giovedì 31 marzo 2022

Denominazione Roma DOC, una lezione tra storia, antropologia, sociologia e marketing

Nell'ambito del prossimo Vinitaly la Denominazione Roma DOC, porta una lezione tra storia, antropologia, sociologia e marketing. A Verona lunedì 11, alle ore 17.00, nello spazio eventi all’interno del Padiglione Lazio. A raccontare il rapporto millenario tra l’Urbe e il vino, il Professor Ernesto Di Renzo, dell’Università di Tor Vergata in Roma.




E’ partito il conto alla rovescia per la tanto attesa edizione 2022 di Vinitaly. E ovviamente le agende degli addetti ai lavori e appassionati si riempiono di appuntamenti: degustazioni, convegni, verticali, talk show e tutto quello che può caratterizzare una manifestazione della portata di quella veronese, in calendario da domenica 10 a mercoledì 13 aprile. Ma non saranno molti quelli in grado di presentare una vera e propria lectio magistralis, con tanto di docente universitario.

Lo farà il Consorzio Roma Doc che per la prima volta avrà un suo spazio nell’ambito della fiera scaligera, un’area comune all’interno del Padiglione Lazio con le 24 cantine ad alternarsi tra incontri “faccia a faccia” con la stampa di settore, degustazioni e momenti di business. Ma il momento più atteso sarà quello di lunedì 11 quando alle ore 17.00, nello spazio eventi del Padiglione Lazio, si svolgerà appunto una vera e propria lezione. Titolo dell’incontro: “Roma Caput Vini? Dialoghi tra storia, antropologia, sociologia e marketing”.

“Il nostro è un Consorzio assai giovane – spiega Tullio Galassini, enologo e presidente Consorzio Vini Roma DOC – siamo nati nel 2018. Ma siamo anche depositari di un’eredità importante che comporta delle responsabilità che vanno anche oltre quelle che comunemente caratterizzano l’attività e la filosofia di un Consorzio di vini. Roma è uno dei “brand” più conosciuti e celebrati al mondo e, proprio per questo, i vignaioli del territorio si impegnano con tutta la loro forza nel portare avanti un discorso dove qualità, storia, tradizione e visione del futuro devono necessariamente procedere di pari passo. Vinitaly 2022 rappresenta, in tal senso, uno step fondamentale nel nostro percorso di crescita. Un passaggio che ci consente di testare, in uno scenario prestigioso, lo spirito di squadra che caratterizza il nostro lavoro”.

Ed è proprio questa visione, decisamente trasversale, ad avere portato il Consorzio a organizzare un incontro che vedrà protagonista il Professor Ernesto Di Renzo, docente di Antropologia del Gusto presso l’Università di Tor Vergata in Roma. Antropologo di fama internazionale, intratterrà il pubblico con un excursus sull’importanza del vino a Roma nel corso dei secoli. Un incontro dedicato soprattutto ai giovani che mostrano una sempre maggiore attenzione nei confronti del mondo agroalimentare e della cultura enogastronomica del nostro Paese.

“Ne sono diretta testimonianza i numerosi corsi di laurea sull’argomento nati negli ultimi anni. – conferma il Professor Ernesto Di Renzo - Tor Vergata, tanto per citare l’ateneo presso il quale insegno, già da tempo ha avviato un corso triennale di turismo enogastronomico che permette ai ragazzi non solo di approfondire la loro conoscenza sul tema ma anche di approcciare in modo professionale un settore che, per l’Italia, rappresenta un vero e proprio fiore all’occhiello”.

L’attenzione nei confronti della cultura e delle nuove generazioni, del resto, è certamente uno dei temi portanti delle strategie future del Consorzio Roma Doc.

“Questa lectio magistralis che abbiamo organizzato – racconta Rossella Macchia, vicepresidente del Consorzio con delega alla Comunicazione – rientra in un progetto più ampio che il Consorzio svilupperà a partire da oggi e che proseguirà nei prossimi anni. E che vedrà i vini di Roma al centro di un percorso che toccherà ambiti culturali e artistici. Creando importanti contatti con Università, scuole, siti artistici. Ma con una particolare attenzione anche sul versante dell’educazione al bere responsabile, tassello fondamentale nel rapporto con i consumatori, specie i più giovani”.

martedì 29 marzo 2022

La degustazione dei vini è un lavoro intellettuale: lo ha stabilito l’Ispettorato Nazionale del Lavoro

La degustazione dei vini è un lavoro intellettuale: lo ha stabilito l’Ispettorato Nazionale del Lavoro rispondendo a un quesito di Assoenologi e Valoritalia sulla natura di questa particolare professione.




