" you wine magazine: marzo 2020

martedì 31 marzo 2020

Vino e ricerca, interpretare il terroir: uno studio indaga sui diversi profili metabolomici dei cru del Soave

Interpretare il terroir: il Soave dà il via a una nuova ricerca. Arrivati i primi risultati dello studio dell’Università di Piacenza sui profili metabolomici dei cru del Soave, tra solide certezze e qualche sorpresa.






Da sempre il Soave risulta uno dei territori più indagati sia dal punto di vista pedologico, analizzato in ogni suo più intimo aspetto, sia per quanto riguarda le diverse risposte della Garganega alle specifiche caratteristiche pedoclimatiche di ogni suo singolo terroir.

La consapevolezza, infatti, che non esista un solo Soave ma tante sue diverse espressioni, ha spinto il Consorzio a proporre l’inserimento nel disciplinare di 33 unità geografiche aggiuntive proprio per poter valorizzare produzioni limitate e ben definite. Questo lavoro di “personalizzazione” ha recentemente stimolato un innovativo percorso di ricerca questa volta indirizzato al vino, incaricando l’Università di Piacenza con il Prof. Luigi Bavaresco e il suo team per una caratterizzazione metabolomica di alcuni “cru” del Soave. Questo dettagliato lavoro è stato poi completato dall’analisi sensoriale curata dal Centro Studi Assaggiatori di Luigi Odello.

La metabolomica

La metabolomica è lo studio dell’impronta chimica lasciata dai processi cellulari. Può essere applicata a varie discipline dalla medicina all’enologia e serve per analizzare a fondo tutte le componenti molecolari di una materia vivente. Nel mondo del vino è particolarmente importante per analizzare i composti polifenolici e aromatici che compongono il profilo sensoriale di un vino. Al profilo metabolomico è infatti spesso accompagnato un profilo sensoriale per convalidare quanto scoperto dall’analisi chimica. Un aiuto fondamentale quindi per comprendere le complesse relazioni che formano il concetto di terroir.

La ricerca

Sono stati presi in considerazione 6 vini provenienti da 6 cru diversi, dislocati da est a ovest della denominazione. Di questi sono stati principalmente analizzati i polifenoli, i precursori aromatici e alcuni aromi liberi. I risultati hanno confermato una forte differenziazione tra i 6 cru, con delle caratteristiche comuni dipendenti dal suolo di provenienza (calcareo o vulcanico) delle uve. Inoltre la sorpresa dei ricercatori è stata quella di trovare, tra i molti polifenoli presenti, alcuni non ancora catalogati nelle banche dati internazionali che aprono lo spazio a una più approfondita analisi futura. Altra caratteristica ritrovata è stato l’alto livello di stilbeni, polifenoli come il resveratrolo, che sono considerati degli antiossidanti e che quindi aiutano a preservare più a lungo il vino dall’evoluzione data dall’ossigeno e che in parte spiega la longevità del Soave. L’analisi sensoriale effettuata presso il Centro Studi Assaggiatori di Brescia  ha confermato la forte differenziazione dei cru anche da un punto di vista organolettico.

Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio del Soave, ha affermato che la ricerca e la valorizzazione dei 33 cru non si ferma con l’analisi metabolomica. E' iniziato infatti un lavoro volto a dare ancora più strumenti alle aziende per la differenziazione dei vini prodotti nelle Unità Geografiche Aggiuntive, che queste analisi innovative hanno confermato profondamente diversi tra loro pur ritrovandosi nel profilo sensoriale identitario che è quello del Soave. Lo studio quindi aiuterà a capire maggiormente le relazioni tra la vite e l’ambiente circostante e comunicare l’unicità del Soave declinato nei suoi 33 nuovi CRU.

lunedì 30 marzo 2020

Coronavirus: supercomputer ENEA a disposizione di tutta la comunità scientifica per ricerca su farmaci e vaccini

Uno dei supercomputer più potenti d’Italia sarà a disposizione della ricerca scientifica pubblica e privata impegnata contro il coronavirus. Si tratta dell’infrastruttura CRESCO6, operativa presso il Centro ENEA di Portici, vicino Napoli. Per sottoporre una richiesta di risorse computazionali sui sistemi HPC CRESCO occorre inviare una mail a crescoforcovid19@enea.it.






Cresco6, supercomputer ospitato presso il Centro Enea (Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente) di Portici, in provincia di Napoli è tra le infrastrutture di calcolo più potenti al Pianeta e seconda per ordine di importanza in ambito pubblico in Italia dopo quella di Cineca. E' in grado di effettuare fino a 1,4 milioni di miliardi di operazioni matematiche al secondo e sta svolgendo un ruolo chiave per testare l’efficacia dei composti sotto indagine, fornendone in poche ore una previsione affidabile della loro efficacia inibitoria, basata su simulazioni a dettaglio atomistico effettuate su migliaia di processori in parallelo.

In pochi giorni di test con il team del professor Procacci dell’Università di Firenze sono stati individuati almeno due composti con caratteristiche promettenti, uno dei quali disponibile commercialmente. Dopo questa prima fase di messa a punto strutturale dei composti ottenuti, HPC CRESCO6 verrà utilizzato per cercare di individuare la struttura molecolare ottimale per un possibile farmaco antivirale specifico per il COVID-19.

“Crediamo che il supercomputer possa dare un contributo vitale in questo momento così cruciale per il nostro Paese per la ricerca di farmaci, vaccini e l’elaborazione di dati”, sottolinea il Presidente dell’ENEA Federico Testa. “Ad oggi è già a disposizione del team di ricercatori dell’Università di Firenze, coordinato dal professor Piero Procacci, che sta lavorando a un processo per bloccare alla radice il meccanismo di replicazione del COVID-19 e, quindi, lo sviluppo del virus”, aggiunge Testa.

Dal 2018, CRESCO6 figura nella prestigiosa TOP500, la classifica dei primi 500 supercomputer mondiali grazie al raddoppio della potenza arrivata a 1,4 milioni di miliardi di operazioni matematiche al secondo (1.4 PetaFlops). L’ingresso al 420° posto è stato annunciato al SuperComputing 2018 di Dallas, la principale conferenza nel campo del calcolo scientifico.

Tra i campi di applicazione di CRESCO6: l’elaborazione di modelli previsionali su cambiamenti climatici e inquinamento dell’aria con dettaglio territoriale molto accurato; studio di nuovi materiali per la produzione di energia pulita; simulazioni per la gestione delle infrastrutture critiche; biotecnologie; chimica computazionale; fluidodinamica per il settore aerospaziale; sviluppo di codici per la fusione nucleare.

I ricercatori di istituzioni pubbliche e private che intendono sottoporre una richiesta per avvalersi delle risorse computazionali ENEA possono scrivere a crescoforcovid19@enea.it, indicando:

- Contatto di riferimento con nome e cognome, mail e telefono;
- Organizzazione di appartenenza con link al sito;
- Ruolo nell'organizzazione;
- Campo applicativo: 1) modellistica numerica; 2) intelligenza artificiale; 3) analisi dati;
- Descrizione scientifica del progetto di calcolo rilevante per l’emergenza COVID-19;
- Quadro di riferimento del progetto;
- Risorse computazionali attualmente utilizzate e quelle desiderate.

Per maggiori informazioni: ict.enea.it

Il pomo rubato di Martoz, il fumetto ambientato alla Galleria Borghese

Domani, martedì 31 marzo, sarà online il fumetto ideato e realizzato da Martoz per la Galleria Borghese: Il pomo rubato.






Nell'ambito di Fumetti ai musei, Il Pomo rubato di Alessandro Martorelli, in arte Martoz, è un modo per raccontare la contemporaneità dei musei italiani tramite la matita di uno tra i migliori giovani fumettisti del panorama nazionale. L'iniziativa editoriale ha l'obiettivo di promuove un nuovo dialogo tra studenti e istituti culturali italiani, per avvicinare bambini e ragazzi ai luoghi della cultura: i fumetti sono pensati per i giovani, che li ricevono gratuitamente partecipando alle attività educative organizzate dai musei dello Stato.

Il pomo rubato racconta di un avvincente inseguimento tra le sculture, i dipinti e gli affreschi della Galleria Borghese. La giovane protagonista della storia dovrà correre a perdifiato senza farsi intimorire dal triplice ringhio di Cerbero, né lasciarsi incantare dai cortei magici che le sfilano accanto per trovare una succulenta mela da addentare e un approdo sicuro sulla spalla di Napoleone Bonaparte alla ricerca di sua sorella Paolina.

Il fumetto nasce nell'ambito di “Fumetti nei Musei”, un progetto voluto dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo in collaborazione con la casa editrice Coconino Press – Fandango e gli autori delle 51 storie che fanno parte della collana. Ogni storia è illustrata da uno dei migliori fumettisti italiani ed è dedicata ad un museo o un parco archeologico del nostro Paese.

In una situazione come quella attuale, in cui sia le scuole che i musei sono chiusi, il digitale permette di avvicinare virtualmente i ragazzi al nostro Museo, invitandoli a percorrere le sale e a conoscere i personaggi che lo popolano attraverso un linguaggio differente, più vicino al loro modo di comunicare.

Il fumetto sarà disponibile martedì 31 marzo a partire dalle 11.30 su questo link

Vino e export, oltre il Coronavirus: nasce piattaforma per promuovere e vendere online il vino italiano in Cina

Nasce Winease, piattaforma digitale per il vino italiano. Cultura, mercato, comunicazione ed innovative soluzioni tecnologiche per affrontare e sfruttare le opportunità del mercato cinese.





Nasce a Firenze, a servizio del vino italiano, Winease, completo ed esaustivo progetto di promozione digitale finalizzata alla commercializzazione, mirato al mercato cinese. Il progetto è frutto della collaborazione di Business Strategies, la società specializzata nel mondo del vino nel supportare lo sviluppo delle PMI nei mercati terzi e Cina, e Value China, società del gruppo Neosperience e specializzata nello sviluppo di tecnologie al servizio del mktg digitale cinese.

Il progetto si avvale poi del contributo di Interwine, la più antica fiera professionale del vino della Cina continentale e Putaojiu.com, società di comunicazione specializzata nel settore vitivinicolo.

Cultura, mercato e comunicazione sono le anime del progetto che è stato pensato per accompagnare le aziende vinicole nel mercato cinese tramite un processo di analisi del prodotto, valutazione delle sue potenzialità con test di mercato attraverso app collegate a WeChat, posizionamento e costruzione della brand awareness sul consumatore grazie al capillare lavoro dell’Academy Taste Italy di Business Strategies, promozione attraverso gli oltre 150 road show di Interwine in 70 città della Cina e comunicazione sia B2B che B2C. 

