lunedì 31 gennaio 2022

Aste online: boom per vini e champagne

Secondo l'analisi del Catawiki Report 2021, emerge che l’Italia, con oltre 100 milioni di euro spesi lo scorso anno, è diventato il mercato di riferimento per l’azienda. Vino, ma non solo: design, arte, gioielli e orologi sono le categorie di acquisti preferite dagli italiani. Il nettare di bacco fa registrare una crescita del 45%, con un'impennata record per lo champagne che sfiora il 60% rispetto al 2020.





Italiani pazzi per le aste online. L’Italia diventa il mercato principale per l’azienda (oltre 100 milioni di euro spesi). Vino, design, arte, gioielli e orologi le categorie preferite dagli italiani. Aumentano del 40% i visitatori italiani appartenenti alla generazione Z.

Il secondo anno di pandemia fa segnare tre nuovi record per l’industria delle aste online: nel 2021 sono stati spesi più di 500 milioni di euro e oltre un milione di persone ha fatto un’offerta per gli oltre 3,5 milioni di oggetti andati all’asta su Catawiki. Sono questi alcuni dati che emergono dal Catawiki Report 2021, l’analisi realizzata dalla piattaforma di aste online leader in Europa, che riassume l’andamento degli ultimi 365 giorni e che conferma la crescita costante del portale e, in generale, del settore.

Un successo testimoniato anche dall’apprezzamento dei consumatori appartenenti alla “Generazione Z” che, da nativi digitali e appassionati di tecnologia, si sono avvicinati al mondo delle aste online con un tasso di crescita del 21%[2] rispetto allo scorso anno.

In continuo aumento, inoltre, i venditori professionali e gli amatori – oltre 200.000 nel 2021 a livello globale, di cui oltre la metà nuovi utenti della piattaforma - che, per generare entrate extra in un periodo complicato e per approcciare una clientela internazionale, hanno utilizzato Catawiki per vendere oggetti rari ed esclusivi.

“Stiamo assistendo a un vero e proprio cambiamento sociale: mentre anni fa il settore delle aste era percepito come ambito elitario e di nicchia, ora l’interesse per le aste online di oggetti unici e speciali sta toccando livelli senza precedenti” - ha dichiarato Ravi Vora, CEO di Catawiki. “Con oltre 1 milione di persone che hanno fatto offerte l’anno scorso su Catawiki e una crescita continua a doppia cifra tra le generazioni più giovani, Catawiki è al centro di questo cambiamento”.

Il mercato italiano

Il volume degli acquisti dei consumatori italiani nel 2021 ha superato i 100 milioni di euro, con una spesa media di circa 1.000 euro, facendo del nostro Paese il mercato principale di Catawiki. Gli italiani che hanno fatto un’offerta sono stati oltre 230.000, 55% dei quali nuovi sulla piattaforma. Le categorie che hanno riscontrato un maggiore successo, sono state vino, oggetti decorativi, arte moderna e contemporanea, gioielli e orologi, con una menzione particolare per lo champagne che ha fatto registrare un tasso di crescita che sfiora il 60% rispetto all’anno precedente. Una testimonianza che gli italiani si sono voluti coccolare con oggetti d’arte o di design, vini di pregio e gioielli come antidoto “emotivo” al distanziamento dell’era del lockdown.

Boom per Vini e Champagne

Con oltre 50mila bottiglie vendute e una crescita del settore di quasi il 45% rispetto all’anno precedente, il vino si posiziona in pole position tra le categorie più amate dagli italiani; basti pensare che proprio in Italia è stata venduta la bottiglia più costosa messa all’asta a livello globale, si tratta di una Domaine de la Romanée-Conti Romanée Conti Grand Cru del 2006 battuta per 15.500 euro.

Infine, una menzione particolare va alla categoria dello champagne che ha fatto registrare un tasso di crescita della categoria - in termini di oggetti venduti - che sfiora il 60% rispetto all’anno precedente.