La degustazione professionale dei vini è un lavoro intellettuale. Questa la novità emersa durante l’annuale convegno di Assoenologi svoltasi a Verona lo scorso 26 marzo. Lo ha stabilito l’Ispettorato Nazionale del Lavoro rispondendo ad un argomentato quesito predisposto dall’avvocato Mario Antonini di Roma per conto di Assoenologi, l’organismo che rappresenta gli enologi e gli enotecnici italiani, e Valoritalia, società leader nella certificazione dei vini a Denominazione di Origine.

Una decisione importante perché recepisce completamente le articolate motivazioni esposte nel quesito, nel quale si evidenziano i contenuti tecnici che questi professionisti esercitano nella loro attività, in particolare quando sono chiamati a valutare se un vino abbia o meno i requisiti per fregiarsi di una indicazione di origine, DOC o DOCG. Prima di diventare un Barolo, un Brunello di Montalcino o un Prosecco DOC infatti, l’iter di certificazione prevede una serie di verifiche, l’ultima delle quali è rappresentata dalla degustazione da parte di una commissione formata da professionisti riconosciuti e accreditati. Un ruolo delicato e centrale per tutta la filiera vitivinicola, dal quale dipende, in sostanza, l’accesso al mercato di decine di migliaia di aziende italiane. Allo stesso tempo, questi professionisti svolgono una funzione di garanzia per i consumatori, perché valutano che ogni singola partita di vino destinata al mercato possegga o meno gli standard di qualità stabiliti dallo specifico disciplinare di produzione.

Per Riccardo Cotarella, enologo di fama internazionale e presidente di Assoenologi, «L’ispettorato Nazionale del Lavoro ha riconosciuto formalmente ciò che nel nostro settore è noto da sempre, ossia che la degustazione professionale dei vini è un lavoro che richiede esperienza, preparazione e competenze molto elevate. Tutti i grandi vini nascono e si affermano con il contributo di questi professionisti, nella grande maggioranza dei casi rappresentati da enologi ed enotecnici.»

Il quesito è stato sollevato per risolvere un macchinoso procedimento burocratico previsto da una recente legge dello Stato, la 215 del 17 dicembre 2021, che obbliga le imprese che utilizzano lavoratori autonomi occasionali alla comunicazione preventiva all’Ispettorato del Lavoro, disposizione che tuttavia non si applica alle prestazioni di natura intellettuale. Per gli enologi e per Valoritalia, che nel solo settore vitivinicolo certifica 229 denominazioni di origine e gestisce ogni anno migliaia di commissioni di degustazione, la decisione dell’Ispettorato Nazionale costituisce una riduzione sostanziale degli obblighi burocratici e una velocizzazione dell’iter di certificazione.

«La decisione dell’Ispettorato – sottolinea Giuseppe Liberatore, direttore generale di Valoritalia – è una buona notizia per due validi motivi: il primo è che abbiamo ottenuto dallo Stato una semplificazione delle procedure, risultato niente affatto scontato; la seconda è che viene riconosciuta la professionalità dei nostri collaboratori e del nostro modo di lavorare. La certificazione di un vino non è un compito banale, tantomeno semplice. Implica competenze non indifferenti e un’esperienza che si matura in anni di appassionato lavoro.»

Vino, la febbre dei costi: da aumenti energia e materie prime aumenti per 1,1 miliardi di euro

Da aumenti energia e materie prime extracosti da 1,1 miliardi di euro per filiera. La guerra cancella 212 milioni di export verso i paesi in conflitto. A rischio depressione anche i principali mercati d’importazione: Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Spagna. Lo studio Censis-Alleanza Cooperative Agroalimentari presentato oggi in conferenza stampa a Roma.


Extracosti da oltre 1,1 miliardi di euro a causa dell’incremento dei costi dell’energia e delle materie prime: è questo il conto salato che sta per abbattersi sulla filiera vitivinicola italiana. Una vera tempesta dei prezzi che intaccherà la redditività delle imprese e rischia di comprometterne anche la capacità competitiva sui mercati internazionali. 

