venerdì 14 giugno 2019

Vino e scienza, una rassegna internazionale come filo conduttore della sostenibilità. Due approfondimenti scientifici

Il Comitato scientifico che affianca R.I.V.E., la Rassegna internazionale promossa da Pordenone Fiere e punto di riferimento internazionale per il settore viti-vinicolo, presenta due approfondimenti scientifici sui temi della sostenibilità rivolti all'industria del vino. 




Viticoltura di precisione, impronta di carbonio: la scienza scende in campo a R.I.V.E. a supporto della sostenibilità, tema centrale di questa Rassegna internazionale di viticoltura ed enologia la cui terza edizione è fissata per il 26, 27 e 28 gennaio 2021 a Pordenone.

Uno spazio dedicato a workshop, approfondimenti e seminari sulle nuove tendenze in tema di cultura della vite, innovazioni tecniche, ricerca & sviluppo, sono le attività a cura di Enotrend, anima scientifica della manifestazione che rappresenta il valore aggiunto del progetto RIVE. Guidato da un prestigioso Comitato Scientifico formato da esperti, docenti universitari ed illustri rappresentati di settore, offre ai partecipanti spunti di discussione e condivisione contribuendo a far evolvere un settore in costante crescita.

Importante segnalare che proprio ieri a Roma è stato firmato l'accordo tra Pordenone Fiere e FederUnacoma rivolto allo sviluppo futuro di questa Rassegna. Una nuova partnership per rendere Pordenone polo di eccellenza della viticoltura e piattaforma di eccellenza a livello nazionale ed internazionale per uno dei settori più trainanti dell’economia attuale.

Un polo vitivinicolo, quello pordenonese, che è il frutto di un contesto favorevole, a partire dalla tradizione vivaistica che vede il Friuli primo produttore in Italia di barbatelle, cioè delle giovanissime piante di vite, già innestate e pronte per essere piantate; un primato dato dal fatto che oltre il 90% della produzione proviene proprio dalla provincia pordenonese. La città, inoltre, fa parte di quell’area, il Nordest, che da sola produce oltre un quarto del vino in Italia. Nel 2018 con i suoi 2.048.000 di ettolitri, il Friuli Venezia Giulia detiene il 4% circa della quota nazionale di produzione di vino, mentre il Veneto il 26,6% con 12.100.0000 di ettolitri prodotti. Un’area strutturata e in continuo sviluppo, che ben rappresenta l’intera filiera “dal campo alla cantina” che coinvolge una grande varietà di operatori professionali: dai vivaisti, ai viticoltori, alle cantine sociali, consorzi di produzione, enologi, vinificatori, distributori.

La ricchezza di contenuti e contributi proposti da R.I.V.E. nel corso delle prime due edizioni, così come la terza che gli organizzatori stanno confezionando, avrà un unico ed attualissimo filo conduttore, ovverosia quello della sostenibilità, un tema cruciale per i consumatori e per i produttori ed attorno al quale si stanno sviluppando strategie innovative non solo di coltivazione della vite, ma anche di creazione di valore.

E’ proprio su questi due aspetti che stanno lavorando due dei componenti del Comitato scientifico che affianca R.I.V.E., il presidente Attilio Scienza, ed il professor Vasco Boatto, Docente del dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali, Economia e Politica Agraria e Forestale dell’Università di Padova.

Viticoltura di precisione

La coltivazione di viti sempre più sostenibili non può prescindere dalla tecnologia in ambito vitivinicolo. Termini come “ecocompatibilità” e “multifunzionalità” sono ormai entrate nel vocabolario di chi si occupa di produzioni agricole laddove con la prima identifica una viticoltura capace di produrre uve sane e di alta qualità, con soglie di residui di fitofarmaci sotto gli standard europei, che tuteli la salute del viticoltore, mantenga alta la biodiversità del territorio viticolo (compresa la biodiversità culturale ed il paesaggio), preservi e valorizzi la fertilità naturale del suolo mentre la “multifunzionalità” definisce, nell’ottica di una viticoltura ecocompatibile, il ruolo che questa ha in un contesto economico e sociale di un territorio, integrandosi con le altre attività produttive.

Come spiega il professor Attilio Scienza: “I progressi raggiunti dalla viticoltura di precisione, applicabile ormai anche ad aziende di piccole dimensioni, consentono di valutare lo stato vegeto-produttivo nelle diverse parti di un vigneto e di adeguare le somministrazioni degli input energetici (concimi, acqua irrigua, prodotti antiparassitari, etc.) in funzione dei reali fabbisogni delle piante. I vantaggi non sono solo valutabili nella riduzione dei presidi chimici, ma anche sulla qualità del vino in quanto si realizzano delle valutazioni dell’andamento della maturazione puntiformi e più aderenti alla variabilità naturale del vigneto, la programmazione della vendemmia viene fatta per zone omogenee, la stima della produzione e della percentuale in zuccheri è più precisa.

Da una indicazione generica di tutela dell’ambiente, si è quindi passati alla cosiddetta viticoltura sostenibile che trova nell’applicazione della viticoltura di precisione lo strumento più efficace per la sua realizzazione pratica. E’ il primo passo per una applicazione diffusa delle tecniche di proximal sensing per giungere alle cosiddette mappe di prescrizione che vengono realizzate in funzione del vigore, della produttività e della struttura della chioma e che consentono di intervenire di anno in anno in modo differenziato a seconda dell’andamento stagionale, a livello agronomico (diradamenti, cimature, sfogliature, etc) e negli apporti di concimi ed antiparassitari in funzione delle reali necessità della coltura”.