Visitatori sempre più giovani

Aumentano i visitatori della Generazione Z (+40% in Italia rispetto al 2020) - quelli tra i 18 e i 24 anni - che decidono di acquistare oggetti attraverso la piattaforma. Gli utenti tra i 25 e i 34 anni continuano a costituire la fascia d’età più rappresentativa, pari al 25% del totale degli offerenti.

La platea dei venditori italiani

I venditori italiani nel 2021 hanno messo all’asta oltre 600 mila oggetti, per un valore complessivo di quasi 102 milioni di euro, che sono stati acquistati in gran parte da acquirenti italiani (34%) seguiti da francesi (oltre 14%) e olandesi (quasi 12%). La platea dei venditori tricolori è composta essenzialmente da “amatori” che rappresentano la grande maggioranza del totale e riescono a guadagnare oltre 3.000 euro l’anno con oggetti da collezione o preziose rarità trovate in cantina o in soffitta. La rimanente minoranza, invece, è composto da professionisti che vendono circa un terzo degli oggetti totali (oltre 223 mila) e, grazie alla possibilità di approcciare in sicurezza un numero sempre più ampio di compratori internazionali, riescono a guadagnare una media di circa 60.000 euro l’anno.

“L’Italia ha chiuso il 2021 registrando ottimi risultati e affermandosi come mercato principale di Catawiki in termini di spesa generata. Acquirenti e venditori si sono affidati al nostro portale per mettere all’asta o comprare oggetti rari e speciali. Siamo felici che sempre più giovani si stiano avvicinando alla nostra piattaforma riconoscendo in Catawiki un luogo sicuro dove fare acquisti unici nel proprio genere. Abbiamo notato un consistente numero di utenti che quest’anno hanno utilizzato Catawiki per la prima volta; utenti sicuramente attratti dalla nostra esperienza di lunga durata e dalle conoscenze dei nostri 250 esperti che esaminano e selezionano ogni oggetto prima che venga messo all’asta: una combinazione che da’ vita ad un’esperienza d’acquisto straordinaria” ha dichiarato Federico Puccioni, Vice Presidente di Catawiki.

Alcune curiosità

Sul podio degli oggetti più esclusivi venduti su Catawiki nel 2021 troviamo una rara collana colombiana con smeraldo e diamanti - 100,000 € e una bottiglia di whisky Macallan del 1949 battuta per 71.000 €. Seguono poi altri oggetti come un fumetto di Tin Tin venduto a 10.300 €, la bottiglia di vino più costosa del 2021 - 15.500 € acquistata in Italia e una bicicletta di Wout van Aert del Team Jumbo Visma - 16.250 €. Spazio anche alle novità, nel 2021 è stata creata su Catawiki la prima asta NFT con oltre 100 opere digitali realizzate in esclusiva dagli artisti Aiiroh, Noble$$ e Sinao per l’etichetta Mind The Gap.

giovedì 27 gennaio 2022

Le antiche origini del lambrusco e della vigna alberata

Dalla “lambruscaia” villanoviano-etrusca alla piantata, un excursus storico basato su nuovi studi e ricerche, getta una nuova luce sulle antiche origini del lambrusco e della vigna alberata.




di Corrado Re
(geo-archeologo e antropologo)

Le origini della viticoltura e della vinificazione affondano in tempi lontani: la prima testimonianza della produzione di vino risale infatti al VI millennio avanti Cristo. Nell’Iran nord occidentale sono state rinvenute anfore con depositi di acido tartarico (composto presente nel deposito del vino non filtrato) e tracce di resina vegetale di terebinto, utilizzata per stabilizzare la fermentazione.

Nei millenni successivi le tracce di vinificazione si estendono al medio e vicino oriente ed al mediterraneo centro orientale, fino alla Grecia e Macedonia. La vinificazione è legata alla domesticazione della vite: la Vitis vinifera sativa (coltivata), a differenza della Vitis vinifera silvestris (selvatica) è ermafrodita, cioè ha sulla stessa pianta sia gli organi sessuali maschili che femminili. Può così autofecondarsi, determinando una produzione di frutti decisamente più consistente e la stabilità delle caratteristiche nei grappoli prodotti, che sono tutti dotati dello stesso patrimonio genetico, derivando tutti esclusivamente da un’unica pianta.