Il fatturato 2021 della filiera è pari a 13,6 miliardi di euro. Applicando a questo dato la quota del 78,4% dei consumi intermedi necessari alla produzione, si determina il valore dei consumi intermedi della filiera in 10,7 miliardi per il 2021. Utilizzando la variazione dei costi di produzione del prodotto vino fra febbraio 2021 e febbraio 2022, pari al 10,5%, il valore attuale dei consumi intermedi raggiungerebbe il livello di 11,8 miliardi di euro.

La differenza, in termini assoluti, è pari a 1.124 milioni di euro, che esprime – commenta Luca Rigotti, Coordinatore Vino di Alleanza Cooperative Agroalimentari - “un carico aggiuntivo sulla redditività delle imprese che inevitabilmente andrà a erodere i loro margini, compromettendone anche la loro capacità competitiva sui mercati internazionali”.

Contribuiscono in modo sostanziale all’incremento dei costi di produzione le componenti dei prodotti energetici, che hanno fatto segnare tra febbraio 2021 e febbraio 2022 un +31,4%

medio annuo, con un incremento dei carburanti pari al 38,3%, quello dell’energia elettrica del 16,7% e quello dei lubrificanti addirittura del 70%. Fra i fattori produttivi utilizzati nella coltivazione, fertilizzanti e concimi hanno visto crescere il livello del 32,3%.

Anche i materiali impiegati per il confezionamento e l’imballaggio hanno subito aumenti che inevitabilmente si rifletteranno sul prezzo finale del vino. Fra gennaio 2021 e gennaio 2022 – e quindi al netto degli effetti dovuti allo scoppio della guerra in Ucraina - il prezzo alla produzione del vetro è cresciuto dell’8,5% e quello del sughero del 9,4%. Sono invece compresi fra il 23 e il 30% gli aumenti relativi alla carta e agli imballaggi

“L’incremento dei costi dell’energia e dei materiali di produzione testimonia la pesante situazione a cui da mesi sono sottoposte le imprese vitivinicole - ha proseguito Rigotti – a cui si aggiunge un serio problema legato alla reperibilità e all’approvvigionamento dei materiali. È necessario trovare – ha concluso il Coordinatore settore vitivinicolo dell’Alleanza delle Cooperative – nuovi strumenti, sulla linea di quelli già emanati dal Governo, per cercare di mitigare gli effetti della crisi e non perdere ulteriori margini di competitività. Inoltre, è necessario ed urgente che l’UE intervenga per mettere un tetto condiviso al prezzo dell’energia e del gas, valutando la possibilità di svolgere il ruolo di acquirente unico sul mercato”.

Dal lato della logistica, la filiera del vino si sta già da mesi confrontando con uno scenario fortemente critico: nel trasporto aereo di merci gli aumenti hanno superato, in dodici mesi il 20%, mentre nel trasporto marittimo la crescita dei prezzi dei servizi ha raggiunto, sempre fra inizio 2021 e inizio 2022, il 36,2%.

Export e previsioni FMI

Il Fondo Monetario Internazionale ha calcolato, poco prima che scoppiasse la guerra in Ucraina, che lo shock energetico e delle materie prime avrebbe compromesso l’1,3% del PIl 2022 degli Stati Uniti e della Francia, l’1,5% dell’Area Euro, fino a raggiungere il 3% per il Regno Unito e quasi il 5% per la Spagna (tab. 3). La mancata crescita di questi paesi che rappresentano i principali partner economici della filiera italiana del vino rischia di intaccare gli ottimi risultati dell’export del prodotto nel 2021, soprattutto se si pensa che nell’ultimo anno gli Stati Uniti hanno aumentato le importazioni di vino italiano di oltre diciotto punti

percentuali, la Francia del 17,8%, la Spagna del 17,2% e che nei paesi dell’euro l’export dNell’ambito più circoscritto del vino, per quanto riguarda il vino venduto in Russia - che nel 2021 aveva richiesto vino italiano per circa 150 milioni di euro, con un aumento della domanda superiore al 18% - ci sarà sicuramente una rimodulazione delle vendite dovuta alla difficoltà di pagamenti e transazioni riscontrate dalla imprese.

