venerdì 19 luglio 2019

Vino e ricerca, il Lazio guarda ai vitigni resistenti

Vitigni resistenti, un’opzione da non sottovalutare per il territorio laziale. Presentati a Velletri i primi risultati di una sperimentazione in corso su queste varietà, condotta nell’ambito di una collaborazione tra Arsial e Crea-Ve.





Maggiore sostenibilità ambientale, tutela della salute degli operatori e dei cittadini in generale, salubrità del prodotto finale, riduzione dei costi di produzione e non ultimo risposta al cambiamento climatico: questi i buoni motivi che il Lazio del vino mette al centro delle sue logiche produttive, tanto che a partire dal 2016 Arsial ha avviato, presso l’Azienda dimostrativa di Velletri, un programma finalizzato alla valutazione della risposta agronomica ed enologica dei ‘vitigni resistenti’ nel contesto pedoclimatico laziale e alla verifica dell’effettiva tolleranza alle crittogame.

I punti chiave per il successo di un vitigno resistente sono quelli di possedere un profilo aromatico e polifenolico (per i rossi) di qualità comparabile o superiore a quello del genitore di vinifera o della varietà di riferimento e comunque in linea con le esigenze del mercato; coniugare tradizione ed innovazione (tradizione data dal parentale di vinifera, l’innovazione dalla introgressione dei geni di resistenza); esprimere buone attitudini agronomiche (produttività, vigore, rusticità ecc.); permettere una tangibile riduzione dei trattamenti fitosanitari e dei relativi costi; consentire la realizzazione di vigneti ad elevata sostenibilità ambientale.

Con questa ottica su una superficie di circa 2.500 mq. sono state messe a dimora le barbatelle di 10 ‘varietà resistenti’ alle principali patologie della vite, 5 a bacca bianca e 5 a bacca nera, certificate e fornite dai Vivai Cooperativi Rauscedo che ne detengono l’esclusiva grazie ad un accordo di collaborazione siglato nel 2006 con l’Università di Udine.

Nel 2018 i primi risultati di campo e gli esiti delle micro-vinificazioni hanno evidenziato buoni parametri analitici sia nei mosti che nei vini ottenuti. In particolare per i rossi, è stato possibile accertare accanto ad una buona struttura, la presenza di un buon contenuto in antociani e in polifenoli.

I rilievi in corso a Velletri sulle diverse tesi sperimentali a confronto, tendono a tenere sotto controllo i parametri connessi all'insorgenza delle malattie crittogamiche per saggiare l’effettiva tolleranza delle varietà in esame, la loro capacità di adattamento alle condizioni pedoclimatiche degli ambienti laziali, ma soprattutto a fornire l’evidenza scientifica per poter supportare l’eventuale autorizzazione alla coltivazione delle varietà suddette nel territorio della regione Lazio.

Infatti le medesime, pur essendo iscritte dal 2015 al registro nazionale delle varietà di vite, devono superare una serie di ulteriori controlli prima di poter ottenere l’idoneità alla coltivazione nella regione Lazio. Inoltre, trattandosi di varietà ottenute da incroci interspecifici tra vitis vinifera e altre specie del genere vite, non possono secondo la normativa vigente concorrere alla produzione di vini a denominazione di origine. Possono, al contrario, confluire nella costituzione delle IGT, a condizione che risultino iscritte nei relativi registri regionali e che la loro presenza sia contemplata dai relativi disciplinari di produzione.

A di là delle difficoltà da superare e dei tempi necessari per mettere a punto delle selezioni realmente tolleranti alle principali malattie nei diversi ambienti pedoclimatici, un ulteriore ostacolo è rappresentato dall’impianto normativo che, come si accennava, non contempla l’impiego di ibridi interspecifici per i vini di qualità.

Va da sé, che la selezione genetica finalizzata all’individuazione di fattori di resistenza alle patologie più frequenti, costituisce un filone di ricerca di grande attualità e dal notevole potenziale, soprattutto se si considera l’impatto sempre più pesante generato sull’ambiente e sulla salute umana dall’uso continuativo di fitofarmaci, in particolare per la coltivazione della vite per la cui difesa si impiegano, nell’Unione Europea, il 65% dei fungicidi totali.

Sostenibilità ambientale, associata naturalmente ad un sensibile miglioramento della sostenibilità economica, che troverebbe grande giovamento nel comparto viticolo grazie ad un risparmio del 70/80% di prodotti fitosanitari impiegati nella coltivazione, così come sembrerebbe possibile facendo ricorso a varietà resistenti.

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