Poiché l’areale di diffusione della Vitis v. silvestris è piuttosto ampio, spaziando dalle aree costiere mediterranee al Caucaso, è possibile e verosimile che diverse zone siano state testimoni della domesticazione della vite: molti indizi inducono infatti a pensare che la vite sia stata addomesticata anche in Italia in modo indipendente dagli apporti culturali orientali. Se, fino a non molto tempo fa, sembrava scontato che la cultura del vino fosse arrivata in Italia con la colonizzazione greca, gli studi più recenti dimostrano che il vino era noto già prima degli intensi scambi culturali con i mercanti e colonizzatori greci, nell’VIII-VII sec. a.C..

È possibile, in base a indizi archeologici, che la vite coltivata fosse presente in Italia già dal Neolitico ed è accertata la presenza di vite coltivata nell’età del Bronzo con la contemporanea comparsa dei “pennati”, strumenti - simili alle attuali roncole pennate - specifici per la potatura della vite. Il vino è certamente conosciuto nella cultura Villanoviana (cultura della prima età del Ferro, precorritrice della civiltà etrusca) già dal IX sec. a.C., mentre specifici riferimenti letterari al vino ottenuto da vite potata (quindi coltivata) li abbiamo, a Roma, per il periodo del regno di Numa Pompilio, tra VIII e VII secolo a. C..

Nel complesso le indicazioni archeologiche, storiche e linguistiche definiscono un quadro della viticoltura nell’Italia protostorica che può essere così riassunto: la domesticazione locale della vite selvatica porta alla vinificazione in un pe-riodo precedente ai contatti con i Greci; questa precoce cultura del vino si sviluppa nell’Italia centrale, tra Etruria e Lazio. La vite viene coltivata col metodo della potatura lunga su tutore vivo: la “lambruscaia”. Si tratta in pratica del sistema più simile alle condizioni naturali di crescita della vite: come altri rampicanti, la vite prospera con il supporto di un’altra pianta, alla quale si abbarbica per raggiungere migliori condizioni di insolazione.

L’addomesticamento e la coltivazione consistono semplicemente nel selezionare le piante ermafrodite sviluppate spontaneamente e nel potare i tralci, nonché le fronde del tutore, per permettere una migliore produzione dei grappoli. Il vino prodotto con queste uve, direttamente derivate dalla vite selvatica autoctona, viene denominato, con termine italico, temetum.

In seguito i Greci diffonderanno una viticoltura più evoluta, importando vitigni già da lungo tempo addomesticati e selezionati in oriente, e introducendo la vigna contutore morto e potatura corta, detta anche a palo secco. Si sviluppano così due viticolture nel periodo etrusco e romano: quella basata su viti autoctone, maritate ad alberi vivi, di tradizione etrusco-italica, e quella basata su viti importate, di introduzione greca, da cui origina anche un nome diverso per la bevanda fermentata: dal greco oinos
derivano l’etrusco ed il latino vinum.

La diffusione della vitivinicoltura nella pianura padana avviene tramite gli Etruschi: ovviamente viene trasmesso il metodo autoctono, definito in latino come arbustum, con riferimento al tutore vivo, o labrusca (e labruscum l’uva prodotta). Il termine labrusca, secondo l’interpretazione dell’etimologia, indicherebbe cespugli o rovi che si sviluppano ai limiti dei campi: così, infatti, appariva il groviglio della vite intrecciata ai rami dell’albero di supporto. In pianura padana l’arbustum si sviluppa in arbustum gallicum, che si differenzia per una minore altezza di tutore e vite, ottenute tramite la potatura, e l’utilizzo come tutore prevalentemente dell’opulus, l’acero campestre, tuttora denominato opi nei dialetti padani.  