Il valore del vino importato dall’Ucraina è pari a 55 milioni di euro, un mercato che aveva orientato la scelta di vino verso i nostri produttori, con un incremento degli acquisti pari a +30%

La febbre dei costi

Fra gennaio e marzo di quest’anno il prezzo del petrolio è passato da poco più di 78 dollari a 118, con un incremento del 50,9% in poco più di 60 giorni. Se si torna a inizio 2021 la variazione è addirittura del 130,6% (tab. 5). Il gas acquistato in Europa costava 19 euro per Mwh a gennaio dello scorso anno, per passare dodici mesi dopo a 78,50 e raggiungere la quota di 132 euro l’11 marzo scorso. Il prezzo del carbone è quasi quintuplicato in un poco più di un anno: da 133 dollari per tonnellata a 681 dollari dei giorni scorsi. Solo fra gennaio e marzo il prezzo è quasi triplicato.

Il quadro che si è venuto a delineare implica conseguenze pesanti per le attesa di crescita nel 2022. Nell’ultimo Outlook, l’Ocse ha stimato che l’effetto combinato dell’aumento dei prezzi di energia e materie prime fra il 24 febbraio (giorno d’inizio dell’aggressione russa) e il 9 marzo (giorno di pubblicazione dell’Outlook), e dell’instabilità dell’area porterà a una caduta della domanda globale dell’1,08%, dell’1,4% fra i paesi dell’Euro e dello 0,88% negli Stati Uniti, con effetti ora non quantificabili sul lato degli scambi internazionali e delle esportazioni dei singoli paesi.

In aggiunta, la condizione di “stagflazione”, mai più sperimentata in Occidente dagli anni 70, diverrebbe l’ipotesi più probabile per descrivere il corso dei prossimi mesi in molti paesi, dato che l’inflazione e la corsa dei prezzi peserà ulteriormente sulle decisioni di spesa e di investimento. Come abbiamo già detto la mancata crescita di questi paesi che rappresentano i principali partner economici della filiera italiana del vino rischia di intaccare gli ottimi risultati dell’export del prodotto nel 2021.

Formazione, Valorizzazione della vinaccia d’uva. Caratterizzazione, trattamento ed estrazione della frazione polifenolica

Valorizzazione della vinaccia d’uva: attraverso le esperienze del centro di ricerca del CREA-Asti, un webinar gratuito per presentare i risultati relativi a caratterizzazione, trattamento ed estrazione della frazione polifenolica.



Venerdì 8 aprile ore 10h30, prenderà il via webinar gratuito organizzato in seno al progetto Uva Pretiosa. Quale caratteristiche presentano gli estratti polifenolici ottenuti da bucce e semi di vinacce fermentate? Come possono essere ottenuti?

Nella prospettiva di un miglioramento della sostenibilità economica e ambientale delle aziende vitivinicole, esiste l’interesse per lo sfruttamento e la valorizzazione dei sottoprodotti enologici il cui riutilizzo in ambito alimentare, enologico o no food non può prescindere dalla conoscenza della loro composizione. 

Saranno presentati alcuni risultati relativi alla composizione polifenolica e alle proprietà antiradicaliche ed antiossidanti di estratti polifenolici ottenuti da bucce e semi di vinacce fermentate di uve da cultivar a bacca rossa prelevati da alcune aziende del territorio.

Particolare attenzione sarà posta all’aspetto del trattamento di stabilizzazione della vinaccia: saranno riportati alcuni risultati di un’esperienza di essicazione ad alta temperatura su scala industriale di grossi volumi di vinaccia.

Relatori Antonella Bosso Dirigente Tecnologo e responsabile della sede di Asti del CREA-VE Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia dove si occupa di attività di ricerca e sperimentazione nell’ambito della Tecnologia enologica. Attualmente ricopre la carica di Presidente del gruppo “Specificazione dei prodotti enologici” presso l’OIV e Massimo Guaita, Tecnologo presso il CREA-VE Asti che negli ultimi anni ha consolidato l’esperienza su trattamento vinacce, tecniche estrattive, e tecniche analitiche mirate alla completa caratterizzazione degli estratti polifenolici da uve e vinacce.

Progetto Uva Pretiosa

Nell'ambito del partenariato Europeo per l'innovazione e del Piano di Sviluppo Rurale della Regione Toscana (misure attivate (16.2, 1.1, 1.2, 1.3)) il progetto Uva Pretiosa intende affrontare le tematiche di riutilizzo e di valorizzazione dei sottoprodotti della filiera viti-enologica in un'ottica di economia circolare.

