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Il Perturbante: follia, esorcismi, stregoneria, magia, cabala e alchimia. Alla Galleria Angelica il lato oscuro di uno dei patrimoni librari più antichi d'Europa

Dal 2 al 21 marzo 2026 la Galleria Angelica porta alla luce il lato oscuro di uno dei patrimoni librari più antichi d'Europa. "Il Perturbante" è la mostra bibliografica che la Biblioteca Angelica di Roma dedica ai volumi più inquieti del proprio Fondo Antico, quelli che per secoli hanno custodito i segreti della follia, degli esorcismi, della stregoneria, della magia, della cabala e dell'alchimia. L'inaugurazione è fissata per il 2 marzo 2026 alle ore 18.00 nella Galleria di via di Sant'Agostino 11, nel cuore di Roma, a pochi passi da piazza Navona. La mostra resterà aperta fino al 21 marzo, dal lunedì al sabato dalle 10 alle 19, con ingresso libero.


C'è un'altra Roma, quella che non si vede nei percorsi turistici ordinari, la città custode di ciò che ci è estraneo e che da sempre sfugge alla luce del giorno. È la Roma del perturbante, quel disagio sottile, sospeso tra il familiare e l'ignoto, quel sentimento che Ernst Jentsch, primo a teorizzarne il concetto, descrisse come un'improvvisa mancanza di orientamento davanti alla percezione di qualcosa di strano e inconsueto, qualcosa che non riusciamo a classificare né a respingere del tutto. 

La Biblioteca Angelica di Roma, la più antica biblioteca pubblica della capitale e una delle prime in Europa, apre le porte della sua Galleria per rivelare ciò che per secoli è stato custodito nell'ombra: trattati di magia, manuali di esorcismo, testi di cabala, stregoneria e alchimia che la Chiesa proibì ma che un privilegio papale permise all'Angelica di conservare. 

Dal 2 al 21 marzo 2026, la mostra "Il Perturbante" trasforma la Galleria di via di Sant'Agostino in un viaggio dentro il lato oscuro del sapere occidentale. Non una storia di superstizioni, ma di menti che cercarono di dare un nome a ciò che le spaventava. E che in quei nomi lasciarono tracce indelebili, impresse su carta, sopravvissute a tutto.

Tutto il materiale esposto proviene direttamente al Fondo Antico della Biblioteca, un patrimonio straordinario di oltre centomila volumi editi tra il Quattrocento e l'Ottocento, custoditi nel celebre salone vanvitelliano che Luigi Vanvitelli completò nel 1765 per conto dell'Ordine agostiniano. 

Per comprendere il senso più profondo di questa mostra, occorre conoscere una particolarità istituzionale che rende l'Angelica unica nel panorama delle biblioteche italiane. La Biblioteca aveva ottenuto una speciale autorizzazione a possedere libri proibiti, e proprio questa deroga alla censura le permise di conservare i volumi della biblioteca del vescovo agostiniano Enrico Norris. Un privilegio papale che, nel corso dei secoli, trasformò l'Angelica in un archivio dell'indicibile, un luogo in cui sopravvissero testi che altrove sarebbero finiti al rogo.

Grazie a una speciale autorizzazione papale, il patrimonio della biblioteca includeva anche i libri messi all'indice dalla Chiesa perché "pericolosamente" vicini alla Riforma protestante: saggi, articoli, testi letterari, volumi di astrologia, di storia, di scienze o di filosofia, contrassegnati da alcuni segni particolari come una freccia sul dorso o all'interno, giudicati con la massima severità ma conservati. Quei segni grafici, quasi delle cicatrici impresse sulla carta, raccontano ancora oggi la tensione tra il desiderio di conservare la conoscenza e la paura che quella stessa conoscenza potesse sovvertire l'ordine del mondo.

La mostra articola il proprio percorso intorno a quattro grandi aree tematiche, come anticipato dallo stesso istituto: la Magia, la Stregoneria, il Diavolo e il Proibito. Quattro categorie che non sono mere etichette convenzionali, ma riflettono altrettante tradizioni intellettuali che per secoli hanno occupato menti tra le più acute d'Europa, da filosofi a teologi, da medici a naturalisti.

L'alchimia, per esempio, non va ridotta a superstizione premoderna. L'alchimia ha rappresentato per secoli un campo di studio e sperimentazione che ha affascinato studiosi e pensatori di diversa cultura e provenienza, influenzando in modo rilevante il pensiero scientifico e filosofico di intere generazioni. Molti dei volumi alchemici custoditi all'Angelica sono testi che circolarono clandestinamente proprio perché ponevano domande scomode sulla materia, sul corpo, sull'anima e sulla possibilità di trasformare l'una e gli altri.

La cabala ebraica, la demonologia, i manuali di esorcismo, i trattati sulla stregoneria: ognuno di questi filoni racconta una storia diversa del rapporto tra cultura ufficiale e sapere marginale, tra ortodossia e eresia, tra paura e fascinazione. Vedere questi testi esposti nelle vetrine di una biblioteca pubblica dello Stato italiano è, in sé, un gesto culturalmente significativo.

La Biblioteca Angelica è la più antica biblioteca pubblica di Roma e insieme alla Ambrosiana di Milano e alla Bodleian Library di Oxford una delle prime in Europa. Fondata nel 1604, prende nome dal vescovo agostiniano Angelo Rocca (1546-1620), scrittore erudito e appassionato collezionista di edizioni pregiate, responsabile della Tipografia Vaticana durante il pontificato di Sisto V, che negli ultimi anni del XVI secolo affidò la sua raccolta libraria di circa 20.000 volumi ai frati del convento di Sant'Agostino di Roma.

Angelo Rocca volle che la biblioteca fosse aperta a tutti, senza distinzioni di ceto o di censo. Un'idea rivoluzionaria per l'epoca, che fece dell'Angelica non solo un deposito di libri ma uno spazio pubblico del pensiero. Sono circa 200.000 i volumi conservati tra le alte scaffalature di legno della Biblioteca Angelica, in uno scenario suggestivo sospeso nel tempo utilizzato anche come scenografia di film e sceneggiati famosi quali ad esempio Angeli e Demoni di Ron Howard e Il segno del comando di Daniele D'Anza.

Nel corso dei secoli il patrimonio crebbe enormemente. Nel 1661 si aggiunsero i circa 3.000 volumi a stampa che Lukas Holste, custode della Biblioteca Vaticana, lasciò alla Biblioteca. Nel 1762 fu acquisita la ricchissima biblioteca del Cardinale Domenico Passionei, che raddoppiò il patrimonio bibliografico dell'Angelica.

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