È così nata la piantata, o vigna alberata, di tradizione tipicamente italica, così com’è conosciuta fino ai giorni nostri. Il vino ottenuto prende da essa il nome, cosicché il lambrusco, almeno nel nome, tramanda la tradizione della più antica vitivinicoltura autoctona, quella villanoviano-etrusca, ricordando che la pianura padana prima di essere celtica e poi romana, appartenne completamente, anche se a vario titolo, alla sfera culturale etrusca. Ci limitiamo a dire che il Lambrusco tramanda “almeno nel nome” la più antica tradizione, per lo meno fino a quando studi biomolecolari, già in corso da alcuni anni sui vitigni toscani, non getteranno luce sull’effettiva discendenza dell’attuale vitigno emiliano-padano dalle viti selvatiche autoctone, come sembrerebbe dalla sua storia.

martedì 25 gennaio 2022

Pegno Rotativo, una opportunità per far fronte alle spese nel periodo di invecchiamento e stoccaggio del vino

L'apertura di credito assistita da Pegno Rotativo su Vino è la liquidità che una banca fornisce a sostegno alle imprese vitivinicole che producono vini DOP e IGP (DOCG e IGT) nel periodo di invecchiamento e stoccaggio.





Il mondo vitivinicolo ha una nuova opportunità per essere sostenuto finanziariamente dal sistema bancario grazie al Pegno Rotativo sul Vino che, oltre ai prodotti agricoli e alimentari a DOP e IGP, riguarda anche i vini DOP e IGP (DOCG e IGT) come previsto nel decreto “Cura Italia”, pubblicato in Gazzetta ufficiale del 29 agosto 2020.

L’Apertura di Credito assistita da Pegno Rotativo su Vino offre alle imprese la liquidità necessaria per far fronte alle spese di conduzione nel periodo di invecchiamento/stoccaggio del prodotto, consentendo la massima elasticità nella gestione dello stoccaggio e nella commercializzazione dei prodotti.

Il pegno rotativo è una forma di garanzia già nota per il comparto dei formaggi e dei salumi e che il decreto Cura Italia ha allargato anche ai prodotti vitivinicoli e alle bevande spiritose Doc e Docg. Per i produttori è così possibile incassare subito il credito la cui esigenza, nello specifico, nasce dal fatto che il vino posto ad invecchiamento, anche in base alle norme dettate dai disciplinari a tutela della qualità del prodotto, ha dei costi di investimento più alti che il produttore deve sostenere.

Alcuni Istituti di Credito già forniscono i servizi per accedere a questo strumento; ad esempio Monte dei Paschi di Siena fornisce un apertura di credito assistita da Pegno Rotativo su Vino (ai sensi del DL n. 18 del 17 marzo 2020 convertito in Legge n. 27 del 24 aprile 2020  “pegno rotativo per i prodotti agricoli e alimentari DOP e IGP”) offrendo alle imprese vitivinicole la liquidità necessaria per far fronte alle spese di conduzione nel periodo di invecchiamento/stoccaggio del prodotto, consentendo la massima  elasticità nella gestione dello stoccaggio e nella commercializzazione dei prodotti. 

La banca nello specifico, offre la possibilità di costituire il pegno senza lo "spossessamento" del bene, che rimane depositato nelle cantine/stabilimento del cliente. Inoltre offre all'impresa la possibilità di variare il prodotto posto a garanzia (rotazione - carico/scarico) della linea di credito, a condizione che venga mantenuta la proporzionalità tra somme utilizzate e valore del pegno. Il finanziamento dovrà essere commisurato al valore del vino in stoccaggio/invecchiamento oppignorato, previa applicazione di uno scarto minimo del 20% sul valore del prodotto acquisito in garanzia. L'importo minimo finanziabile è di 50.000 euro.
 

Vino e innovazione, un progetto per una viticoltura resiliente ai cambiamenti climatici. I primi risultati in Franciacorta e Oltrepò Pavese

“Quali sono gli strumenti per una viticoltura resiliente ai cambiamenti climatici?" Aperte le iscrizioni al webinar gratuito con i primi risultati del progetto Virecli. I casi studio in Franciacorta e Oltrepò Pavese.





