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Consumi: il boom dei vini low-alcol, tra moda, salute e strategie globali

Il mercato globale del vino low-alcol sta vivendo una crescita significativa, trainata da consumatori giovani e attenti alla salute, con previsioni di incremento annuo del 6-7% fino al 2028. Mentre paesi come Australia e Francia investono in tecnologie e brand premium, l’Italia, in attesa di una normativa chiara sulle accise, sperimenta versioni "light" delle principali DOC, dal Prosecco al Chianti, attraverso interventi in vigna e in cantina. Questo segmento, sostenuto da fattori come gusto, disponibilità e riconoscibilità del marchio, si configura come un’opportunità strategica per il futuro del vino Made in Italy.


Il vino low-alcol conquista il mercato globale e anche in Italia le DOC si stanno muovendo con prudenza e lungimiranza, inseguendo questo trend che unisce moderazione, gusto e sostenibilità. In sostanza, nonostante i limiti normativi italiani sul riconoscimento ufficiale dei vini sotto gli 8° vol., diverse realtà hanno già intrapreso percorsi innovativi, prendendo strade diverse come la dealcolazione, la scelta di uve naturalmente poco alcoliche o l’adozione di tecniche di cantina e vinificazione mirate.

Sul piano globale, il mercato no-low-alcol vale più di 13 miliardi di dollari, con un tasso di crescita annuo previsto attorno al 6 % tra il 2023 e il 2027, trainato soprattutto dall'espansione del segmento no-alcol (+7 %) rispetto al low-alcol (+3 %). I vini a bassa gradazione alcolica, specialmente le tipologie ferme, crescono a ritmi ancora più sostenuti: un tasso di crescita annuo composto tra il 2018 e il 2023 e un +15 % atteso fino al 2028.

Un recente investimento di rilievo arriva dall'Australia, dove Treasury Wine Estates, proprietaria di Penfolds, ha inaugurato una struttura da 15 milioni di dollari per la produzione di vini No-Low (NOLO), ovvero l’insieme delle categorie vinicole senza alcol o a bassa gradazione alcolica, dotata di tecnologia avanzata in grado di preservare aromi e struttura del vino. Tra i nuovi lanci, una linea "Sorbet" al 8 % in arrivo in ottobre. Anche nel lusso qualcosa si muove: LVMH ha acquisito il 30 % di French Bloom, una cantina francese di bollicine analcoliche premium, con bottiglie fino a 119 dollari vendute in 30 paesi.

Il contesto europeo evolve: Bruxelles propone un nuovo sistema di etichettatura. "Alcohol-free" per vini sotto lo 0,5 % di alcol, "0.0 %” per quelli sotto lo 0,05 %, e la definizione "alcohol-light" per chi ha almeno il 30 % di gradazione in meno rispetto alla versione classica. Se approvato dal Parlamento, sarà rivoluzionario per il mercato europeo.

Come accennavo, l’Italia non resta a guardare, nonostante la normativa fiscale sia ancora in sospeso. Secondo recenti dichiarazioni del ministro Lollobrigida, si attende il decreto attuativo tra il Ministero dell’Agricoltura e delle Finanze. Nel frattempo, i Consorzi delle principali DOC stanno studiando versioni "light" dei loro vini più iconici, grazie a interventi in vigna e cantina. Si parla di Prosecco, Pinot grigio delle Venezie, Garda DOC con i suoi 11 gradi, Garganega a 8,5 gradi nell’Orvieto, Nero d’Avola e perfino una potenziale evoluzione verso versioni low-alcoliche della Chianti DOCG, anche se questa rimane un’ipotesi a medio termine.

Tra i produttori innovativi emerge Cantine Sgarzi (Emilia-Romagna), che da oltre quindici anni si è specializzata nei vini no-low, producendo nel 2024 circa 500 000 bottiglie sotto lo 0,5 % e importando tecnologie da Francia e Spagna per de-alcolizzazione. Un percorso che potrebbe accelerarsi grazie alla nuova cornice normativa. 

Altri produttori fortemente attivi nel settore sono Hofstätter in Alto Adige che ha lanciato la linea Steinbock Riesling Zero e Dr. Fischer Zero Riesling Sparkling, dealcolati mediante distillazione sottovuoto a bassa temperatura per mantenere acidità e identità varietale.

Prima Pavé in Friuli-Venezia Giulia produce spumanti analcolici 0,0%, bianchi e rosati, da vitigni selezionati. Sono biologici, senza zuccheri o aromi aggiunti, premiati in concorsi internazionali. La veneta Ca’ da Roman, offre Zeromax 0,0%, uno spumante extra-dry da vitigni PIWI biologici, leggero e aromatico, pensato per uno stile di vita alcohol-free. Astoria grande realtà vitivinicola e tra i massimi rappresentanti dell'arte del Prosecco, ha sviluppato uno spumante spumante appositamente sotto i 10%, il 9,5, pensando a un consumo responsabile.

In Piemonte, Ca’ d’Gal (Moscato d’Asti) si presenta con il cru “Vigne Vecchie” a meno del 7% vol., gradazione questa tipica del Moscato d’Asti, ma qui valorizzata restituendo un prodotto di grande finezza.

Nel Chianti Tenute Piccini Chianti Slim (11% vol.), una versione più leggera del Chianti, affiancata da Eleven Bianco e Rosso, orientata a un pubblico giovane e consapevole. Non ultimo Cantine di Verona presenta la linea G.Low, vini low-alcol (8°) senza dealcolazione, con approccio sostenibile sia in campo sia nel packaging. Disponibile in bianco (Garganega-Trebbiano) e rosato (Corvina-Merlot), ha debuttato al Vinitaly 2025. Sempre in Toscana Podere Concori, produce vini naturalmente snelli, come un rosso Syrah-Ciliegiolo sotto i 12,5%. 

Altri progetti e sperimentazioni di rilievo con Assovini Sicilia che promuove il progetto InnoNDA, volto a produrre Nero d’Avola a bassa gradazione tramite tecniche cantina (osmosi inversa, fermentazioni con lieviti a basso potere alcolico), coinvolgendo quattro realtà siciliane: Dimore di Giurfo, Tenuta Rapitalà, Feudi del Pisciotto e Tenute Lombardo.

In sintesi, il vino low-alcol non è più una curiosità di nicchia, ma un’opportunità innovativa e strategica. Risponde alle esigenze di una Generazione Z sempre più attenta al benessere, valorizza il gusto e apre nuove vie al Made in Italy. Se il quadro normativo italiano si completerà, le Denominazioni avranno finalmente carta libera per interpretare questo futuro con lungimiranza e autenticità.

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