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Terza di Piccardia: un cammino verso la speranza. Tra teoria e filosofia, alla ricerca della cadenza perfetta

La Terza di Piccardia o Tierce de Picardie, è una pratica armonica tipica della musica rinascimentale e barocca in cui un brano scritto in tonalità minore si conclude con un accordo maggiore, ottenuto alzando di un semitono la terza dell’accordo finale previsto minore. Diffusamente usata nella musica sacra e profana del Rinascimento, garantiva una conclusione armonica stabile e simbolicamente positiva, rappresentando "speranza" o "luce" dopo momenti di pathos o malinconia.


La Terza di Piccardia è una pratica che nacque nel Rinascimento, periodo in cui la musica stava evolvendo da una concezione modale e contrappuntistica verso una concezione più armonica e tonale. Nei secoli XV e XVI, l'accordo finale doveva essere molto stabile, spesso limitandosi a consonanze perfette come la quinta e l’ottava, senza terze (che erano considerate instabili). Da questa esigenza nacque la transizione verso l’uso dell'accordo maggiore finale, che dava un senso di chiusura più deciso  rispetto all'accordo minore, visto come meno stabile e più "imperfetto" secondo i parametri teorici e filosofici dell’epoca.

Questa formula è ampiamente documentata sia nella produzione sacra che profana. Ad esempio, nei madrigali e nelle composizioni vocali di Thomas Tallis e Giovanni Pierluigi da Palestrina si riscontrano frequentemente conclusioni su accordi maggiori, anche in brani manifestamente in tonalità minore. Un caso specifico si trova nei lavori di Thoinot Arbeau, teorico e compositore francese del XVI secolo, dove le cadenze finali spesso presentano terze maggiori nonostante la prevalenza della tonalità minore nel brano. 

Nel repertorio sacro rinascimentale, questa pratica assumeva un significato simbolico di speranza e luce: il passaggio dall’atmosfera cupa o drammatica del minore a una chiusura luminosa e "aperta" data dall’accordo maggiore comunicava un senso di sollievo, pace e ottimismo attraverso un contrasto emotivo profondo. Questa trasformazione armonica finale rappresenta dunque un momento di tensione risolta che sottolinea la potenza espressiva della Terza di Piccardia.

Compositori fiamminghi che impiegavano spesso la Tierce de Picardie furono Guillaume Dufay, Johannes Ockeghem, Ockeghem, Josquin Des Prez, Gilles Binchois e Heinrich Isaac, che la utilizzavano come standard per creare un senso di chiusura armonica stabile e "nobile" nei loro brani, in linea con le teorie e l'estetica dell'epoca.

Teorici del tempo vedevano nell’accordo maggiore finale un “equilibrio” matematico e acustico superiore grazie ai rapporti numerici più semplici della triade maggiore rispetto a quella minore. Nel Rinascimento quindi, la terza di Piccardia non era solo una concessione estetica, ma la manifestazione di un percorso teorico e musicale che andava dalla neutralità sonora (accordi privi di terza) verso una ricerca di conclusione armonica stabile e simbolicamente "positiva," divenendo pratica codificata nel Barocco e usata in forma diffusa fino alla fine del XVIII secolo.

Mi piace paragonare metaforicamente la Terza di Piccardia all'ancora, simbolo universale di speranza e stabilità nella tradizione cristiana. Ecco che come l'ancora tiene ferma una nave in mezzo alle tempeste, impedendole di essere trascinata via dalle correnti, la speranza rappresenta un punto saldo che assicura il credente a un futuro certo e a una fede incrollabile. 

Nella simbologia cristiana, l'ancora rappresenta la fede nella resurrezione e nella vita eterna, come descritto nella Bibbia (Lettera agli Ebrei 6,19), offrendo stabilità e sicurezza in un mondo spesso incerto e turbolento. Allo stesso modo, la Terza di Piccardia, con il suo passaggio dal minore al maggiore nella cadenza finale di un brano, dona un senso di risoluzione luminosa e serena, trasformando il pathos e l'oscurità del minore in un messaggio di pace e speranza, incorniciando musicalmente una prospettiva di salvezza e consolazione. Entrambi, ancora e Terza di Piccardia, incarnano quindi una funzione pratica di stabilità e un significato metaforico di salvezza e fiducia in un domani migliore.

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