Dal 30 agosto al 28 settembre 2025, il Festival Barocco Alessandro Stradella porta la musica antica e contemporanea nei centri storici della Tuscia. Diretto da Andrea De Carlo e con la presidenza onoraria di Anna Fendi, il Festival rinnova l’attenzione al repertorio di Stradella, compositore centrale ma ancora poco conosciuto, affiancando produzioni originali, prime esecuzioni e iniziative rivolte ai giovani interpreti.
Al centro dell’iniziativa resta la figura di Alessandro Stradella (1639–1682), compositore che la storiografia ha definito "precursore" in diversi ambiti: dall’invenzione della distinzione tra concertino e concerto grosso, poi sistematizzata da Corelli, alla forma dell’aria col da capo, che sarà fondamentale nel teatro musicale settecentesco. Stradella fu soprattutto maestro nell’arte di mettere in musica la parola, con una sensibilità che seppe coniugare attenzione al ritmo e alla prosodia, e la capacità di rendere le emozioni del testo. Nonostante la sua influenza riconosciuta - si pensi ad Händel, Bononcini e Steffani che copiarono alcune sue opere - la sua figura resta meno nota al grande pubblico rispetto ad altri autori coevi.
Il The Stradella Project, promosso dal FBAS e dall’etichetta Arcana (Outhere), è tra le poche iniziative sistematiche che mirano a registrare integralmente la sua produzione, giunta oggi alla sesta uscita. In parallelo, lo Stradella Y-Project coinvolge giovani interpreti in percorsi di formazione e produzione, a conferma della centralità educativa del Festival.
Il profondo legame che unisce il nome del compositore a questo territorio è chiaro: la famiglia di Stradella era originaria di Nepi. Sebbene sia nato a Bologna nel 1639, i suoi legami genealogici e culturali con la cittadina della Tuscia sono ben documentati. Stradella operò in diverse città italiane, tra cui Roma, Venezia, Torino e Genova, ma Nepi conserva tracce significative del suo passaggio: documenti d’archivio attestano rapporti con istituzioni e famiglie locali, in particolare i Farnese, ai quali Stradella fu legato in più occasioni.
In quel periodo, la città rappresentava un centro di vita religiosa e culturale capace di offrire committenze importanti. Ancora oggi Nepi rivendica Stradella come figura identitaria, e il Festival Barocco Alessandro Stradella ne è una dimostrazione concreta, celebrando la sua eredità e trasformando la città in un punto di riferimento per lo studio e la valorizzazione del compositore.
Vediamo il programma. L’inaugurazione del 30 agosto nella Chiesa di Santa Maria Nuova a Viterbo è dedicata alla serenata Un angelo del paradiso, The Orrigoni Songbook, interpretata dall’Ensemble Mare Nostrum con la voce di Silvia Frigato, diretti da Andrea De Carlo: un’introduzione che restituisce il profilo intimo e teatrale di Stradella. Il giorno successivo, Michele Marco Rossi propone Orient/Occident, un recital di violoncello che attraversa Hindemith, Hosokawa, Xenakis e Sollima, segno dell’attenzione del Festival al repertorio contemporaneo.
Il calendario alterna solisti di prestigio e ensemble specializzati. Simone Pirri (5 settembre) percorre il repertorio violinistico da Tartini a Bach, mentre il gruppo Dramatodia (6 settembre) esplora il primo Seicento con musiche di Caccini e D’India. Il 7 settembre l’Ensemble Villancico diretto da Peter Pontvik offre una panoramica sul barocco latinoamericano, da Araujo a Padilla, documentando il ruolo missionario e transnazionale della musica barocca.
Il nucleo centrale resta la ripresa della serenata Ecco amore, ch’altero risplende (1676), eseguita tra l’11 e il 14 settembre in diverse sedi storiche - da Nepi a Oriolo Romano - dallo Stradella Y-Project, con la direzione di De Carlo. L’opera, commissionata dalla famiglia Altieri, mostra la capacità di Stradella di fondere la struttura formale con una viva teatralità musicale, e la sua riproposizione nei luoghi originari aggiunge un valore filologico al progetto.
Il programma prosegue con Voci umbre (19 settembre), che porta in scena repertori popolari, e con Double Bach #3 (20 settembre), in cui Daniele Roccato esplora in dialogo tra contrabbasso e scrittura bachiana. Segue Crisalide (21 settembre), che propone musiche tardomedievali e rinascimentali, mentre Dolci sprezzature (27 settembre) con Dan Laurin e Anna Paradiso Laurin presenta pagine di Telemann e Fiocco. La chiusura è affidata a Madrigali allo specchio 2025 (28 settembre), con Cremona Antiqua e Antonio Greco, che mette a confronto Monteverdi, Stradella e Marini.
Il FBAS 2025 conferma il suo profilo di laboratorio musicale che restituisce centralità a Stradella e, nello stesso tempo, apre il repertorio barocco a nuove prospettive. L’attenzione alle fonti, alle esecuzioni nei luoghi storici e alla formazione dei giovani, delineano una manifestazione che non si limita alla riproposta filologica, ma sperimenta forme di dialogo con il presente, mettendo in relazione la pratica barocca con i linguaggi della contemporaneità e favorendo la partecipazione di un pubblico eterogeneo, dagli studiosi agli appassionati, fino ai giovani interpreti in formazione.
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