I partner del progetto sono Beringer Blass Italia  - Castello di Gabbiano, Società Agricola Isole e Olena, San Lorenzo Green Power, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali dell’Università degli Studi di Firenze, ERATA e Vinidea.

Iscrizioni

venerdì 25 marzo 2022

Roma Città del Vino: la Capitale entra nell'associazione dei Comuni enoturistici italiani

Roma entra nell’Associazione dei Comuni enoturistici italiani. La capitale diventa Città del Vino con i suoi vigneti urbani ed extraurbani, la presenza di cantine e produzioni di qualità. Durante la cerimonia è stata presentata anche la XX edizione del Concorso Enologico Internazionale Città del Vino; dal 19 al 22 maggio in programma a Priocca (Cuneo) le commissioni d’assaggio.


"Dopo aver aderito a fine febbraio all’Associazione Nazionale città dell’Olio quella di oggi alle Città del Vino è la naturale continuazione del percorso di sviluppo della food policy della nostra città che vede questa amministrazione fortemente impegnata a recuperare e valorizzare la propria vocazione agricola e a sostenere la rete dei nostri produttori locali”, ha commentato l’assessora all’Agricoltura, Ambiente, Ciclo dei Rifiuti di Roma Capitale, Sabrina Alfonsi  “Anche a seguito del lavoro del Consiglio del Cibo, riunitosi per la prima volta nel febbraio scorso, e che in queste settimane avrà nuovo impulso con la convocazione dei tavoli di lavoro tematici, crediamo che l’Associazione sarà uno strumento in più per sostenere, promuovere e valorizzazione il vino del nostro territorio e con esso il movimento dell'enogastronomia e dell’enoturismo. Un settore che oltre a un’importante valenza economica ha la capacità di valorizzare il paesaggio e recuperare aree rurali urbane e periurbane utili e riconnettere centro e campagna".

“L’ingresso di Roma è un passaggio importante per la storia e l’evoluzione della nostra Associazione– afferma il presidente delle Città del Vino, Angelo Radica -. La capitale, con i suoi vigneti e le sue produzioni di qualità, può arricchire e sviluppare la visione e i progetti che portiamo avanti da anni, dall’enoturismo ai piani regolatori delle Città del Vino, dalla difesa delle produzioni tipiche al nostro concorso enologico internazionale, nato vent’anni fa e in crescita costante per numero di cantine e territori in gara. Un concorso – conclude Radica – che genera visibilità e ricadute economiche sui territori, che oggi si fanno avanti per ospitare, un altro successo di cui siamo orgogliosi. Nel 2023 e nel 2024, ad esempio, si sono già prenotate Sambuca di Sicilia (Ag) e Gorizia, che l’anno successivo sarà anche Capitale Europea della Cultura insieme a Nova Goriča”.

“Le produzioni vitivinicole della Regione Lazio sono sempre più apprezzate nel panorama Nazionale ed internazionale segno di una ricerca costante nella qualità da parte delle aziende produttrici, l’ingresso di Roma Capitale con il marchio D.O.C. Roma ne è la testimonianza”,  aggiunge il vice Presidente delle Città del Vino e sindaco di Nemi (Rm) Alberto Bertucci. 

Le commissioni internazionali della XX edizione del Concorso Enologico saranno ospitate tra le colline del Roero, dove si stima la presenza di oltre 1.500 campioni in arrivo da tutto il mondo per le degustazioni alla cieca, che si terranno nei locali di Mondodelvino. Oltre ai premi speciali Forum Spumanti, Città del Bio, Mondo Merlot e Grappa Award, la nuova edizione del concorso prevede anche un riconoscimento ai migliori vini del Friuli Venezia Giulia in omaggio a Duino Aurisina Città Italiana del Vino 2022.

Vino biologico: ultimi progressi e potenziale produttivo del settore

Prenderà il via a giugno il simposio EcoWine2022 dal titolo "Vino biologico: il futuro del settore". Aggiornamento sugli ultimi progressi e il potenziale produttivo di un comparto in costante crescita.




