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De Profundis, Requiem a 5 & Officium defunctorum: cum dolor in pulchritudinem sublimatur. In uscita il secondo capitolo del Morales Project

Quando il dolore si sublima in bellezza, è davvero il caso di dirlo ascoltando questo nuovo album in uscita per Hyperion Records a fine mese. Il secondo capitolo del monumentale Morales Project, a cura dell’ensemble De Profundis, rappresenta una tappa decisiva di quella che definirei  un’impresa musicologica senza precedenti, interamente dedicata all’opera sacra di Cristóbal de Morales. Questo nuovo lavoro, incentrato sul Requiem e sull’Ufficio dei Defunti, si conferma una lettura straordinaria, forgiata da rigore filologico e intensa immedesimazione emotiva, in cui ad imporsi con particolare evidenza sono la tensione spirituale trattenuta, l’uso calibrato dei contrasti cromatici e una chiarezza contrappuntistica che riflette con rara fedeltà lo stile austero e intensamente espressivo del compositore sivigliano. Il risultato è una restituzione viva, potente e interiormente coinvolgente di colui che rappresenta uno dei vertici indiscussi della polifonia rinascimentale.


Dopo il successo del primo volume del Morales Project, dedicato alle Missa Mille Regretz e Missa Desilde al cavallero, insignito del prestigioso Diapason d’Or, questo secondo capitolo si concentra sulla Missa pro defunctis a cinque voci e su alcune delle composizioni più intense dell’Officium defunctorum, tra cui l’emblematico Parce mihi, Domine e l’Ave verum corpus attribuito a Francisco de Peñalosa. 

Il Morales Project si configura come un ambizioso ciclo di ben dodici album, concepiti per documentare integralmente l’intera produzione di Messe e Magnificat di Cristóbal de Morales, figura di rilievo nella musica sacra europea tra la morte di Josquin Desprez (1521) e l’affermazione delle scuole palestriniana e lassiana negli anni Cinquanta del Cinquecento. 

Il secondo volume, disponibile dal prossimo 29 agosto, si concentra come accennato, sulle composizioni dedicate alla liturgia dei Defunti, con particolare attenzione al celebre Requiem, o Missa pro defunctis, pubblicato nel 1544 durante la permanenza a Roma di Morales. La Missa funebre si distingue per la straordinaria sobrietà e solennità espressiva tipiche di un eccelso compositore capace di unire forme cristalline a un’intensa percezione della dimensione spirituale del rito funebre.

Morales visse una parabola biografica complessa, segnata da importanti successi ma anche da continui travagli personali. Queste difficoltà, ampiamente documentate, non intaccarono mai la sua vena creativa; al contrario, sembrano riflettersi, quasi trasfigurate, nella profondità e nell’intensità emotiva della sua musica.

Fondato da Mark Dourish, De Profundis, si è affermato a livello internazionale come punto di riferimento per l’esecuzione storicamente informata del repertorio iberico del Cinquecento. Apprezzato tanto dalla critica britannica quanto da quella spagnola, e regolarmente invitato nei più importanti festival internazionali di musica antica, l’ensemble britannico ha intrapreso nel 2022 un progetto discografico di straordinaria ampiezza e coerenza. Si tratta di una delle più organiche e rigorose iniziative mai dedicate all’opera di un singolo autore del Rinascimento iberico, nonché di una delle più sistematiche imprese musicologiche recenti volte alla valorizzazione del patrimonio polifonico del XVI secolo.

L’interpretazione dell'ensemble britannico, guidato anche in questo secondo volume dall’attenta e raffinata direzione di Eamonn Dougan, rende pienamente giustizia alla scrittura di Morales, in termini di resa vocale, coesione timbrica e profondità espressiva. Vale la pena ricordare che De Profundis, pur operando come formazione stabile, non è affidato a un direttore unico, ma si avvale della collaborazione di diversi direttori ospiti, scelti in funzione del repertorio affrontato.