“La Cina sta ripartendo e questa è un’ottima notizia, sia dal punto di vista del contagio, perché ci offre indicazioni preziose sulla validità delle misure che abbiamo intrapreso, sia dal punto di vista economico perché il paese del Dragone è il secondo consumatore di vino nel mondo e questo rappresenta una grandissima potenzialità per le nostre aziende - dice Silvana Ballotta AD di Business Strategies –  Questo periodo di fermo forzato ci ha consentito  di mettere a punto un progetto che vede la tecnologia digitale  quale elemento innovativo e di rottura rispetto a metodologie che, oramai abbiamo capito, il covid19 ha reso anacronistiche e inappropriate per il futuro che ci aspetta. Non dobbiamo pensare a questo tempo come a un periodo di inattività, al contrario, questo è il momento di studiare le mosse per il futuro e attrezzarci per attuarle non appena sarà possibile”.

Il progetto, che doveva essere presentato alle aziende con una serie di eventi organizzati nel mese di marzo, verrà invece illustrato, in ottemperanza alle norme di sicurezza sanitaria vigenti, attraverso webinar dedicati cui sarà possibile accedere su invito.

Lo strumento messo a disposizione delle aziende italiane è particolarmente opportuno in questo momento sul mercato cinese, perché il paese sta ripartendo dopo il “grande fermo” dovuto al COVID 19.

Con una crescita costante della domanda anno su anno, per un valore di import del vino di 12,7 mld lo scorso anno, il paese del Dragone diventerà il secondo consumatore di vino nel 2020, inoltre, la Cina è il più grande mercato di e-commerce al mondo con 850 milioni di acquirenti pari a quasi il 60% della popolazione.

In un mercato che offre grandissime potenzialità ma anche una forte complessità, in un momento estremamente delicato per la vita di tante imprese, Winease promette di rappresentare una importante chance per le aziende italiane del settore guidandole nella promozione dei propri vini nella maniera più mirata ed efficace.

“Siamo molto orgogliosi di questo progetto – ha detto Luca Qiu – frutto di un grande lavoro insieme ai nostri partner per identificare i punti critici per le aziende vitivinicole italiane ad approcciare il mercato cinese, e insieme sviluppare una soluzione molto completa per far apprezzare e vendere il vino italiano in Cina. Abbiamo scelto di far intraprendere un percorso digitale alle aziende che accederanno al progetto, principalmente integrando le soluzioni di Tencent cloud e WeChat, per sfruttarne le loro innovative solution tecnologiche”.

domenica 29 marzo 2020

Il lavoro ai tempi del contagio: AAMOD lancia campagna raccolta video a documentazione partecipata per nuovo fondo di archivio storico

L'Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD) chiama tutti i lavoratori attualmente impiegati o strategici o improvvisamente trovatisi senza attività e reddito ad interagire attraverso racconti e testimonianze video della propria condizione e degli attuali servizi forniti. La raccolta dei documenti audiovisivi inviati servirà ad ampliare uno dei più rilevanti patrimoni filmici italiani in materia di storia e società: l'AAMOD costituirà per questo un fondo speciale dedicato a materiali video autoprodotti.






In queste settimane di profondi sconvolgimenti dovuti alla diffusione del Coronavirus, un pesante tributo è a carico del modo del lavoro.  Chi ha perso il lavoro, chi è stato messo in ferie forzate, chi prosegue l’attività temendo per le proprie condizioni di sicurezza, chi ha scioperato, chi è in prima linea per difendere la vita negli ospedali, chi per la prima volta sta lavorando da casa e chi si è trovato all'improvviso senza una fonte di reddito. Dipendenti, precari, partite IVA, piccoli imprenditori, in moltissimi stanno vivendo un profondo sconvolgimento delle proprie condizioni di lavoro e di vita.

Per documentare, raccontare, interpretare le nuove condizioni di lavoro in questo delicato momento storico, l’AAMOD lancia una campagna per la raccolta di documentazione partecipata e costituisce un fondo dedicato a materiali video autoprodotti. Un modo per raccontare l’emergenza COVID-19 dal punto di vista dei lavoratori e per riflettere su come questa condizione possa incidere sulle trasformazioni sociali e politiche già in atto.

L’oggetto dei materiali video può riguardare qualunque argomento connesso con la tematica del "LAVORO AI TEMPI DELL’EMERGENZA CORONAVIRUS IN ITALIA": la denuncia di condizioni di lavoro non adeguate ai parametri di sicurezza, le condizioni di difficoltà sociale e familiare che lavoratrici e lavoratori si trovano a vivere, lo sforzo e il senso di responsabilità di coloro che lavorano per garantire beni di prima necessità, l’impegno e la generosità del personale ospedaliero e di chi deve garantire i servizi pubblici essenziali.

Basterà inviare i propri video girati con i mezzi che si hanno a disposizione (telefonini, fotocamere, videocamere…) per contribuire ad implementare questo fondo, destinato non solo a conservare la memoria di quanto sta accadendo nel mondo del lavoro, ma anche ad essere immediatamente riutilizzato in nuove opere, documentari, reportage, studi. 

I materiali, inviati attraverso le comuni piattaforme web o di condivisione file, dovranno essere accompagnati dall’autorizzazione al loro utilizzo sul modello predisposto e scaricabile dal sito AAMOD. Alcuni di questi verranno utilizzati e rielaborati per raccontare sin da subito cosa vivono, raccontano, denunciano le lavoratrici e i lavoratori ai tempi del contagio.

Cosa riprendere 

Scene di lavoro quotidiano ai tempi dell’emergenza sanitaria:

-     l’arrivo sul posto di lavoro, l’ingresso e le misure di sicurezza adottate, le condizioni lavorative con particolare riguardo a ciò che è cambiato in questo periodo;

-     la situazione nei luoghi aperti al pubblico, le misure di prevenzione adottate;

-     le condizioni e modalità di svolgimento del lavoro nel settore della logistica e dei trasporti.

Una giornata tipo, raccontata attraverso i momenti più significativi.

Una testimonianza, personale o di un collega. In questo caso può essere interessante sapere come sono cambiate le condizioni di lavoro, se e come vengono adottate misure di sicurezza, come è stata recepita l’emergenza da parte del datore di lavoro e dei lavoratori. Riflessioni più ampie anche sul rapporto con la famiglia: prospettive, timori, desideri...

Come riprendere 

-     Riprendere sempre in orizzontale, non usare il telefono in verticale.

-     Assicurarsi un audio “pulito”, posizionandosi con il supporto di ripresa vicino alla fonte sonora.

-     Fare riprese stabili e lunghe (senza fretta e cambi continui di inquadratura).

-     Se si scelgono movimenti di camera, riflettere prima sull’inquadratura di inizio e quella finale dedicando a entrambe, prima e dopo il movimento, un tempo adeguato.

-     In genere, anche i telefonini permettono di bloccare la messa a fuoco e l’esposizione… utilizzare questi strumenti quando necessario.

-     Sarebbe meglio non inviare contenuti troppo lunghi, intorno ai 10/15 minuti al massimo. Se si ritiene di aver materiale di dimensioni maggiori e di particolare interesse, è possivile contattare direttamente lo staff per valutare insieme come procedere.

Come inviare 

Mettersi in contatto con gli operatori AAMOD, sia per avere informazioni di carattere generale e chiedere consigli, sia per conoscere le modalità di invio del materiale ed avere i modelli di liberatoria da inviare al momento dell’invio.

Per informazioni e modalità di partecipazione: www.aamod.it

venerdì 27 marzo 2020

Vino e territori, gestione della vite e difesa fitosanitaria sostenibile: l'Oltrepò Pavese pubblica il bollettino della vite

Andamento meteorologico, fase fenologica raggiunta dalla vite, consigli relativi alle operazioni colturali, strategie ed interventi di difesa fitosanitaria ma anche aspetti di carattere burocratico ed amministrativo per le aziende agricole. E' il bollettino della vite realizzato da Terre d'Oltrepò, punto di riferimento lombardo che guarda con attenzione alla sostenibilità.








E' uscito in questi giorni il bollettino della vite realizzato dalla cantina Terre d’Oltrepò, a cura dell’agronomo Nicola Parisi con il patrocinio di Ersaf e Co.Pro.Vi. Il documento di estrema importanza e punto di riferimento tecnico della vite in Lombardia con speciale riferimento all’Oltrepò Pavese, esce a scadenza settimanale proprio nei periodi cruciali della coltivazione. Il bollettino si avvale del patrocinio di Ersaf Lombardia e di Co.Pro.Vi Società Cooperativa ed è distribuito non solo ai soci di quest’ultima e della cantina oltrepadana ma è consultabile sul sito di Regione Lombardia da tutti i viticoltori.

“In questi giorni – spiega il presidente Andrea Giorgi di Terre d’Oltrepò – è in uscita il primo numero del 2020 che diventerà con l’andamento stagionale addirittura un bollettino settimanale. Siamo orgogliosi di fornire questo servizio a tutti i viticoltori lombardi grazie ad un accordo siglato con Ersaf e Co.Pro.Vi. A redigerlo è il nostro agronomo Parisi, tecnico di estrema esperienza che ogni settimana fa il punto su diverse questioni agronomiche legate alla coltivazione della vite. Un servizio utile che svolgiamo con massima attenzione proprio per fornire il necessario supporto a chi lavora in campagna”.

Nato nel 1985, per iniziativa della Fondazione Carlo Gallini di Voghera, il Bollettino di difesa della vite riportava indicazioni destinate agli eliconsorzi, allo scopo di ridurre il numero di trattamenti che era compreso fra 15 e 20.

“Nel tempo – spiega Nicola Parisi, agronomo di Terre d’Oltrepò - si è arricchito di contenuti e significati ed è diventato il veicolo dell’informazione per l’adozione di razionali pratiche di gestione della vite, di difesa fitosanitaria per aziende convenzionali e “bio”, e degli adempimenti obbligatori stabiliti dalla normativa vigente”. La redazione del bollettino è l’atto finale di una serie di attività che sono propedeutiche alla sua stesura. “Le proposte - spiega l’agronomo Parisi - di difesa fitosanitaria e gestione della vite sono infatti basate su analisi dei dati meteo registrati dalla Rete Agrometeorologica di Terre d’Oltrepò; rilievo settimanale delle fasi fenologiche della coltura; valutazione della presenza e composizione floristica delle infestanti; analisi dei risultati dei monitoraggi settimanali in vigneti TNT (Testimone Non Trattato) dove non vengono eseguiti trattamenti fitosanitari per studiare l’epidemiologia delle principali malattie della vite (Peronospora, Oidio); attività di monitoraggio attraverso rilievi della presenza di insetti dannosi (Nottue, Bostrichidi, Cicaline, etc.); rilievi e valutazioni settimanali relative al ciclo di Scaphoideus titanus, vettore della Flavescenza dorata della vite; rilievi settimanali attraverso l’utilizzo di trappole cromotattiche (per cicaline e Scaphoideus titanus), alimentari (Drosophila suzukii) e/o a feromoni (Lobesia botrana) per la valutazione delle popolazioni o dell’andamento del volo degli adulti dei principali insetti dannosi per la vite e il monitoraggio di alcune malattie della vite in collaborazione con il Servizio Fitosanitario della Regione Lombardia”.