Aperte le iscrizioni per partecipare al webinar gratuito dal titolo “Quali sono gli strumenti per una viticoltura resiliente ai cambiamenti climatici? che si terrà giovedi 3 Febbraio 2022. I relatori delle università di Milano, Piacenza e Pavia spiegheranno quali sono gli strumenti a disposizione delle aziende agricole per la regolazione degli equilibri vegeto-produttivi, la protezione del suolo e l’adattamento al cambiamento climatico. Presenteranno inoltre i primi risultati ottenuti nei casi studio in Franciacorta e in Oltrepò Pavese.

Il contesto

I due areali considerate nel progetto, Franciacorta e Oltrepò Pavese hanno la necessità di incrementare la propria competitività e di conseguenza di ammodernarsi attraverso l’implementazione della “Viticoltura 4.0” volta ad ottimizzare le pratiche gestionali del vigneto.

Il territorio della D.O. Oltrepò pavese si caratterizza per la presenza di terreni anche con pendenze ad elevato rischio erosivo e di frane con perdita di fertilità organica e di potenzialità produttiva e qualitativa. Inoltre, la varietà a bacca nera più coltivata nella zona di Pavia è la Croatina che soffre di una ridotta fertilità delle gemme basali che la rende non idonea a potature medio-corte e aumenta il rischio di cicli di produzione alternanti in termini sia quantitativi che qualitativi.

La Franciacorta ha una vocazione enologica indirizzata prevalentemente alla produzione di metodo classico e i vitigni destinati a questo tipo di vinificazione risentono in maniera particolarmente negativa degli effetti del cambio climatico che causa un generale anticipo del ciclo vegetativo, favorendo i danni da gelo tardivo e aumenta il rischio di arrivare a maturazione con un tasso di acidità totale non adeguato.

Inoltre, in un contesto con una frequenza maggiore di annate siccitose o con scarsa disponibilità idrica, è necessario realizzare sistemi d’irrigazione di precisione da utilizzare con perizia, in modalità di soccorso, per contrastare gli effetti del cambiamento climatico ed evitare perdite sia produttive, sia qualitative.

Il progetto Virecli

Il gruppo operativo per l’innovazione VIRECLI – Viticoltura di precisione per la regolazione degli equilibri vegeto-produttivi, la protezione del suolo e l’adattamento al cambiamento climatico – esplora le potenzialità dell’agricoltura di precisione come strumento a disposizione delle aziende agricole per affrontare le principali sfide di oggi e del futuro.

Gli obbiettivi di questo progetto sono:

• Incrementare la competitività delle aziende vitivinicole attraverso l’applicazione di tecniche di viticoltura di precisione

• Testare, in alcuni distretti vitivinicoli lombardi, nuove tecniche di adattamento ai cambiamenti climatici

• Introdurre protocolli gestionali innovati compatibili con la produzione enologica e rispettosi della tipicità del territorio

• Veicolare tecniche di gestione del suolo economicamente sostenibile volte a promuovere produttività e stabilità idrogeologica dei versanti.

Programma

11.00 Collegamento web dei partecipanti

Interventi programmati

11.00 - 11.10

Prof. Osvaldo Failla (Università degli Studi di Milano)

Presentazione del contesto

11.10 - 11.25

Lucio Brancadoro (Università degli Studi di Milano)

Primi risultati dellʼapplicazione di sistemi di irrigazione di precisione in Franciacorta

11.25 -11.40

Matteo Gatti (Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza)

Studio della variabilità intra-parcellare di un vigneto di Croatina in Oltrepò Pavese

11.40 -11.55

Claudia Meisina - Massimiliano Bordoni (Università di Pavia)

Influenza delle tecniche di gestione dellʼinterfila di vigneti campione in Oltrepò Pavese e le condizioni idriche del suolo

11.55 - 12.10

Stefano Poni (Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza)

La potatura invernale tardiva per affrontare il cambiamento climatico, il caso della Franciacorta

12.10-13.00

Domande e dibattito

La partecipazione è gratuita in quanto organizzato in seno al progetto Virecli. L’evento partecipa al programma di formazione professionale continua dei dottori agronomi e dei dottori forestali: 0,25 CFP, con il riferimento al Regolamento Conaf n. 3/2013. La partecipazione al webinar in diretta darà diritto al riconoscimento di n. 2 crediti formativi Assoenologi.