Il futuro e le opportunità del vino biologico, saranno sul tavolo di discussione a EcoWine2022. Obiettivo è quello di fungere da punto di incontro per i professionisti del settore vinicolo. L'evento si svolgerà in Spagna dal 1 al 3 giugno nello spazio gastronomico Villa Lucía nella città medievale di Laguardia, cittadina di Alava rinomata per le sue cantine sotterranee. Organizzato da Neiker e in cui collaborano anche il Consiglio Euskadi per l'agricoltura e l'alimentazione biologica ( EKOLURRA ) e la Società spagnola per l'agricoltura biologica ( SEAE ), l'evento mette al centro l'interesse e la necessità di trovare metodi di produzione più rispettosi dell'ambiente. 

Secondo l'Organizzazione internazionale della vite e del vino (OIV), tra il 2005 e il 2019 il tasso di conversione dei vigneti alla produzione biologica è aumentato in media del 13% all'anno. Quasi un miliardo di bottiglie di vino biologico vengono vendute ogni anno nel mondo, il doppio rispetto al 2013, secondo uno studio preparato da IWSR per Millésime Bio. Per l'OIV, questa tendenza può essere spiegata dalle attuali esigenze sociali, come l'assistenza sanitaria dei consumatori e la protezione dell'ambiente.

I Paesi Baschi non sono estranei a questa tendenza e, secondo i dati dell'Euskadi Council for Organic Agriculture and Food (Ekolurra), negli ultimi cinque anni la coltivazione di vigneti biologici in questa comunità autonoma è raddoppiata, con un totale di 984 ettari di vigneto certificato biologico, -944 dei quali ubicati ad Alava- rispetto ai 432,7 ettari registrati nel 2014.

L'aumento della produzione di vino biologico si sta facendo sentire anche sul palato dei consumatori. Infatti, circa il 35% degli europei afferma di consumare vino, birra o liquori biologici almeno una volta alla settimana. Questi dati dimostrano il potenziale dell'industria del vino e dell'uva come sottosettore chiave nel futuro della produzione biologica.

In questo contesto, Neiker, Istituto Basco per la Ricerca e lo Sviluppo in Agricoltura, organizza il simposio EcoWine2022, in collaborazione con Ekolurra e la Società Spagnola di Agricoltura Biologica (SEAE), per diventare un punto di incontro per i principali professionisti, ricercatori, tecnici e studenti specializzati in ecologia della viticoltura del territorio nazionale e panorama internazionale.

"L'obiettivo di EcoWine2022 è offrire al settore vitivinicolo uno spazio in cui condividere e discutere gli ultimi progressi tecnici relativi alla coltivazione biologica del vigneto, evidenziando il suo ruolo di agente mitigatore del cambiamento climatico in quanto considerato un pozzo di carbonio", spiega Amaia Ortiz ., responsabile del Dipartimento per la produzione e la protezione delle piante di Neiker.

L'evento si svolgerà dal 1 al 3 giugno 2022 nel cuore della Rioja Alavesa nella località di Laguardia, rinomata per le sue cantine sotterranee, nello spazio gastronomico di Villa Lucia. Saranno inoltre presenti diverse attività legate al mondo dell'enologia: keynote speech, wine experience, colloqui, tavole rotonde, wine-dialogues e visite tecniche, tra le altre. 

Durante la tre giorni con un approccio molto partecipativo, l'importanza dei servizi ecosistemici, il legame esistente tra produzione biologica e qualità del vino, lo sviluppo e l'impegno per le culture locali e, infine, la necessità di avvicinare e guidare il settore produttivo verso la produzione biologica.

Ci saranno anche spazi per il networking in cui produttori esperti metteranno a disposizione dei partecipanti il ​​loro apprendimento e condivideranno le loro esperienze. Il programma delle attività è già consultabile.

Impegno strategico per l'agricoltura biologica

EcoWine2022 si propone di sostenere il settore vitivinicolo nella sua transizione ecologica e fa parte del Piano per la Promozione della Produzione Ecologica (FOPE) promosso dal 2014 dal Dipartimento per lo Sviluppo Economico, la Sostenibilità e l'Ambiente del Governo Basco. L'obiettivo principale di questo piano è l'incremento della produzione biologica e lo sviluppo della relativa filiera di trasformazione e commercializzazione.