Il comunicato è suddiviso in sezioni che riportano l’andamento meteorologico della settimana (o periodo) precedente; la fase fenologica raggiunta dalla vite; consigli relativi alle operazioni colturali; strategie ed interventi di difesa fitosanitaria basati sulle osservazioni fatte in campo e le previsioni meteo della settimana successiva; eventuali comunicazioni relative a decreti di lotta obbligatoria e/o scadenze di carattere burocratico ed amministrativo per le aziende agricole.

Alla redazione del Comunicato partecipano 5-6 agronomi professionisti che si scambiano le informazioni sulle osservazioni in campo e condividono le strategie proposte. Il bollettino persegue alcune importanti finalità nel proporre strategie razionali di gestione e difesa della vite come la tutela della salute dell’operatore agricolo; la tutela della salute del consumatore e la salvaguardia dell’ambiente. “In altre parole – spiega Parisi - è, a tutti gli effetti, uno strumento di “sostenibilità” che accompagna i viticoltori nell’affrontare le sfide che si pongono per il futuro.

Per esempio i cambiamenti climatici (occorre adattare le strategie di gestione e difesa della vite in relazione ai cambiamenti climatici in atto per assicurare il raggiungimento di standard qualitativi elevati); la gestione delle “resistenze” (si tratta di utilizzare i fitofarmaci che abbiamo a disposizione scongiurando il rischio di selezionare, con un uso improprio, ceppi di patogeni resistenti alle sostanze attive che impieghiamo); il vigilare sulla eventuale comparsa di nuovi patogeni e/o insetti dannosi alla vite che possono giungere da altri paesi”.

giovedì 26 marzo 2020

Coronavirus: vino in giacenza per produrre alcol per igienizzanti

Vino e solidarietà, Coronavirus: anche le cantine e le distillerie italiane sono pronte a dare il loro contributo ai servizi sanitari impegnati nella emergenza epidemiologica da Covid-19. La proposta arriva da Alleanza cooperative agroalimentare e AssoDistil.







L'iniziativa prevede la possibilità di destinare una parte delle giacenze di vino a una distillazione volontaria, un'operazione che consentirà di rifornire da subito le distillerie di alcool destinato alla produzione di igienizzanti e di limitare l'attuale ricorso alla importazione dall'estero. La misura di distillazione è espressamente prevista da normative europee e attende ora il via libera da parte del nostro Ministero, che sta esaminando la proposta.

"La volontà del sistema cooperativo è di poter dimostrare tutta la propria solidarietà al settore sanitario e più in generale all'intera collettività", ha spiegato il presidente di Alleanza cooperative agroalimentari Giorgio Mercuri. "Come risulta dagli ultimi dati in possesso del Ministero delle politiche agricole, nelle cantine dei produttori, da nord a sud dell'Italia, vi sono giacenze di vino da tavola e a denominazione. La misura della distillazione di solidarietà può rappresentare a nostro avviso un'importante opportunità per i produttori e per il Paese: potremmo immettere sul mercato alcool destinato alla produzione di igienizzanti utilizzando le scorte nazionali di vino".

I dettagli della proposta, che è stata avanzata in questi giorni attraverso una lettera indirizzata alla ministra Teresa Bellanova, sono spiegati da Antonio Emaldi, presidente di AssoDistil: "si tratta di dare il via libera a una distillazione in via temporanea per due mesi, aprile e maggio, di circa 2 milioni di ettolitri, per una produzione di circa 22 milioni di litri di alcole. Come stabilito all'art. 216 del regolamento 1308/2008, i produttori di vino per questa operazione dovrebbero ottenere un contributo da parte dello Stato, nella logica di evitare conseguenti distorsioni nei mercati di riferimento e contenere il prezzo di vendita degli igienizzanti ai consumatori finali".

martedì 24 marzo 2020

Coronavirus, Regione Lazio: firmato protocollo d’intesa per l’individuazione di un vaccino contro il COVID-19

Al via il protocollo d’intesa tra il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il ministro della Salute, Roberto Speranza, il ministro dell’Università e della Ricerca scientifica, Gaetano Manfredi, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’IRCCS “Spallanzani”, per l’individuazione di un vaccino contro il COVID-19. Stanziati 8 milioni di euro.







E’ stato firmato oggi il protocollo d’intesa tra il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il ministro della Salute, Roberto Speranza, il ministro dell’Università e della Ricerca scientifica, Gaetano Manfredi, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’IRCCS “Spallanzani”, per l’individuazione di un vaccino contro il COVID-19. Per la realizzazione di questo obiettivo sono stanziati 8 milioni di euro, 5 milioni a carico della Regione Lazio, trasferiti allo Spallanzani, e 3 milioni a carico del Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica.

Con il protocollo d’intesa vengono messe in campo tutte le azioni necessarie per contribuire alla soluzione dell’emergenza epidemiologica, attraverso l’iniziativa di ricerca tecnico-scientifica, che punta alla individuazione nel più breve tempo possibile di un vaccino contro il COVID-19, che sarà finalizzato all’uso clinico e nello studio clinico di Fase I.

Impegno comune, delle Istituzioni e degli enti di ricerca coinvolti, è mettere a disposizione competenze, professionalità, strutture, risorse umane e finanziarie, collaborando, cooperando e mettendo in atto ogni azione possibile per il raggiungimento dell’obiettivo concreto.

Tutti i firmatari del protocollo assicurano l'impegno delle proprie organizzazioni. Il Cnr e lo Spallanzani sono autorizzati, in stretta collaborazione e cooperazione e per le rispettive competenze, ad avviare ogni azione e attività scientifica, tecnica e gestionale per trovare il vaccino contro il Covid-19. La conduzione della ricerca sarà monitorata da un comitato internazionale che sarà individuato congiuntamente da Cnr e Spallanzani di concerto con i due Ministeri. Il Ministero dell’Università e della Ricerca e il Ministero della Salute si impegnano a sostenere l’intervento con iniziative di supporto e facilitazione, anche con l’eventuale coinvolgimento degli altri enti di ricerca vigilati e delle università.

La Regione Lazio si impegna a mettere a disposizione la propria organizzazione e le strutture territoriali, nello specifico quelle sanitarie, anche garantendo il rilascio delle necessarie autorizzazioni, per l’esecuzione del presente protocollo.

Il Protocollo d’intesa ha la durata di due anni al fine di consentire il completamento delle attività di ricerca e il raggiungimento degli obiettivi scientifici.

“La firma di questo protocollo è di fondamentale importanza. Con le nostre eccellenze scientifiche e con gli 8 milioni di euro che mettiamo a disposizione della ricerca, vogliamo rendere disponibile e accessibile alla popolazione italiana e mondiale un vaccino contro il COVID-19 che sarà in grado di salvare vite adesso e in futuro. L'obiettivo comune è mettere a sistema le competenze di ognuno con la finalità urgente e prioritaria di affrontare e risolvere la grave crisi epidemiologica. Oggi stiamo assistendo a un momento difficilissimo per la nostra Nazione e tutti insieme stiamo facendo il massimo, con un impegno incredibile, per uscire vittoriosi da questa guerra. Ognuno di noi è chiamato a dare il proprio contributo, dal singolo cittadino alle Istituzioni, passando per quello straordinario esercito di specialisti della medicina, di volontari, e di lavoratori che non mollano e che sono il nostro vanto a livello mondiale. A tutti – conclude il governatore del Lazio - non va solo il più sentito e accorato ringraziamento, ma anche il sostegno che serve per progredire e fare fuori una volta per tutte questo maledetto virus. Uniti si vince”, a dichiararlo il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

“In queste settimane sono in contatto costante con Università ed Enti di ricerca. L’impegno del mio ministero è infatti indirizzato principalmente a stimolare e valorizzare tutte le ricerche utili per contrastare il Covid-19” commenta il ministro per l’Università e la Ricerca scientifica, Gaetano Manfredi. “Ora arriva questo protocollo, in cui credo fortemente” aggiunge il ministro “sia perché indispensabile per contribuire a superare l’emergenza che sta tormentando il nostro Paese sia per affermare una volta di più il prestigio internazionale della nostra ricerca, rendendola protagonista nella corsa globale al vaccino. Non è un caso se anche durante questa emergenza così drammatica stia emergendo la centralità della ricerca per risolvere i problemi dei cittadini. In Italia abbiamo scienziati formidabili, capaci e competenti, il cui lavoro è fondamentale per sconfiggere il coronavirus e costruire un nuovo futuro per il paese”.

Vino e tendenze, Cina: il successo del vino rosso grazie al simbolismo culturale

I cinesi sono i principali consumatori di vino al mondo e, secondo un rapporto dell'istituto International Wine and Spirit Research (IWRS) l'80% è rosso. A spingere i consumi verso questa tipologia di vino prevale in larga misura il simbolismo culturale, in quanto il colore rosso viene associato a felicità, fortuna e ricchezza, tanto da essere considerato il colore nazionale cinese.





Nella tradizione e nella vita quotidiana della Cina a ciascun colore sono associate determinate sensazioni e messaggi, come del resto avviene in ogni cultura. Tra questi il rosso gioca un ruolo fondamentale nell'influenzare la percezione e di conseguenza il comportamento anche dei consumatori di vino.

A sostenere questa tesi è Emilie Steckenborn, donna del vino più influente del paese asiatico. Il colore rosso è culturalmente associato a felicità, fortuna e ricchezza, tanto da essere considerato il colore nazionale: tutto questo ha un senso e ci spinge a capire perché la maggior parte dei consumatori cinesi scelgono questa tipologia di vino, generalmente bevuto in cene di lavoro o affari proprio a ragione di essere associato simbolicamente al buon auspicio. Con l'80% del mercato, il vino rosso è il più consumato e ricercato anche perché viene considerato una valida alternativa ai superalcolici e una scelta più sofisticata rispetto alla birra.

Non a caso negli ultimi anni in Cina il consumo di vino rosso è quasi triplicato e il Paese è diventato il primo consumatore mondiale di vino rosso. Basti pensare che le vendite al dettaglio di vino rosso in Cina sono state valutate a circa 64,6 miliardi di dollari nel 2018.

A dominare è il Cabernet Sauvignon, tipologia di vino rosso leader di mercato, non solo in Cina, ma in tutta l'Asia. I quattro marchi principali che rappresentano il 40% delle vendite di vino sulle famose piattaforme Alibaba, Taobao e Hema sono DBR Lafitte, Penfolds/Rawson Retread, Yellow Tail e Concha Y Toro.

Come si evince l'Italia, nonostante contenda alla Francia il primato di maggior produttore mondiale di vino, è molto in ritardo nel presidio del mercato cinese nel quale sono meglio posizionate Australia, Cile e Spagna. In minor misura rispetto a questi, i vini italiani più apprezzati e diffusi al momento sono quelli piemontesi con Barbaresco e Barolo e toscani con Chianti e Brunello di Montalcino. Quest'ultimo rappresenta però un’eccezione poiché raggiunge un tasso di penetrazione nei Paesi asiatici del 15% dell’export totale, il doppio rispetto alla media degli altri rossi italiani.