Iscrizioni: register.gotowebinar.com/

venerdì 21 gennaio 2022

Vino e sostenibilità: nuovi modelli di viticoltura alla luce delle moderne tecnologie genetiche e delle politiche europee




La manipolazione in agricoltura è ancora un concetto ancora guardato con diffidenza da molte persone e il dibattito su ciò che è considerato a torto OGM tende a dividere l’opinione pubblica. Un fattore importante, e che purtroppo spesso si dimentica, è che l’intervento dell’uomo sulle piante, iniziato con la vita stanziale, ha permesso di fatto la nascita stessa dell’agricoltura molti millenni fa, ben prima dello sviluppo della biologia molecolare, attraverso l'addomesticamento delle piante selvatiche che altrimenti non avrebbero avuto le caratteristiche adatte per essere coltivate e produrre cibo. 

Le mutazioni sono processi che avvengono anche in natura ma oggi, grazie all'evoluzione delle tecnologie di editing genomico, non abbiamo più bisogno di sperare nella casualità di una mutazione favorevole e possiamo far ottenere alle colture caratteristiche specifiche, rendendole non solo più produttive ma anche, ad esempio, meno idroesigenti o più resistenti a determinati parassiti. Nello specifico, le nuove moderne tecnologie applicate in viticoltura come le Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA) vengono oggi utilizzate con successo al miglioramento genetico delle viti consentendo così di aumentare la sostenibilità del sistema agricolo e la competitività delle imprese diminuendone l'impatto ambientale. 

Seguendo la strada della sostenibilità, questi nuovi modelli di viticoltura, debbono essere affiancati imprescindibilmente da giuste politiche europee, adeguando il quadro normativo nell'ottica di promuovere un nuovo approccio al loro sviluppo. Alleanza cooperative ha in tal senso organizzato un webinar a cui hanno partecipato l’on. De Castro, il prof. Morgante dell’Università di Udine, Stefano Vaccari, direttore  del Crea, Attilio Scienza, Presidente del Comitato vini Dop e Igp Comitato e  Mario Pezzotti, Direttore del Centro ricerca innovazione della Fondazione E. Mach. Di seguito ne riporto gli interventi.

“La cooperazione vitivinicola è convinta che la strada del futuro sia quella della sostenibilità, del rispetto dell’ambiente e della salubrità dei prodotti: servono tuttavia soluzioni che possano rafforzare questo approccio, anche per meglio aderire al nuovo quadro politico definito dalla Pac post-2023 e dalla strategia Farm to Fork: in questo contesto, le varietà resistenti o tolleranti, e in futuro le moderne tecnologie, potranno potenzialmente contribuire a mantenere e migliorare i livelli di competitività e di produttività, nonché a raggiungere gli ambiziosi obiettivi fissati al 2030. Occorre quindi un approccio nuovo che dovrà passare, nel più breve tempo possibile, dall’adeguamento del sistema normativo, dalla ricerca e dalla sperimentazione di campo”. Lo ha detto il coordinatore del settore Vino di Alleanza Cooperative Agroalimentari Luca Rigotti intervenendo al webinar “Nuovi modelli di viticoltura alla luce delle moderne tecnologie genetiche e delle politiche europee”, organizzato oggi da Alleanza Cooperative Agroalimentari.

