneità nelle scritture migranti del Québec. Anche le recensioni, dalla vita di Peter Stein alla riflessione di Walter Benjamin sul compito del traduttore, interrogano la trasmissibilità dell'esperienza in un’epoca di profonda crisi del linguaggio.
Ciò che emerge con forza è l'immagine di un Pasolini quale compatta metafora di vita materiale: un intellettuale il cui corpo si fa testo, testimoniando una sofferenza collettiva e antropologica. Questa coscienza pasoliniana si configura come un assoluto creativo capace di dare forma allo smarrimento che, a cinquant’anni dalla sua scomparsa, definisce ancora la nostra condizione. Questo numero di Costellazioni ci consegna l’immagine di una cultura che non rinuncia a cercare la verità, ponendosi come uno specchio necessario per restare vigili dentro il flusso delle incessanti transizioni della storia.
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