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Settore vitivinicolo: Consiglio Ue vara misure per competitività e resilienza. Al centro della strategia innovazione, clima e turismo

Il Consiglio dell'Unione Europea ha annunciato ieri l'adozione di una regolamentazione che modernizzerà il quadro politico per il settore vinicolo, puntando a renderlo più competitivo, resiliente e orientato al futuro. Si tratta di una risposta concreta alle sfide di sovrapproduzione, cambiamenti climatici e cali di consumo, con misure che entreranno in vigore venti giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale Ue. 


La nuova politica amplia gli orizzonti del comparto enologico europeo, leader mondiale con 157 milioni di ettolitri annui e 2,9 milioni di addetti, proponendo strategie urgenti per un riequilibrio strutturale tra offerta e domanda. Questo consentirà agli Stati membri di attivare interventi anticrisi con maggiore flessibilità, ad iniziare dall'espianto selettivo di vigneti eccedenti e alle sospensioni temporanee di nuovi impianti. Parallelamente, il regime dei diritti di reimpianto evolve, svincolato da scadenze fisse, verso revisioni decennali che permettono di adattarsi alle dinamiche mutevoli dei mercati globali.

Questo via libera del Consiglio corona un iter negoziale avviato con l'accordo politico di dicembre 2025 tra Parlamento e Consiglio, culminato nell'approvazione schiacciante dell'Europarlamento il 10 febbraio 2026, con 625 voti a favore, 15 contrari e 11 astenuti. La relatrice Esther Herranz García ha così celebrato una risposta concreta alle emergenze settoriali, in piena sintonia con le dichiarazioni della ministra cipriota Maria Panayiotou, che ha sottolineato come Ue e Stati membri stiano ascoltando con attenzione le voci dei produttori per agire con decisione. 

Sul fronte della sostenibilità, il cofinanziamento Ue sale all'80 per cento per progetti di adattamento ai cambiamenti climatici, spaziando da ristrutturazioni di vigneti a pratiche agronomiche innovative, con copertura analoga in caso di calamità naturali sempre più frequenti. La norma rafforza inoltre la difesa contro fitopatie gravi come la flavescenza dorata, allocando risorse per monitoraggio continuo, diagnosi rapide e ricerca applicata, a tutela di un patrimonio viticolo minacciato. 

L'armonizzazione delle norme sull'etichettatura ridurrà burocrazia e barriere al commercio intraeuropeo, introducendo soluzioni digitali come codici QR e pittogrammi per una maggiore trasparenza su composizione e valori nutrizionali. I vini a basso o nullo contenuto alcolico guadagnano definizioni chiare: "alcohol-free" per tenori fino allo 0,5 per cento, "0.0 per cento" sotto lo 0,05, e "reduced-alcohol" per riduzioni di almeno il 30 per cento rispetto allo standard, favorendo così una comunicazione efficace con i consumatori. 

Un ulteriore pilastro della strategia guarda all'enoturismo come volano per le comunità rurali, un settore che negli ultimi anni ha dimostrato di poter generare valore aggiunto ben oltre la mera produzione di bottiglie. La regolamentazione introduce meccanismi di finanziamento specifici per programmi triennali, rinnovabili fino a nove anni, che puntano a integrare l'offerta vinicola con itinerari esperienziali, eventi e infrastrutture accoglienti capaci di attrarre visitatori in cerca di autenticità territoriale. 

Il programma contempla anche esenzioni per le etichettature sui vini destinati all'export con l'ottica di snellire le procedure burocratiche, mentre l'innovazione si amplia con l'uso di basi rosé per vini aromatizzati, aprendo nuovi segmenti di mercato in linea con le preferenze emergenti. 

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