In questa registrazione, il recitativo gregoriano, chiaro elemento strutturale che si inserisce con sobrietà all’interno della polifonia, mantiene intatta la propria funzione liturgica e meditativa, contribuendo a delineare un tessuto sonoro austero e solenne, perfettamente coerente con la natura del rito funebre. Il risultato è un’esecuzione che, pur saldamente ancorata alla filologia e alla prassi esecutiva rinascimentale, riesce a comunicare all’ascoltatore contemporaneo tutta la forza contemplativa e la tensione spirituale che permeano la musica di Morales, restituendone l’autenticità espressiva senza sacrificarne la densità emotiva.

Un altro elemento stilistico distintivo di Morales, messo in rilievo con finezza da De Profundis, è l’impiego mirato delle false relazioni, ovvero quei delicati contrasti cromatici tra le voci che, pur senza mai spezzare l’equilibrio della scrittura, intensificano la tensione spirituale e il senso di sospensione. Il compositore sivigliano integra questi effetti con misura sapiente, facendo vibrare la polifonia su intervalli ora intrisi di dolore, ora sospesi in una dimensione che sembra sottrarsi al tempo. Si tratta di una prassi diffusa nella tradizione iberica del Cinquecento, ma che nelle mani di Morales assume un valore espressivo rigorosamente calibrato e di grande raffinatezza.

Accanto alla Missa, la registrazione include brani per l’Ufficio dei Defunti rimasti per secoli inediti o poco frequentati: l’invitatorio Circumdederunt me e le tre lezioni per i Mattutini dei Defunti (Parce mihi, Domine, Taedet animam meam, Manus tuae, Domine, fecerunt me). In queste pagine, più semplici nella trama polifonica ma intensissime nella carica emotiva, la parola liturgica si fa protagonista, sostenuta da linee vocali essenziali che accentuano, anche grazie a improvvise dissonanze e cadenze ardite, il senso di preghiera e invocazione. 

In particolare, il mottetto Parce mihi, Domine, tratto dalla prima lezione del Mattutino, si distingue per una continuità armonica di impronta meditativa, in cui quasi ogni accordo trattiene un residuo sonoro del precedente. Ne scaturisce una tessitura rarefatta e concentrata, in cui il fluire delle voci sembra rallentare il tempo percepito, generando un’atmosfera di profonda introspezione e sospensione spirituale; un "respiro sospeso" tra le frasi e i silenzi carichi di significato.

L’inclusione dell’Ave verum corpus, attribuito in un primo tempo a Francisco de Peñalosa nella tabla del manoscritto di Tarazona, ma successivamente depennato da mano coeva, offre un omaggio alla grande tradizione spagnola che precede Morales. Nonostante l’incertezza della paternità, il brano si distingue per la sua scrittura omoritmica sobria, pensata per evocare una pausa meditativa tra i movimenti della Messa, rafforzando il legame tra i due compositori in una cornice stilistica coerente.

Ovviamente a legare insieme l’intera proposta, è la visione che il progetto stesso incarna, ovvero quella di affrontare Morales senza cedere né al distacco filologico né a un sentimentalismo fuori luogo,  riuscendo a tradurre un linguaggio antico in un’esperienza intimamente toccante. E' un intelligente equilibrio, in cui gli esecutori evitando un approccio puramente accademico, scelgono invece con netta sagacia, di far emergere la vitalità e la drammaticità contenuta nelle opere. E' una musica restituita con grande chiarezza e trasparenza, quella che parla direttamente all’ascoltatore colto, ma non esclusivamente. Il gruppo tutto al maschile, restituisce anche timbricamente quel carattere meditativo di grande coerenza estetica, dove il dolore è reso forma, architettura sonora, equilibrio fra tensione e controllo, secondo un principio retorico che appartiene alla grammatica musicale del Cinquecento.

Da questa interpretazione, Morales emerge di fatto come il maestro artigiano della luce nel buio, capace di trasfigurare il lutto in un’esperienza sonora luminosa e profondamente evocativa, donando alla storia della musica pagine di eterna bellezza. 


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