venerdì 26 giugno 2020

Vino e ricerca, Gestione della chioma: intervalli e soglie ottimali di radiazione solare per favorire la biosintesi dei flavonoidi nell'uva

Uno studio del Dipartimento di Viticoltura ed Enologia, Università della California, Davis, ha valutato come una efficiente gestione della chioma influisce sul profilo flavonoide dell'uva nei climi caldi. La ricerca pubblicata su Frontiers In Plant Science.







La gestione della chioma è un'attività fondamentale in vitivinicoltura che influisce in maniera mirata, a seconda del clima, sulla tipologia di vino che si vuole ottenere. Il termine è relativamente recente e fa riferimento al complesso delle operazioni meccaniche che si effettuano sulla vegetazione del vigneto. Nella corretta cura agronomica della coltura questa tecnica costituisce un punto focale che interessa non solo l’equilibrio vegeto-produttivo della pianta ma anche altre funzioni importanti quali ad esempio le caratteristiche di cattura dell’energia solare.

Con il presente studio il team di ricerca guidato dal Prof. Nazareth Torres del Dipartimento di Viticoltura ed Enologia, Università della California, Davis, ha identificato gli intervalli e soglie ottimali di esposizione alle radiazioni solari dell'uva per la sovraregolazione della biosintesi flavonoide attraverso pratiche di gestione della chioma come la rimozione fogliare, il diradamento dei germogli e una combinazione di questi su varietà Cabernet Sauvignon e Petit Verdot.

La composizione della bacca dipende da un complesso equilibrio tra composti derivati ​​dal metabolismo primario e secondario. Tra i metaboliti secondari, i flavonoidi (cioè antociani e flavonoli) svolgono un ruolo importante nella qualità e nelle proprietà antiossidanti dell'uva e sono molto sensibili a fattori ambientali come il grado di esposizione solare. I Flavonoidi sono i principali antiossidanti sintetizzati dalle piante ed appartengono all'ampia classe dei Polifenoli, composti di primaria importanza per il produttore, in quanto è la qualità dell'uva a determinare i potenziali aromatici e fenolici che le tecniche di vinificazione devono poter esprimere al meglio in base al vino che vuole produrre.

L'effetto dell’esposizione dei grappoli alla luce solare, favorisce la concentrazione negli acini di composti, le metossipirazine, strettamente legati agli aromi chiave e la tipicità propri di un determinato vitigno.Tra queste, nello specifico, la 3-isobutil-2-metossipirazina (IBMP) è considerata la più rilevante nello sviluppo di descrittori quali l'aroma erbaceo del Cabernet Sauvignon.

In tal senso il team di ricerca ha eseguito tre esperimenti condotti su un vigneto sperimentale situato a Oakville in California.  I primi due sono serviti a valutare i cambiamenti nel contenuto di flavonoidi dell'uva attraverso quattro gradi di esposizione solare. Il terzo invece focalizzato su diversi trattamenti relativi alla gestione della chioma, tra cui la rimozione fogliare, il diradamento dei germogli ed una combinazione di questi. Una parte di vigneto non è stata trattata per il controllo. Durante la maturazione della bacca, sono stati monitorati i profili di flavonoidi, contenuto di 3-isobutil 2-metossipirazina e Kaempferolo, un flavonolo naturale con proprietà antiossidanti.

In linea generale si è notato che il solo aumento della porosità della chioma non favorisce la biosintesi dei flavonoidi. Un solo aumento dell'esposizione alle radiazioni solari determina una diminuzione di antociani. I soli trattamenti di diradamento fogliare (rimozione di 5-6 foglie basali), diradamento dei germogli (24 germogli per vite) e loro combinazione, hanno accelerato la maturità dei frutti ma non è stato osservato un chiaro miglioramento dei composti flavonoidi. I risultati hanno portato quindi all'identificazione di un protocollo ottimale costituito dalla gestione delle diverse pratiche da adottare su vigneti allevati in climi caldi relativamente alle varietà Cabernet Sauvignon e Petit Verdot.

Volevo far notare che la ricerca sul tema "gestione della chioma" in California è molto attiva. Bisogna ricordare che il primo convegno scientifico su questa pratica fu organizzato nel 1986 da il Dr. Mark Kliewer. In quel periodo la viticoltura era in pratica una monocoltura che utilizzava un unico tipo di forma dall’allevamento, densità d’impianto e orientamento dei filari. Il convegno mise in luce che la principale preoccupazione era la gestione dell’eccesso di vigore ed i problemi microclimatici, produttivi e di qualità finale delle uve ad esso correlati. Tra le nuove pratiche di gestione del vigneto fu messa in evidenza l’importanza di un corretto impiego della risorsa idrica, come anche, appunto, le pratiche di gestione della chioma riguardanti in particolare l’equilibrio vegeto-produttivo, che all'epoca non erano ancora comprese appieno.

Le ricerche presentate al convegno fornirono nuove e stimolanti conoscenze sulla regolazione fisiologica esercitata da radiazione e temperatura sullo sviluppo e la composizione della bacca e indicarono come il portainnesto e pratiche colturali come irrigazione, applicazione di fito-regolatori di crescita e defogliazione potessero influire molto pesantemente sullo sviluppo della chioma e sul microclima della fascia produttiva. Insomma l’incontro fu un evento rivoluzionario che stimolò una decade di ricerca accademica e una rapida innovazione industriale nei sistemi di gestione della chioma e permise una rapida incorporazione di nuovi concetti riguardanti i sistemi d’allevamento e la progettazione dei vigneti. In un certo senso il simposio tenuto negli anni '80 rappresenta la nascita della viticoltura moderna in California.


Optimal Ranges and Thresholds of Grape Berry Solar Radiation for Flavonoid Biosynthesis in Warm Climates

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