L’On. Paolo De Castro ha ricordato come “siamo tutti d’accordo sull’obiettivo di ridurre la chimica, ma dobbiamo al contempo fornire agli agricoltori strumenti concreti per combatterli. Uno straordinario supporto può venire proprio dalla nuova regolamentazione comunitaria sulle tecnologie di miglioramento genetico, che si limitano ad accelerare ciò che in natura può avvenire senza l’intervento dell’uomo”. De Castro ha quindi ribadito “la netta e totale differenza con gli Ogm, che sono invece attualmente vietati da 17 stati membri”. “Va sgombrato il campo da ogni ambiguità: anche un recente Studio della Commissione ha precisato la differenza tra vecchi Ogm e le TEA, le nuove tecnologie di miglioramento genetico, non ci resta che auspicare che la Commissione chiarisca definitivamente sul piano giuridico i percorsi autorizzativi delle nuove varietà. La tempistica è in mano alla Commissione, ma il Parlamento farà in modo di accelerare, speriamo entro l’anno”.

Anche il Direttore di Crea Stefano Vaccari ha evidenziato come “la ricerca sia in grado di utilizzare il genoma editing, ma ad oggi la legislazione, che è la stessa degli Ogm, rende impossibile fare ricerca in campo, dal momento che ci vogliono due anni di burocrazia per gli adempimenti”. Il Direttore del Crea ha però aggiunto che “l’Italia non deve aspettare l’Europa, possiamo e dobbiamo muoverci subito come paese, cercando di dare ridurre a massimo due mesi i tempi di autorizzazione per la sperimentazione”. Per questo, Crea ha sostenuto la proposta di legge presentata lo scorso dicembre insieme al Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei deputati Filippo Gallinella di modifica al decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 224 che, se approvato, “ci consentirà di guadagnare almeno tre anni di tempo, con indubbi riflessi in termini di competitività, in attesa che l’UE provveda poi a legiferare sull’immissione in commercio dei TEA”.

Il Presidente del Comitato vini Dop e Igp Attilio Scienza ha ribadito che “l’ostilità nei confronti dei vitigni resistenti alle malattie è un retaggio antico, ma ora le cose sono cambiate e i vini ottenuti da queste varietà ha una composizione molto simile a quelli tradizionali”. I vitigni resistenti attualmente ammessi alla coltivazione sono moltissimi, con una maggiore concentrazione al nord. In altri paesi europei il sistema è molto più semplice: la Francia, ad esempio, ha iscritto i suoi vitigni senza alcuna limitazione d’uso e questi possono essere utilizzati tranquillamente per produrre vini Dop, con l’obiettivo di valorizzare la produzione di vino a basso impatto ambientale, con una resistenza duratura alle malattie che consenta di ridurre i trattamenti fitosanitari”. Il prof. Scienza ha inoltre evidenziato la necessità che “si crei una cultura dei resistenti: il lavoro della ricerca è importante, ma lo è anche quello della comunicazione”.

Anche il Prof. Michele Morgante, Direttore dell’Istituto di Genomica Applicata dell’Università di Udine, ha evidenziato il problema normativo che al momento equipara ancora le nuove tecniche ai vecchi Ogm, “pur essendo dal punto di vista dei rischi per l’ambiente e per l’uomo estremamente diverse e molto più simili a quelle del miglioramento tradizionale”. Il percorso che dovrebbe portare alla revisione dell’attuale normativa “si spera possa andare nella direzione di utilizzare la logica e non l’ideologia, per consentirci di poter avere un’agricoltura più rispettosa dell’ambiente e più sostenibile, anche economicamente”. Anche il Prof. Morgante ha sottolineato l’importanza di “riuscire a convincere i consumatori, raccontando le cose in maniera diversa e spiegando che siamo all’inizio di una rivoluzione in agricoltura, che ci renderà possibile combinare produttività e sostenibilità, abbracciando le innovazioni”.

Il Direttore del Centro ricerca innovazione della Fondazione E. Mach Mario Pezzotti ha illustrato infine il lavoro che la Fondazione sta portando avanti in tema di miglioramento genetico e ha evidenziato come “i processi di miglioramento genetico necessitino di tempi tecnici, dai primi incroci fino alle successive selezioni, che possono arrivare fino a 10-15 anni e che vanno poi accompagnati da una forte mole di investimenti di risorse umane, nonché dei campi e delle serre sperimentali necessarie ad ospitare i programmi di selezione”.