Concludendo, in termini di marketing, quando si pensa alla Cina bisogna sempre ricordare della distanza culturale. Approcciarsi a paesi così complessi richiede un’attenta valutazione e analisi che possano permettere di ottenere risultati concreti e duraturi.

Vinitaly, si rimanda al 2021. Il new deal di Verona Fiere per affrontare il post emergenza Coronavirus

Il Gruppo Veronafiere ridefinisce gli assetti per riorganizzare la propria attività e affrontare sia l’attuale emergenza, sia la riprogettazione di tutte le azioni in vista della ripresa. Ridefinizione di obiettivi e strategie del Gruppo per proseguire l’attività in Italia e all’estero e ripartire prontamente quando si tornerà a pieno regime. Il post emergenza si chiama rinascita. Rivoluzionato il calendario per sostenere il business delle imprese e dei settori. Vinitaly al 2021, nelle date già fissate nel calendario del prossimo anno: 18-21 aprile. Investimenti straordinari sugli eventi di settore all’estero.





Il perdurare dell’emergenza Coronavirus a livello nazionale, con il susseguirsi dei decreti urgenti della presidenza del Consiglio dei ministri, e la più recente propagazione dello stesso a livello europeo e non solo, hanno reso improcrastinabili alcune decisioni. Per tali ragioni Il consiglio di amministrazione, d’intento con la direzione generale e il management, ha deliberato in merito a molteplici aspetti essenziali per il proseguimento dell’attività del Gruppo. Fra questi, la ridefinizione di obiettivi, strategie e investimenti per la messa in sicurezza dei prodotti, della propria clientela e del business dei settori correlati. Questa situazione complessa ha avuto un impatto dirompente anche sull’industria fieristica europea. Ad oggi, sono oltre 200 le manifestazioni sottoposte a revisione di calendario, con una perdita complessiva che sfiora i 6 miliardi di euro e 51.400 posti di lavoro a rischio, senza considerare l’indotto e la perdita di 39 miliardi di euro di export generati dalle rassegne internazionali per le PMI europee. Così il presidente di Veronafiere Maurizio Danese a commento della grave situazione generata dal Coronavirus.

Di seguito i punti principali dei provvedimenti adottati dal CdA del Gruppo Veronafiere, riunitosi nella giornata di ieri in convocazione straordinaria.

Per la prima volta nella propria storia, anche Vinitaly dovrà posticipare la sua 54ª edizione. Con essa sono rinviate anche le concomitanti Sol&Agrifood ed Enolitech. Le nuove date delle manifestazioni sono perciò riprogrammate al 18-21 aprile 2021, mentre Veronafiere concentrerà la seconda parte dell’anno 2020 al sostegno del business delle aziende italiane sui mercati.

Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: «Il post emergenza per noi si chiama rinascita, che fino all’ultimo abbiamo continuato a confidare potesse avvenire a giugno. Ma la crisi sanitaria si è, come evidente a tutti, decisamente inasprita e ciò che inizialmente sembrava possibile ora non lo è più. Vinitaly, In accordo con le organizzazioni di filiera, Vinitaly, Sol&Agrifood ed Enolitech si spostano quindi al prossimo anno.Per questo – conclude Mantovani –, oltre a lavorare con investimenti straordinari sui nostri eventi internazionali Vinitaly Chengdu, Vinitaly China Road Show, Wine South America (23-25 settembre 2020), Vinitaly Russia (26 e 28 ottobre 2020), Vinitaly Hong Kong (5-7 novembre 2020), Wine To Asia (9-11 novembre 2020) e le iniziative della Vinitaly International Academy, ci mettiamo a disposizione del settore e del sistema della promozione per considerare la realizzazione di un evento innovativo il prossimo autunno a servizio delle aziende».

La decisione del riposizionamento di Vinitaly al 2021 è stata presa d’intesa con i rappresentanti delle associazioni di settore: Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc, Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, Sandro Boscaini, presidente di Federvini, Luca Rigotti, coordinatore settore vino Alleanza Cooperative e Matilde Poggi, presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti.

Modifiche al calendario degli eventi. Veronafiere, in quanto organizzatore diretto delle proprie rassegne, a causa dell’epidemia di Coronavirus ha dovuto necessariamente riposizionare nel giro di due settimane un calendario di eventi che ne conta circa 70 in programma nel corso dell’anno tra Italia ed estero, alcuni fortemente radicati nella loro stagionalità.

Di seguito il calendario con i principali eventi organizzati direttamente da Veronafiere o da terzi che hanno subito modifiche.


Vino e ricerca, Smoke Taint: uno spray naturale per proteggere l'uva dal fumo degli incendi

Un team di ricerca canadese ha messo a punto un biofilm spray che protegge l'uva dal fumo degli incendi. A base completamente naturale viene utilizzato in agricoltura per prevenire una malattia delle ciliege. Lo studio pubblicato sul Journal of Agricultural and Food Chemistry.





Smoke Taint, ovvero il sentore di fumo nel vino è un problema che affligge diverse zone viticole nel mondo. L'odore, sgradevole, è l'effetto dell’esposizione delle uve al fumo provocato dagli incendi che comporta una trasformazione non attesa sulla composizione chimica e sulle caratteristiche sensoriali del vino. Responsabili della contaminazione sono i fenoli volatili liberi prodotti dalla combustione del legno che, assorbiti dall'uva, si legano agli zuccheri presenti nella polpa dando vita a glicosidi che sono di fatto i precursori del sentore di fumo.

Il team di ricerca della UBC Okanagan in Canada, hanno avviato lo studio sulla base del fatto che quando l'uva da vino assorbe il fumo, questa reagisce rivestendo i composti zuccherini con i suoi enzimi. Di fatto questo rivestimento maschera l'odore di fumo; i fenoli che ne sono i responsabili, vengono rilasciati poi solo in fase di fermentazione. Questo comporta lunghe attese da parte dei produttori per scoprire se le loro uve sono affette da smoke taint e quindi adatte per essere vinificate.

Da queste considerazioni è scaturita l'idea di proteggere le uve dal fumo degli incendi mediante l'applicazione di uno spray a base di fosfolipidi, tipicamente usato in agricoltura per prevenire le crepe nelle ciliegie. Il biofilm è un prodotto naturale ottenuto nella maggioranza dei casi dalla lecitina estratta da semi di soia. Le sostanze attive che la compongono sono utili a potenziare le difese naturali della pianta contrastando numerose fisiopatie.

Per testare lo spray, il team ha spruzzato le uve esposte al fumo di un incendio boschivo simulato per un periodo di una settimana. I risultati sono stati incoraggianti ed hanno mostrato che il biofilm ha ridotto i livelli di fenoli volatili. Lo studio, in fase di perfezionamento, aggiunge un nuovo tassello nella prevenzione da smoke taint per eliminare i composti fenolici latenti che risiedono all'interno del vino contaminato dal fumo.

lunedì 23 marzo 2020

Ricerca, il sole per produrre il freddo

Uno studio del Politecnico di Torino (SMaLL) e dell’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRiM), ha messo a punto un dispositivo capace di generare un effetto di raffrescamento senza l’utilizzo di energia elettrica. La ricerca pubblicata sulla rivista Science Advances. 






Raffrescare e riscaldare gli ambienti in cui viviamo o lavoriamo è un’esigenza comune nella maggior parte delle aree abitate. In Europa, l’energia consumata per la climatizzazione è già in aumento, ma l’innalzamento delle temperature in diverse regioni del mondo fa prevedere un possibile aggravarsi di questa esigenza. Per soddisfare il bisogno di raffrescamento degli edifici durante la stagione estiva, la tecnologia più diffusa a livello domestico e industriale è il classico condizionatore, che spesso impiega fluidi refrigeranti ad alto impatto ambientale e richiede inoltre un elevato fabbisogno di elettricità. Come ridurre, quindi, l’impatto energetico del raffrescamento degli edifici?

Una proposta arriva da un gruppo di studiosi del Politecnico di Torino (SMaLL) e dell’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRiM), che ha studiato un dispositivo capace di generare un effetto di raffrescamento senza l’utilizzo di energia elettrica.

Come nei dispositivi tradizionali, anche questa nuova tecnologia diminuisce la temperatura di un ambiente sfruttando l’evaporazione di un liquido. Tuttavia, la chiave della nuova soluzione proposta dai ricercatori torinesi è quella di usare semplice acqua e comune sale invece di composti chimici potenzialmente dannosi per l’ambiente. L’impatto ambientale del nuovo dispositivo è inoltre ridotto perché basato su fenomeni passivi, ossia processi spontanei come la capillarità o l’evaporazione, invece che su pompe e compressori che necessitano di energia e manutenzione.

Come spiega Matteo Alberghini, dottorando del Dipartimento Energia del Politecnico e primo autore della ricerca, far evaporare acqua per ottenere una sensazione di fresco è una soluzione nota da millenni, come il sudore che evapora sulla pelle per raffrescarci o un fazzoletto imbevuto appoggiato sulla fronte nelle giornate più calde. L'idea del gruppo di ricerca permette di ingegnerizzare questa tecnologia, massimizzandone l’effetto e rendendola possibile in qualsiasi condizione ambientale.

Anziché essere esposta all’aria, l’acqua pura bagna una membrana impermeabile che la separa da una soluzione di acqua e sale ad alta concentrazione. La membrana può essere immaginata come un setaccio con maglie grandi un milionesimo di metro: grazie alle sue proprietà idrorepellenti, questa membrana non viene attraversata dall’acqua liquida ma solo dal vapore. In questo modo, l’acqua dolce e salata non si mescolano, mentre il vapore d’acqua è libero di passare da una parte all’altra della membrana. In particolare, la differente salinità nei due liquidi consente all’acqua pura di evaporare più velocemente di quella salata.

Questo meccanismo raffredda l’acqua pura, e può essere amplificato grazie alla presenza di diversi stadi evaporativi. L’acqua salata tenderà gradualmente a “raddolcirsi” nel tempo e dunque l’effetto raffrescante ad attenuarsi; tuttavia, la differenza di salinità tra le due soluzioni può essere continuamente - e in modo sostenibile - ristabilita tramite l’energia solare, come peraltro dimostrato in un altro recente studio.

La caratteristica vincente del dispositivo ideato al Politecnico di Torino risiede nella sua progettazione: queste unità refrigeranti, spesse qualche centimetro ciascuna, possono funzionare autonomamente oppure essere disposte in serie, come accade con le comuni batterie, impilandole per aumentare l’effetto di raffrescamento. In questo modo è possibile calibrarne la potenza in base alle singole esigenze, raggiungendo capacità di raffrescamento confrontabili a quelle tipicamente necessarie per gli usi domestici. Inoltre, l’acqua non ha bisogno di pompe per essere movimentata all’interno del dispositivo, ma si “sposta” in modo spontaneo grazie all’effetto capillare di alcuni componenti che, così come la carta da cucina, sono capaci di assorbire e trasportare l’acqua anche contro la forza di gravità.