“Carbon footprint”

Come la “Carbon footprint” (impronta carbonio) crea valore condiviso nell’industria del vino? E’ questa la domanda a cui ha cercato di dare risposta l’interessante studio pubblicato lo scorso 29 maggio nella rivista Sustainability condotto dal professor Vasco Boatto, con Luigino Barisan, Marco Lucchetta, Cristian Bolzonella del Dipartimento territorio e sistemi agro-forestali (TESAF) dell’Università di Padova, Legnaro (Padova). Un lavoro che si è basato sull’analisi empirica di 128 imprese del Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG per valutare il ruolo dell'impronta di carbonio (cioè la quantità di emissioni di gas ad effetto serra generate lungo il ciclo di vita di un prodotto/servizio) e dell'occupazione come fattori trainanti nella creazione di valori condivisi, considerando i principali mercati di esportazione del Prosecco Superiore DOCG. Un’evidenza empirica che può essere di interesse per le imprese nel settore del vino se si considera, nelle proprie decisioni commerciali, il valore commerciale aggiunto derivante dall'adozione di pratiche ambientali e azioni sociali sostenibili.

I dati utilizzati nella ricerca provengono dal database della C.I.R.V.E. (Centro di ricerca per la viticoltura e l'enologia). Il sondaggio è stato indirizzato ai proprietari delle aziende o ai responsabili delle questioni sociali, ambientali e di marketing nel 2017. Il campione del sondaggio è stato identificato con 128 aziende spumanti, che rappresentano circa il 69% di tutti i membri degli imbottigliatori iscritti ai consorzi di DOCG.

Risultati

Lo studio empirico ha testato due ipotesi: l'impatto dell'impiego delle imprese sulla creazione di valore sociale sui principali mercati di esportazione del Prosecco Superiore DOCG (Germania, Regno Unito, Svizzera, Stati Uniti, Austria e Canada)* e l'effetto degli sforzi delle imprese per ridurre l'impronta di carbonio mentre creano valore sociale e mercati di esportazione.

Per quanto riguarda la prima ipotesi, i risultati hanno evidenziato come l'aumento dell'occupazione abbia un'influenza diretta positiva nella creazione di valori sociali nei primi sei mercati di esportazione del Prosecco Superiore DOCG, portando al conseguimento degli obiettivi più importanti della sostenibilità sociale con vantaggi sia per le locali cantine che per la comunità locale.
Inoltre, lo studio ha spiegato come, nel campione delle imprese, la riduzione dell'impronta di carbonio ha mostrato un'influenza diretta positiva nella creazione di valori sociali nei primi sei mercati di esportazione del Prosecco Superiore DOCG migliorando le prestazioni del mercato delle imprese contribuendo a ridurre le emissioni di carbonio.

Di conseguenza, i risultati relativi alle due ipotesi testate nella DOCG illustrano la rilevanza dei ruoli occupazionali e dell'impronta di carbonio nello spiegare il processo che genera prestazioni a valore condiviso mettendo in pratica la teoria di Porter e Kramer su cui si basa lo studio.

Si legge nello studio: “Sulla base dei nostri dati, è possibile trarre alcuni suggerimenti pratici sia per i manager delle aziende che per i manager del DOCG. Poiché l'occupazione e l'impronta di carbonio svolgono un ruolo importante nella creazione di SV (valori sociali), sarebbe opportuno aumentare la conoscenza dei fattori cruciali sociali e ambientali che migliorano i valori economici a livello aziendale e territoriale. In caso contrario, il distretto vinicolo del Prosecco Superiore DOP perderebbe significative opportunità sia per la crescita delle imprese che per i loro impatti sui livelli di sviluppo della comunità locale e nei profili della loro sostenibilità ambientale.

I risultati suggeriscono che le aziende del DOCG dovrebbero considerare attentamente una politica efficace per ridurre ulteriormente l'impronta di carbonio e investire nel personale dirigente, poiché hanno un'influenza positiva sull'andamento delle vendite nei principali mercati di esportazione.
Per concludere, nel mercato del vino globale, si potrebbe sostenere che valutare le strategie sostenibili delle imprese attraverso attività volte a migliorare le prestazioni dell'impronta di carbonio e l'occupazione possono essere strategie attuabili per sostenere un'adeguata competitività sia per le imprese che per le Denominazioni di Origine Protetta”.

* I clienti sembrano avere un crescente interesse per la produzione sostenibile, la riduzione dell'impronta di carbonio, il commercio equo e così via. Lo studio di Klohr et al. ha mostrato che, in Germania, i consumatori di vino sono divisi in quattro classi e uno di questi (esperti di vino e più consumatori abituali) è disposto a pagare di più per un vino sostenibile.

I consumatori tendono a scegliere vini sostenibili e persino vini biologici principalmente da pratiche sostenibili adottate. In Austria, c'è la volontà di pagare fino a 1,44 euro a bottiglia in più per uno sostenibile rispetto a uno convenzionale, quindi quello organico riceve un prezzo più elevato e un riconoscimento in valore. I canadesi hanno espresso preferenze sul consumo di vino senza etichette che dimostrino una specifica sostenibilità ambientale. Allo stesso tempo, tuttavia, hanno espresso la volontà di pagare un premio del 65% in più per un vino che ha un'etichetta che definisce in dettaglio la sua certificazione di sostenibilità e bassi impatti ambientali.

Meise et al. hanno affermato che in Svizzera i consumatori preferiscono prodotti sostenibili se ben illustrati sull'etichetta, ignorando anche il prezzo più basso; per esempio, i vini etichettati come "sostenibili" o "eco-compatibili" hanno una preferenza del 76% per i consumatori rispetto a quelli senza alcuna specificità di sostenibilità o rispetto dell'ambiente, mentre se non ci sono informazioni, i consumatori preferiranno prodotti a un prezzo inferiore.


Fonte: https://www.mdpi.com/2071-1050/11/11/3037

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