Anche altre strategie per il raffrescamento passivo sono in fase di sperimentazione in diversi centri di ricerca mondiali, ad esempio quelle basate sulla dispersione di calore per effetto radiativo. Il raffrescamento radiativo, seppur promettente e adatto ad alcune applicazioni, presenta però due grossi limiti: il principio su cui si basa è inefficace in climi tropicali e in generale nelle giornate molto umide, quando peraltro il bisogno di condizionamento sarebbe maggiore; inoltre il limite teorico della potenza di raffrescamento che può fornire è piuttosto ridotto. Il prototipo passivo, basato invece sul raffrescamento evaporativo tra due soluzioni acquose a diverse salinità, potrebbe superare questo limite, realizzando un effetto utile indipendente dall’umidità esterna. Per di più è possibile ottenere in futuro una capacità di raffrescamento anche più elevata aumentando la concentrazione della soluzione salina oppure ricorrendo ad un design modulare più spinto del dispositivo.

Il potenziale basso costo di produzione – appena qualche euro per ciascuno stadio – e la semplicità dell’assemblaggio renderebbero il dispositivo ideale per essere installato in zone rurali, dove la scarsa presenza di tecnici specializzati può rendere difficoltosa l’installazione e la manutenzione dei sistemi tradizionali. Interessanti ricadute potrebbero anche aversi in regioni ricche di acque ad alta concentrazione salina, come ad esempio quelle costiere, nelle vicinanze di grossi impianti di dissalazione oppure in prossimità di saline.

Ad ora, la tecnologia non è ancora pronta per una immediata commercializzazione. Tuttavia, ulteriori sviluppi (anche soggetti a futuri possibili finanziamenti o collaborazioni industriali) sono possibili. In prospettiva, tale tecnologia potrebbe affiancare gli impianti già esistenti alleggerendo il loro carico di lavoro e, così ridurre il consumo energetico a parità di effetto raffrescante.

Coronavirus e ricerca, accelera lo sviluppo del trattamento antivirale per COVID-19 e kit di autoanalisi rapida

Celltrion Group, società biofarmaceutica con sede a Incheon, in Corea del Sud ha annunciato di aver completato la prima fase di sviluppo di un trattamento antivirale per combattere la diffusione della COVID-19 e spera di avviare studi clinici sull’uomo nel terzo trimestre 2020. Celltrion mira a lanciare anche un kit diagnostico di autoanalisi rapida per la COVID-19 per quest’estate.






La ricerca sta accelerando ed a breve potremmo avere a disposizione un farmaco antivirale per combattere la diffusione della COVID-19 insieme ad un kit appositamente progettato per fornire risultati in pochi minuti. Sfruttando l’esperienza acquisita nello sviluppo di farmaci biologici a livello mondiale, Celltrion Group intende mantenere l’impegno nel sostenere i pazienti e i sistemi sanitari durante la pandemia.

Celltrion Group ha annunciato oggi importanti traguardi negli sforzi per combattere la pandemia da nuovo coronavirus 2019 (COVID-19). Nell’ambito del piano di preparazione d’emergenza per affrontare l’epidemia, che ha infettato oltre 200.000 persone in tutto il mondo. Celltrion ha completato con successo la prima fase di sviluppo di un trattamento antivirale per combattere il COVID-19 e mira a lanciare un kit diagnostico di autoanalisi rapida che potrebbe fornire risultati entro 15-20 minuti dall'autoanalisi.

Celltrion è stata scelta dal Centro per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie coreano (Korea Centers for Disease Control, KCDC) come uno sviluppatore preferenziale per un progetto di anticorpi monoclonali per trattare e prevenire la COVID-19. La Corea è stata uno dei primi paesi ad essere colpito dalla pandemia.3 Celltrion ha identificato la libreria di anticorpi prelevati dal sangue di pazienti guariti in Corea e che si ritiene siano coinvolti nella neutralizzazione del virus, potendo quindi contribuire alla guarigione dalla COVID-19. Questi anticorpi vengono sottoposti a ulteriori esami per identificare quelli che sono più efficaci nel neutralizzare il virus responsabile della COVID-19. Una volta identificati, formeranno la base del trattamento antivirale che verrà testato in sperimentazioni precliniche e cliniche in tutto il mondo nel terzo trimestre 2020.

Celltrion prevede inoltre di sviluppare un ‘super anticorpo’ in grado di attaccare e neutralizzare tutti i tipi di ceppi associati al coronavirus, come quelli che provocano la COVID-19 e la SARS, consentendo ulteriore protezione contro mutazioni impreviste o inattese. Celltrion spera che il candidato ‘super anticorpo’ possa contribuire alla preparazione per potenziali situazioni di pandemie future.

Oltre allo sviluppo terapeutico di anticorpi, Celltrion mira a lanciare un kit diagnostico di autoanalisi rapida nell’estate di quest’anno. Il kit si concentrerà sul gene che codifica la proteina spike (S) sulla superficie del coronavirus, una glicoproteina essenziale per l’ingresso virale in cellule ospiti umane. Il kit è progettato per mostrare i risultati entro 15-20 minuti, con sensibilità e specificità ottimizzate e migliori caratteristiche di precisione. Una volta ottenuto un marchio CE, il kit diagnostico di autoanalisi rapida diventerà disponibile in tutta Europa attraverso Celltrion Healthcare. Celltrion prevede di presentare una domanda di autorizzazione del dispositivo all’FDA negli Stati Uniti e ad altre autorità normative dopo aver acquisito i dati pertinenti.

“Il nostro trattamento antivirale per la COVID-19 è progettato per addestrare il sistema immunitario a produrre anticorpi che riconoscano e blocchino la proteina spike utilizzata dal virus per penetrare nelle cellule umane. Gli anticorpi che si legano all’antigene della COVID-19 verranno anche utilizzati per sviluppare un kit diagnostico. Abbiamo implementato un piano di preparazione all’emergenza agli inizi dell’epidemia da coronavirus 2019, sfruttando le nostre esclusive tecnologie di scoperta, sviluppo e produzione di anticorpi. Rinnoviamo il nostro impegno ad appoggiare i sistemi sanitari di tutto il mondo e a innovare per sostenere i pazienti per l’intera durata di questa pandemia”, ha dichiarato Ki-Sung Kwon, Responsabile della Divisione R&D di Celltrion.

domenica 22 marzo 2020

Coronavirus, asintomatici: la scienza ora studia se sviluppano anticorpi e memoria immunitaria contro il virus

Il mondo della ricerca si sta muovendo per comprendere se le persone che hanno contratto il virus e non presentano sintomi “misurabili” possa essere la speranza per una rapida immunità di gregge. 







Del coronavirus SARS-CoV-2 si sa ancora poco e, di fatto, acquisiamo le informazioni  giorno per giorno: da quanto apparso in alcuni articoli su Science e dai dati che stanno emergendo dallo studio epidemiologico di Vo' Euganeo, le persone che hanno contratto il virus e non presentano sintomi “misurabili” (febbre, tosse, difficoltà respiratorie) sono in numero elevatissimo. Quindi non avendo alcun sintomo, tali soggetti sono purtroppo inconsapevoli diffusori del virus: ciò significa che l'infezione si propaga molto più efficientemente ed è quindi più difficile da contenere. SARS-CoV-2 ha già provocato un numero di casi cinque volte superiore e in un quarto del tempo impiegato dal virus della SARS-CoV: la strategia #iorestoacasa è, quindi, estremamente utile nel ridurre drasticamente la possibilità che gli asintomatici creino insospettati focolai di contagio.

Con il test del tampone attualmente utilizzato si preleva del materiale biologico dal naso e dalla gola che poi viene utilizzato per amplificare le sequenze specifiche del virus se è presente. Il risultato di positività non ci dà, però, nessuna informazione sulla risposta immunitaria della persona analizzata. E’ la fotografia di un momento: un negativo di oggi potrebbe diventare positivo domani. Il tampone è, quindi, utile per avere informazioni immediate, ma non è sufficiente per identificare focolai nascosti, e non ci aiuta a comprendere il fenomeno degli asintomatici che sembra essere responsabile dell’enorme diffusione del virus, ma che potrebbe anche essere la nostra speranza per il futuro di ottenere rapidamente un’immunità di gregge.

Le domande chiave a cui occorre rispondere in tempi brevi sono: “gli asintomatici sviluppano immunoglobuline contro il virus? Hanno attivato delle risposte immunitarie aumentando i livelli di IgM? Ma soprattutto sviluppano memoria immunitaria aumentando le IgG specifiche per il virus?”

Cercando di semplificare al massimo, quando il nostro organismo viene a contatto con un virus si attiva una risposta immunitaria complessa, che coinvolge immediatamente le cellule dell’immunità innata (Natural Killer, monociti, granulociti) e poi le cellule dell’immunità adattativa (linfociti T e B) e che consente all’organismo di avere la meglio sull’infezione virale. Durante la risposta adattativa si attivano le cellule B che producono inizialmente, nella fase acuta, anticorpi chiamati IgM che riconoscono il virus e lo neutralizzarlo inizialmente. La presenza di IgM specifiche per il virus nel sangue indica, quindi, che c'è un’infezione virale iniziale. Le cellule B che producono IgM capaci di riconoscere il virus si differenziano in una fase successiva e iniziano a produrre IgG, anticorpi che riconoscono le proteine virali con elevatissima specificità e neutralizzano il virus. La produzione di IgG dura per molte settimane per poi diminuire ma non sparisce mai del tutto. Rimangono nel nostro organismo delle cellule B “della memoria” che sono in grado, nel caso si venga di nuovo a contatto con il virus, di attivare una risposta immediata proliferando e producendo di nuovo IgG altamente specifiche per il virus da combattere. Creare la memoria immunitaria è il principio alla base dei vaccini. Avere quindi una memoria immunitaria per SARS-CoV-2 consente quindi di essere protetti qualora si rincontri il virus. Avere tante persone intorno che sono resistenti al virus crea “ l’immunità di gregge“ per cui il virus non riesce a diffondersi nella popolazione, e così i pochi che non hanno sviluppato una memoria immunitaria non rischiano di incontrarlo e di infettarsi.

Quindi, è di assoluta importanza in questo momento coordinare gli sforzi di medici e ricercatori, e iniziare subito a svolgere analisi sierologiche e studi sulle caratteristiche immunologiche dei pazienti asintomatici, che secondo alcuni studi iniziali rappresentano il 75% dei contagiati e di cui noi non abbiamo traccia non avendo sviluppato sintomi clinici. La raccolta di dati sierologici e immunitari è essenziale per capire che percentuale della popolazione ha effettivamente sviluppato resistenza al virus, se esiste una resistenza legata all’età, e quali sono le basi immunologiche di tale resistenza. Queste informazioni sono fondamentali per definire le strategie future di contenimento del virus in attesa di avere un vaccino o strumenti farmacologici specifici per contrastarne la diffusione.

Agricoltura, scienziati lanciano appello alla UE: futura Politica Agricola smetta di distruggere natura e favorire cambiamenti climatici

Oltre 3600 scienziati Europei lanciano un appello all’UE: la futura Politica Agricola deve smettere di distruggere la natura e di favorire i cambiamenti climatici. Così la comunità scientifica detta le dieci azioni chiave che la futura PAC dovrà contenere per fermare la crisi climatica e della biodiversità. Le associazioni di #cambiamoagricoltura chiedono alla politica Italiana di ascoltarli.






Gli scienziati di tutti i paesi dell’UE e non solo, affermano che la proposta della Commissione Europea per la Politica Agricola Comune (PAC) dopo il 2020 deve essere “drasticamente migliorata” per non danneggiare l’ambiente e propongono per questo dieci azioni urgenti per riformare la PAC: per la sicurezza alimentare a lungo termine, la conservazione della biodiversità e la mitigazione dei cambiamenti climatici. Richieste ribadite dalle associazioni di Cambiamoagricoltura che identificano proprio nell’agricoltura biologica e biodinamica, pratiche più avanzate di agroecologia, la chiave per affrontare le sfide ambientali del prossimo futuro.

Il modello di agricoltura intensiva promosso dalla PAC, infatti, porta direttamente alla perdita di biodiversità, all’inquinamento dell’acqua e dell’aria e contribuisce alla crisi climatica. Basti pensare che dal 1980 l’UE ha perso il 57% degli uccelli legati agli ambienti agricoli (in Italia il 23% che sale al 45% nelle aree di pianura). Anche le farfalle, le api e gli altri insetti impollinatori sono in grave declino, insieme a tutta la biodiversità coltivata.

Ma nello stesso tempo gli scienziati assicurano che è proprio dalla futura PAC che si può e si deve ripartire per trovare una soluzione a queste crisi ambientali. La ricetta per la transizione ecologica dell’agricoltura prevede una PAC che smette di finanziare pratiche distruttive – ponendo immediatamente fine ai sussidi alla produzione e sopprimendo gradualmente i pagamenti diretti basati solo sul possesso della terra, aumentando al contempo in modo significativo il sostegno alla transizione degli agricoltori verso un’agricoltura più sostenibile e rispettosa della natura. Per esempio, chiedono che sia stabilita una percentuale minima del XX% di superficie agricola destinata ad habitat naturali come siepi, strisce di fiori o stagni e che sia sostenuta la diminuzione della dipendenza dalle sostanze chimiche di sintesi, pesticidi e fertilizzanti chimici, garantendo un maggiore sostegno all’agricoltura biologica e biodinamica.

Forti anche le richieste per il sostegno alla multifunzionalità, e l’aumento dei controlli e del monitoraggio dell’efficacia ambientale degli interventi finanziati.

“Questo appello urgente di migliaia di scienziati è senza precedenti e arriva in un momento cruciale” – affermano le Associazioni della coalizione #CambiamoAgricoltura, perché “in questi mesi è in corso il dibattito sul prossimo periodo di finanziamento della PAC (2021-2027), in parallelo alle discussioni sul bilancio UE post 2020, incluso quanto andrà all’agricoltura e a quali condizioni.”

Le proposte degli scienziati corrispondono a quanto le 11 Associazioni della Coalizione (WWF, Lipu, Legambiente, ProNatura, ISDE, Federbio, AIAB, Associazione Italiana Agricoltura Biodinamica, Slow Food Italia, AIDA (Associazione Italiana di Agroecologia) e Accademia Kronos Onlus) sostenute da Fondazione Cariplo hanno già scritto nel loro decalogo per la riforma della PAC, pubblicato sul sito www.cambiamoagricoltura.it.

“I ministri dell’agricoltura nazionali e molti eurodeputati continuano a ignorare la scienza e stanno attivamente indebolendo l’ambizione ambientale della futura PAC. Dovrebbe essere il contrario” – proseguono le Associazioni di #CambiamoAgricoltura – “dovremmo, invece, aiutare gli agricoltori a intraprendere una transizione verso modelli ispirati all’agroecologia, a partire dall’agricoltura biologica e biodinamica, insieme all’incremento degli elementi naturali all’interno del paesaggio agricolo che possono assicurare la sopravvivenza della biodiversità a partire dagli impollinatori.”

Gli scienziati, inoltre, chiedono impegni e obiettivi chiari ai singoli Stati all’interno del loro Piano Strategico Nazionale per la PAC, per il quale in Italia sta prendendo ora avvio la discussione pubblica. “È fondamentale” – concludono le associazioni di #CambiamoAgricoltura- “che il nostro paese all’interno del proprio piano strategico metta al centro le sfide della sostenibilità ambientale dell’agricoltura, perché solo così si potranno vincere sul lungo periodo anche le sfide economiche e sociali”.

Coronavirus: indice di fiducia molto alto per gestione e applicazione misure di contrasto al virus. La ricerca esplorativa

Uno studio dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Istc) mostra i risultati di un indagine svolta su 4260 italiani tra il 9 e il 14 marzo che  riguarda gli aspetti socio-comportamentali relativi alla diffusione del virus e alla fiducia della popolazione nelle Autorità pubbliche, rispetto alla gestione delle misure di contrasto.






Indice di fiducia molto alto verso le Autorità Pubbliche da parte degli italiani. Emerge dallo studio "Coronavirus e fiducia, una ricerca esplorativa" condotto in collaborazione tra i gruppi di ricerca “Trust, Theory and Technology group” ed “Evaluation Research group” dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) con l'obiettivo di studiare gli aspetti socio-comportamentali relativi alla diffusione del virus e alla gestione e messa in atto delle misure di contrasto.

L’analisi si concentra sugli aspetti di fiducia che i cittadini ripongono nelle Autorità Pubbliche rispetto a questa gestione: in merito ai provvedimenti e alle linee guida adottate, agli scopi perseguiti, alle motivazioni che li determinano, alla loro capacità di coinvolgimento e alla loro efficacia per il contenimento del virus stesso. Indagare la fiducia dei cittadini anche attraverso le componenti basilari per un comportamento affidabile, come la competenza, l’intenzionalità trasparente e coerente del soggetto in analisi, le motivazioni che promuovono le intenzioni, la coerenza degli obiettivi, l’efficacia degli interventi, la capacità di coinvolgimento e gli strumenti per alimentarlo. Aspetto importante è stato quello di rilevare le fonti di informazione a cui i cittadini fanno principalmente riferimento nonché l’affidabilità percepita delle stesse e rilevare la percezione dei cittadini su come evolverà la loro fiducia nei riguardi di vari soggetti, a seguito di questo evento tanto sconvolgente le loro vite attuali.

Materiali e metodi

Lo studio si è rivolto ai cittadini italiani che avessero compiuto la maggiore età. In particolare sono state intervistate 4260 persone, nel periodo compreso tra il 9 marzo (inizio rilevazione ore 19) e il 14 marzo 2020 (fine rilevazione ore 10.30).

Partecipanti

Il campione è costituito per il 57% da femmine e per il 43% da maschi. L’età dei partecipanti è compresa tra i 18 e gli 85 anni, la maggior parte si colloca nella fascia tra i 50 e i 59 anni (26%), l’età media è di 46 anni. Il titolo di studio prevalente è molto alto: quasi tre quarti delle persone possiedono laurea (38%) o specializzazione post laurea (34%). La maggior parte del campione proviene dal Centro Italia (39%), il 33% vive al Nord, il 28 nel Sud o nelle Isole; il 30% vive in una delle Regioni maggiormente colpite dal Coronavirus, ossia tra Lombardia, Emilia–Romagna, Veneto, Marche e Piemonte.

Raccolta e analisi dei dati

I dati sono stati raccolti attraverso un questionario ad hoc, definito a partire dal modello socio-cognitivo della fiducia (Falcone&Castelfranchi, 2001; Castelfranchi&Falcone, 2010), composto da sei sezioni. La prima parte era finalizzata ad acquisire informazioni relative alle competenze riconosciute alle Autorità Pubbliche, sia per quanto riguarda l’assunzione di provvedimenti adeguati alla situazione del momento che per quanto riguarda l’emanazione delle linee guida. La seconda parte era dedicata allo studio delle intenzioni delle Autorità Pubbliche relativamente al contenimento del Coronavirus, sia attraverso provvedimenti che attraverso linee guida. La terza parte era finalizzata ad indagare scopi e utilità dei provvedimenti, con riferimenti anche all’impatto degli stessi sulla propria vita e alla percezione relativa all’adesione alle norme indicate dalle Autorità Pubbliche. La quarta parte era finalizzata ad acquisire informazioni sul grado di fiducia complessivo nei confronti delle Autorità Pubbliche e sui fattori che la influenzano, nonchè sulle fonti di informazione maggiormente utilizzate e l’affidabilità percepita delle stesse. La quinta parte era volta ad analizzare scenari futuri in cui gli intervistati esprimono previsioni su come indirizzeranno la loro fiducia sui vari soggetti. Infine l’ultima parte era finalizzata ad acquisire informazioni socio-anagrafiche quali ad esempio il genere, l’età e la regione di provenienza. Nel complesso il questionario era composto da 57 item, e l’opinione dei partecipanti è stata rilevata attraverso scale Likert a 5 modalità.

Il questionario è stato somministrato online, attraverso la piattaforma Google Moduli, previa autorizzazione e adesione delle persone; la compilazione ha richiesto un tempo medio di 10 minuti. E’ stata adottata una tipologia di campionamento non probabilistico a cascata. In particolare i partecipanti sono stati raggiunti tramite: email, utilizzando mailing list a disposizione dei ricercatori; social network, in particolare il questionario è stato diffuso attraverso le pagine personali di Facebook, alcuni gruppi Facebook di ricercatori e di mamme di varie parti d’Italia, nonché attraverso gruppi personali WhatsApp; messaggi privati alla propria rete di contatti. Sono state così attivate tutte le reti relazionali a disposizione dei ricercatori, che a loro volta hanno condiviso alle loro reti.

Risultati

In termini di competenza il campione riconosce le competenze delle Autorità, tanto ad assumere provvedimenti quanto ad indicare linee guida (più le seconde che le prime); in particolare non dubita sul fatto che sia loro prerogativa farlo (91,8%); ritiene, in grande maggioranza (71,7%), che abbiano utilizzato correttamente gli esperti; critica, con leggera maggioranza (54,3%), alcune contraddittorietà evidenziate nella gestione; considera (a maggioranza relativa, 44,8%) di aver saputo organizzare misure sufficienti di contrasto. In ogni caso NON mette in dubbio (il 63,3%) la competenza delle Autorità.

Riguardo alle intenzioni il campione riconosce alle Autorità la piena intenzione nel contenere il coronavirus sia attraverso provvedimenti (per il 90,2%) sia attraverso linee guida comportamentali (per l’89,1%); andando ad analizzare le azioni che dovrebbero conseguire, trova comunque a maggioranza non amplissima (55,9%) sufficienti gli investimenti prospettati e ritiene (a maggioranza relativa, 43,1%) che NON ci siano altri interessi in gioco. Infine non dubita (72,1%) sulle intenzioni delle autorità. Per quanto davvero minima, può far riflettere la tendenza differente tra riconoscere all’autorità maggiore competenza nell’indicare linee guida (rispetto a provvedimenti ordinamentali), rispetto ad avere maggiore intenzionalità nell’emanare provvedimenti ordinamentali (rispetto ad indicazioni attraverso linee guida).

Provando a dare una giustificazione, sembra lecito sostenere che l’intenzionalità si riconosce tanto più quanto è determinata (cosa più determinato di provvedimenti prescrittivi?). Viceversa, la competenza si accompagna meglio all’autorevolezza e quindi ad indicazioni non necessariamente imposte, ma credibili anche in base alla riconosciuta competenza di chi le fornisce e che può esprimersi persino con il riconoscimento dell’autonomia dell’interlocutore e della sua capacità di comprensione e adesione.

Su quale autorità sia la più adeguata ad assumere le decisioni in questo ambito, il campione si è espresso abbastanza nettamente (72,8%) sul Governo Nazionale. E’ interessante però notare come al secondo posto ci sia la Protezione Civile e che al terzo ci sia la Presidenza della Repubblica (di fatto un’autorità morale più che esecutiva/operativa). Solo al quarto posto il Governo Regionale.

Sulla utilità dei provvedimenti e delle linee guida promosse il campione si è espresso con l’85% a favore, il 2,6% contro e il 12,3% né a favore né contro.è qui interessante notare che l’utilità delle azioni delle sono apprezzate da una maggioranza molto alta (85%). Qui la richiesta era decontestualizzata dalle azioni specifiche messe in atto e focalizzata sul concetto di utilità.

Per quanto riguarda l'impatto sulla propria vita la risposta, attenendoci al senso letterale della domanda, mostra un relativo “disturbo, interferenza” di questi provvedimenti. Questo disagio, che in realtà dovrebbe essere maggiore dato l’impatto sul normale procedere della vita organizzativa di ciascuno, potrebbe essere spiegato meglio dalle risposte successive in cui il campione mostra di credere molto nell’utilità/necessità degli interventi. Si noti anche come il campione sia fortemente sensibile alla necessità del proprio contributo per il bene collettivo e non solo personale.

Alla domanda "ma gli altri come si comporteranno", la risposta del campione tradisce un senso di incertezza. Il dato più evidente è quello che esprime contrarietà (59,6%) alla versione più pessimistica secondo cui “sarà un numero insufficiente a comportarsi nel modo corretto”. Le altre risposte, seppur lievemente ottimiste, mostrano una qualche incertezza. In pratica, gli intervistati escludono l’ipotesi pessimistica (non saranno in numero sufficiente quelli che si adegueranno alle norme) ma mostrano cautela su quelle più ottimistiche.

Alla domanda "cosa è più efficace per convincere a seguire nuove norme" il campione considera, in percentuali molto alte, ritiene utile avere uno spirito di condivisione; sapere che le autorità stanno facendo il massimo; essere preoccupati dei rischi potenziali; sapere che tutti le stanno seguendo. E' interessante notare considerazioni relative allo spirito di gruppo e ai soggetti collettivi.

Importante sottolineare che nell'analisi, la connotazione politica ha avuto poco rilievo, in quanto la scelta operata fin dall’impostazione del questionario è stata quella di considerare le Autorità Pubbliche nella loro globalità ed in qualche misura, svestendole dei connotati più direttamente di parte (ideologico, partitica) che potevano essere loro attribuiti sulla base delle preferenze politiche degli intervistati.

giovedì 19 marzo 2020

#iorestoacasa, lezioni di coding divertendosi. Nasce cod.org, il progetto che mira a insegnare ai bambini la lingua del computer

“Credo che tutti in questo Paese dovrebbero imparare a programmare un computer perché ti insegna come pensare”. Così Steve Jobs che consigliava di vivere la tecnologia non come utenti passivi ma da protagonisti. Oggi imparare il coding, un quasi-sinonimo di “programmare”, diventa sempre più semplice. Nasce code.org, che aiuterà i bambini a farlo fin dalle scuole elementari con strumenti efficaci e divertenti per muovere i primi passi nel mondo della programmazione.






#iorestoacasa, il claim lanciato in questi giorni da governo, ci da molte possibilità per far passare fruttuosamente il nostro tempo a casa. E di cose da fare, in quelli che ricorderemo come i tempi del Coronavirus, ce ne sono davvero tante. Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Ad iniziare dai bambini.

In un mondo sempre più dominato da elettronica e pc, saper parlare la lingua dei computer, ovvero sapere programmare, costituisce spesso un enorme vantaggio competitivo. Unire tecnologia e programmazione significa anche gioco e divertimento. Il coding è di fatto uno strumento che riesce a motivare bambini e ragazzi. La capacità di scrivere programmi per computer è una parte molto importante delle capacità necessarie nella società moderna. Quando le persone imparano a scriverli imparano allo stesso tempo strategie importanti per la soluzione dei problemi, per creare progetti e per comunicare le loro idee. Esattamente come per le lingue, anche l'apprendimento della logica di programmazione più che dei singoli linguaggi informatici, trova nelle menti flessibili dei bambini un campo fertile che ne facilità la comprensione.

Proprio su queste basi è nato code.org, un progetto che mira a rendere disponibili a tutti i bambini, fin dalle scuole elementari, strumenti efficaci e divertenti per muovere i primi passi nel mondo della programmazione. Un progetto che vede come sponsor personaggi del calibro di Bill Gates e Mark Zuckerberg ed aperto anche agli insegnanti che svolgono un ruolo chiave per trasmettere entusiasmo e competenze verso il mondo dell'informatica. Code.org si rivolge infatti a chiunque sappia usare un computer senza essere un esperto o dotato di particolari competenze matematiche.

Dal sito è infatti possibile scaricare una serie di lezioni che comprendono strumenti interattivi come Scratch, progettato in maniera specifica per la fascia di età 8 - 16 anni, ma usato da persone di tutte le età, è uno strumento utile per programmare storie interattive, giochi e animazioni da condividere con gli altri membri della comunità ed è reso disponibile in maniera completamente gratuita.

Coronavirus, perché #iorestoacasa è una buona idea. Il “distanziamento sociale” arma vincente per contenere il contagio

Le misure di salute pubblica introdotte in questi giorni hanno lo scopo di evitare una grande ondata epidemica, con un picco di casi concentrata in un breve periodo di tempo iniziale che è lo scenario peggiore durante un'epidemia per la sua difficoltà di gestione. Nel caso del coronavirus dobbiamo tenere conto, inoltre, che l'Italia ha una popolazione anziana, peraltro molto più anziana di quella cinese, e bisogna proteggerla il più possibile da contagi. Le misure indicate dalle autorità quindi vanno seguite nella loro totalità.






Secondo studi in corso gli effetti delle cosiddette misure di 'distanziamento sociale', sono state rappresentate attraverso un grafico in cui la curva con il picco più alto rappresenta l'evoluzione teorica dei casi in assenza di misure. L'obiettivo del distanziamento sociale, soprattutto in una situazione come quella attuale in cui non ci sono interventi farmacologici attuabili, è ridurre la velocità di diffusione del virus, spostando in avanti nel tempo il picco epidemico e riducendone l'altezza, di fatto 'spalmando' i casi su un arco temporale più lungo. Questo porterà benefici riducendo la pressione sul sistema sanitario, che nel caso del Sars-Cov-2 era già stressato dall'impennata dei casi di influenza tipica di questo periodo.

Per misure di distanziamento sociale si intendono diversi tipi di intervento, che vanno ad aggiungersi ad altri provvedimenti come la promozione di una maggiore igiene delle mani o l'utilizzo di mascherine: i più comuni sono l'isolamento dei pazienti, l'individuazione e la sorveglianza dei contatti, la quarantena per le persone esposte, la chiusura delle scuole e dei luoghi di lavoro o l'adozione di metodi per lezioni scolastiche/universitarie e lavoro a distanza. Inoltre vanno anche considerati i provvedimenti che limitano l'assembramento di persone, come le manifestazioni sportive, fino ad arrivare alla restrizione dei viaggi internazionali.

Sull'efficacia di questo tipo di misure sono stati condotti diversi studi, molti dei quali condotti su epidemie e pandemie del passato, e generalmente si sono dimostrate efficaci, in misura variabile a seconda del contesto. In generale si può dire però che l’introduzione di ogni provvedimento viene valutato attentamente, perché ognuna delle misure elencate porta dei costi sociali diretti o indiretti che possono essere molto alti.

Un articolo di Luisa Bracci Laudiero del Cnr - Istituto di farmacologia Traslazionale e e CNR Immunology Network (CIN) lascia intuire bene perché il decreto #iorestoacasa è una buona idea e quanto siano importanti le misure di “distanziamento sociale” per contenere il contagio. Come evidenziato, per capire il perché delle scelte fatte in tal senso è molto illuminante la splendida simulazione grafica fatta dal quotidiano "The Washington Post" e ripresa anche dal "Corriere della Sera", dove vengono messe a confronto quattro diverse strategie di contenimento del contagio da un fantomatico virus in una popolazione di 200 persone, identificate come singoli pallini il cui colore cambia in base allo stato di salute.

Nel primo modello, se si lascia il virus libero di agire senza alcuna strategia di contenimento, il contagio si diffonde rapidamente, e solo dopo che quasi tutti si sono infettati si iniziano a contare i primi guariti. Da sottolineare che in queste simulazioni la mortalità non è stata assolutamente considerata. Ma se pensiamo solo per un attimo a cosa sta accadendo in Lombardia è facile intuire che ospedali stracolmi e assenza di opportune cure aumentano enormemente il tasso di mortalità, che sarà ben superiore a quello teorico previsto per il virus.

Nella seconda simulazione, dove si mette in quarantena un gruppo di individui c’è un iniziale rallentamento del contagio. La quarantena, però, non riesce ad essere mai totale e qualche individuo contagiato passa nel gruppo dei sani che continuano a fare una vita normale. In breve tempo accade quanto già descritto nel Modello 1, un rapidissimo aumento dei casi e la comparsa dei guariti solo nella fase finale del contagio del gruppo. Anche per questo modello valgono i ragionamenti sulla mortalità fatti per il Modello 1 per quanto riguarda l’impossibilità del sistema sanitario di far fronte a tante persone ammalatesi tutte contemporaneamente.

I Modelli 3 e 4 sono modelli di isolamento sociale in cui si evitano gli spazi pubblici e i movimenti della popolazione sono limitati. Nel Modello 3 circa il 25% della popolazione continua a muoversi mentre gli altri sono a casa. La curva di crescita del contagio è molto più lenta, e soprattutto le guarigioni iniziano a crescere ben prima che tutti si siano ammalati. Risultati ancora migliori si hanno nel Modello 4 dove poco più del 10% della popolazione è libera di muoversi sul territorio, mentre quasi il 90% delle persone è a casa. Il contagio si diffonde molto lentamente e il numero dei sani e dei guariti è sempre maggiore rispetto a quello dei malati.

Da questi modelli emerge in modo chiarissimo che il “distanziamento sociale” è, di fatto, l’unico modo per contenere il contagio e cercare di mantenere bassa la percentuale delle persone ammalate in modo che tutti possano ricevere le cure necessarie. Se pensiamo alla nostra pandemia reale, il distanziamento sociale è ancora più importante, perché da quello che sta emergendo esiste una gran parte della popolazione che non ha sintomi documentabili ma è in grado di trasmettere il virus (science.sciencemag.org/content/early/2020/03/13/science.abb3221). Poiché per ragioni economiche, di sovraccarico del sistema sanitario e di rapidi cambiamenti nel tempo (chi è negativo oggi potrebbe essere positivo domani), non è consigliabile eseguire a tutti il tampone e verificare se si è portatori del virus, il rimanere confinati a casa di gran parte della popolazione è la migliore soluzione, in quanto impedisce agli asintomatici di circolare indisturbati e di diffondere inconsapevolmente il virus.

I dati epidemiologici che si stanno raccogliendo in Italia a Vo (www.scienzainrete.it/articolo/facciamo-tutta-italia-come-vo’-e-corea-del-sud/sergio-romagnani/2020-03-16) indicano che tra le persone che contraggono il virus una percentuale altissima (tra il 50 ed il 75%) è effettivamente asintomatica. Questo è un dato fondamentale nel pianificare la strategia del contenimento del virus. 

Il modello di isolamento sociale prevede comunque dei contatti con l’esterno (spesa, medicine, terapie) per cui è, al contrario, di vitale importanza che i tamponi vengano eseguiti ripetutamente su tutte le persone che attualmente sono a contatto con il pubblico (dai medici ed infermieri alle cassiere dei supermercati) per evitare che rappresentino un focolaio nascosto di contagio e di diffusione del virus.

Coronavirus, Modelli matematici per la previsione della diffusione dell'epidemia COVID-19

Una ricerca dell’Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iac) sta analizzando l’evolversi della diffusione dell'epidemia di COVID-19 in Italia. Attualmente si evidenzia un modesto calo in Lombardia ed al Centro. Sud in leggero aumento causa esodo dal Nord. Prossima settimana prevista riduzione dei casi grazie decreto ''Io resto a casa'' ed una stabilizzazione dei contagiati tra il 25 marzo e il 15 aprile.





In questi ultimi giorni, una ricerca dell’Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iac), condotta da Giovanni Sebastiani in collaborazione con Marco Massa dell'Imperial College di Londra, sta analizzando su base giornaliera l’evolversi della diffusione dell'epidemia di COVID-19 in Italia. I dati utilizzati sono quelli ufficiali resi disponibili dalla Protezione Civile. La strategia adottata prevede lo studio del fenomeno di diffusione del contagio attraverso modelli e metodi matematici e statistici di diverso tipo.

Il primo approccio utilizza modelli parametrici e, in particolare, quello geometrico e quello logistico, che caratterizzano tipicamente l’evoluzione delle epidemie. In alternativa, è stato considerato un modello matematico a “compartimenti”, usualmente utilizzato in epidemiologia. Alle tradizionali categorie, i “suscettibili” di essere infettati, gli infetti, i guariti e i deceduti, si affiancano ora i ''portatori sani'', non rilevabili dai dati, ma ben presenti sul territorio. Per questi due approcci, i dati aggregati a livello di provincia a disposizione sono sufficienti per stimare i parametri dei modelli ed effettuare previsioni sulle principali caratteristiche del fenomeno di diffusione dell'epidemia, ad esempio la durata, la percentuale di infetti e di morti.

I principali risultati ottenuti analizzando i dati fino al 16 marzo hanno permesso di rilevare negli ultimi giorni una seppur modesta diminuzione del tasso di crescita della frazione di contagiati osservati in Lombardia. A livello di provincia, questo accade per cinque delle sei più colpite: Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Milano, mentre per Pavia non c'è sinora evidenza di una diminuzione del tasso. Tra 6 o 7 giorni ci aspettiamo di vedere una significativa riduzione del tasso di crescita, dovuto alle misure di limitazione della mobilità contenute nel decreto ''Io resto a casa'' dell'11 marzo.

Stesse considerazioni possono essere fatte a partire dai risultati delle regioni del centro Italia non confinanti con la Lombardia: Toscana, Umbria, Marche, Lazio ed Abruzzo. Per le regioni del Sud, escluse Basilicata e Molise, dove i numeri sono ancora ridotti, si osserva un aumento del tasso di crescita avvenuto dopo una precedente diminuzione. Tale aumento è purtroppo avvenuto 3-4 giorni dopo l'esodo dal Nord al Sud dell'8 marzo, giorno dell'approvazione del decreto che istituiva la zona rossa in Lombardia. Probabilmente, gli effetti dell'esodo hanno influito negativamente sul contagio.

Infine, analizzando i dati disponibili finora secondo il primo approccio, si stima che la stabilizzazione della frazione dei contagiati si avrà in un intervallo compreso tra il 25 marzo e il 15 aprile. Queste stime – va evidenziato - sono soggette a grande incertezza a causa di vari fattori in gioco e vanno ricalibrate di continuo a seconda dei dati disponibili e dei cambiamenti nei comportamenti individuali a seguito dei decreti governativi.

mercoledì 18 marzo 2020

Covid-19, con l'intelligenza artificiale risposte in 20 secondi, anche da remoto

Nel Lazio, al Policlinico Campus Bio-Medico, il primo Ospedale in Europa con sistema di diagnosi precoce e monitoraggio contro il virus. Basato sull’analisi delle immagini Tc polmonari, utilizzato con successo in Cina negli ospedali di Wuhan, ha una attendibilità del 98,5%.






Un aiuto per gli ospedali a gestire i posti letto in terapia intensiva, contribuire alla tenuta del sistema e migliorarne l’efficienza e l’appropriatezza. Il Policlinico mette questo importante sistema di intelligenza artificiale a disposizione di tutte le strutture sanitarie laziali e nazionali. Le Radiologie degli altri nosocomi potranno fornire le immagini diagnostiche dei loro pazienti e ricevere il riscontro da parte dei radiologi del Campus Bio-Medico.

Il Policlinico Campus Bio-Medico, della Rete del sistema sanitario regionale del Lazio, è il primo Ospedale in Europa che acquisisce il sistema di intelligenza artificiale utilizzato negli Ospedali di Wuhan (Cina) per la diagnosi precoce e il monitoraggio di Polmoniti da Covid-19. Il sistema di intelligenza artificiale è in grado di fornire una risposta in 20 secondi partendo dall’analisi delle immagini della TC polmonare. Il tasso di attendibilità è del 98,5% ed è stato testato con pieno successo su pazienti anonimizzati in cieco dai medici radiologi del Policlinico Campus Bio-Medico, guidati dal Direttore della UOC di Diagnostica per Immagini Prof. Carlo Cosimo Quattrocchi e dal Direttore dell’Imaging Center Prof. Bruno Beomonte Zobel.

Gli ingegneri cinesi, della società europea che ha ideato la soluzione tecnologica, hanno lavorato alacremente con il personale del Policlinico Campus Bio-Medico per installare il sistema di intelligenza artificiale e insieme lo hanno sviluppato per adattarlo alle esigenze italiane.

L’applicazione basata sull’intelligenza artificiale, oltre a fornire la risposta immediata sul tipo di polmonite (virale da Covid-19 vs. altre patologie come polmoniti batteriche, bpco, ecc.), è in grado di calcolare il volume di compromissione polmonare espresso in cm cubici e di fornire pertanto una valutazione di prognosi, miglioramento o peggioramento della situazione del paziente.

In questa situazione di emergenza, il Policlinico Campus Bio-Medico mette a disposizione questo importante sistema di analisi massiva degli esami diagnostici TC a tutte le strutture laziali e nazionali. Sarà infatti sufficiente agli ospedali di tutto il territorio fornire in via digitale le immagini TC polmonari dei pazienti e l’equipe dell’Imaging Center e della Diagnostrica per Immagini del Policlinico Campus Bio-Medico fornirà il riscontro strutturato del sistema di intelligenza artificiale. Concentrare la lettura dei dati favorirà l’apprendimento da parte del sistema per una sempre più accurata performance e aiuterà ad avere il quadro dell’evoluzione del contagio in maniera sempre più mirata e tempestiva.

Questo sistema – che l’Università Campus Bio-Medico di Roma e il suo Policlinico contribuiranno a implementare sul fronte della ricerca per una conoscenza sempre maggiore del nuovo virus – consente di escludere da subito situazioni patologiche che nulla hanno a che vedere col Covid-19 e che possono essere curate in maniera mirata e tempestiva, attivando degli alert per eventuali pazienti contagiati dal virus, portandoli immediatamente all’attenzione del medico, cui spetta l’approfondimento diagnostico.

“Bene l’iniziativa portata avanti dall’Università Campus Bio-Medico che viene messa a disposizione dell’intera rete regionale per contrastare il virus. Abbiamo già messo a disposizione – commenta l’Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato – la nostra piattaforma informatica ‘Advice’ che collega tutti i Pronto soccorso regionali affinché ci possa essere una rapida trasmissione delle immagini e di conseguenza una diagnosi con il rischio di polmonite. Il Sistema sanitario del Lazio si conferma un punto di riferimento importante nella lotta al COVID-19”.

“Il Campus Bio-Medico – sottolinea il Direttore Generale del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, Paolo Sormani - è in prima linea nella emergenza Covid-19 su due fronti complementari: sia per l’impegno come università nella ricerca epidemiologica e filogenetica e in Policlinico col lavoro giorno e notte del laboratorio analisi per dare risposte tempestive ai numerosi tamponi dell’ASL Roma 6 dei Castelli Romani, sia per la funzione fondamentale di erogazione di  assistenza medica e chirurgica a pazienti “non Covid”, con indicazioni non differibili ma non più gestibili da ospedali Covid, contribuendo così a dare risposte di salute ai cittadini e ad alleggerire le altre strutture della regione concentrate sull’assistenza a pazienti positivi al virus”.

“Questa innovazione attivata all’interno del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico – evidenziano il Direttore della UOC di Diagnostica per Immagini, Carlo Cosimo Quattrocchi e il Direttore dell’Imaging Center, Bruno Beomonte Zobel – apre prospettive molto significative nella situazione di emergenza attuale, consentendo di processare una mole di dati altrimenti impossibile da analizzare, migliorando l’appropriatezza delle terapie e liberando posti preziosi nelle terapie intensive da pazienti che non ne hanno la necessità. Ma il sistema, che contribuiremo a sviluppare sulla base dei dati europei e che è prodromico anche a una evoluzione in chiave radiomica, crea un punto di svolta anche per i prossimi mesi, quando, passata l’emergenza, ci auguriamo che i casi di Covid-19 diventeranno più sporadici e quindi più difficili da identificare”.