Il simposio risponde anche all'esigenza del settore di adattarsi alla strategia "Dalla fattoria alla tavola" dell'Unione europea, che promuove l'agricoltura biologica come pratica rispettosa dell'ambiente e cerca entro il 2030 che il 25% di tutti i terreni agricoli dell'UE sia dedicato alla questo tipo di coltivazione.

ecowine2022.com/

martedì 22 marzo 2022

Formazione, Scienze enogastronomiche di montagna. L'Università di Bolzano lancia il nuovo corso di laurea sviluppato con Norbert Niederkofler

Scienze enogastronomiche di montagna. Il corso di laurea avrà inizio il prossimo autunno al NOI Techpark di Bolzano e mira a formare professionisti della gastronomia e dell’enologia sana e sostenibile delle regioni alpine. 




La Facoltà di Scienze e Tecnologie ha sviluppato il nuovo corso di laurea che mira a formare professionisti della gastronomia e dell’enologia sana e sostenibile delle regioni alpine, in collaborazione con il team dello chef tristellato Norbert Niederkofler. Ma le prospettive si estenderanno oltre i confini dell’Alto Adige: anche cuochi provenienti dalle Ande, dai Pirenei e da altre aree interne del mondo saranno chiamati a effettuare docenze all’interno di singoli moduli del corso di laurea.

L’obiettivo di questo corso di laurea trilingue (italiano, tedesco e inglese) è  formare esperti di enogastronomia in grado di conferire agli alimenti uno status culturale basato sulla filosofia “Cook the Mountain” dello chef tristellato Norbert Niederkofler e di Paolo Ferretti, e così attribuire loro una nuova identità. Un concetto innovativo che mira a ripensare lo sviluppo economico e sociale analizzando la relazione tra produzione, prodotto, territorio e cibo. “Per me, è importante che emerga cultura culinaria che funga da catalizzatore di processi culturali in grado di propagare un modello di sviluppo sostenibile”, ha affermato Norbert Niederkofler, durante la conferenza stampa di oggi. Niederkofler stesso eserciterà la docenza in un corso di trenta ore.

Le materie prime, spesso difficili da reperire in territori difficilmente coltivabili come le regioni di montagna, vengono valorizzate attraverso il recupero delle tradizioni e la riscoperta della biodiversità, elevando così il cibo a cultura e dandogli una nuova identità. L’obiettivo è contribuire alla creazione di un laboratorio di ricerca trasversale per la gastronomia che esplori i valori che, su scala globale, uniscono culturalmente e socialmente le persone che vivono la montagna come una risorsa, una passione, una sfida e un patrimonio da proteggere, e che promuova un nuovo modo di vivere il rapporto tra cucina e montagna, collegando etica e ospitalità, sostenibilità ambientale e sviluppo territoriale, stagionalità e internazionalizzazione. “Abbiamo costruito un corso di laurea altamente innovativo e dalle grandi potenzialità. Accanto alle materie tradizionali dei nostri corsi di laurea in ambito agrario e delle scienze e tecnologie alimentari, approfondiamo discipline che completano la professionalità di chi lavora tra il mondo dei laboratori e quello della preparazione degli alimenti. È un progetto formativo in linea con le tendenze degli ultimi anni, in cui la ricerca in Scienze e tecnologie alimentari si sta spostando sempre di più dalle industrie verso la cucina”, ha sottolineato il prof. Marco Gobbetti, preside della Facoltà di Scienze e Tecnologie.

I contenuti del corso di studi

Il corso triennale prevede un mix di lezioni, visite in loco e attività con i produttori, workshop, esperienze in cucina con personalità di fama internazionale e uno stage presso AlpiNN - Food Space & Restaurant, il ristorante di Norbert Niederkofler e Paolo Ferretti a Plan de Corones, letteralmente la casa di “Cook the Mountain”. Il primo anno di corso è dedicato all’apprendimento di conoscenze in ambito matematico, statistico, chimico e biologico, informatico e di marketing, della produzione e allevamento sostenibili di piante ed animali e al relativo sviluppo storico e antropologico. Il secondo anno è dedicato alle tecniche necessarie per produrre cibo e vino. Qui l’attenzione si concentra sui processi, sulle tecnologie e sui modelli organizzativi, sul ruolo dei microrganismi negli alimenti e il loro controllo, sulla garanzia dell’igiene alimentare, sui prodotti fermentati e sulla gestione delle piccole e grandi imprese enogastronomiche (dall’agriturismo alla ristorazione, a diversi livelli della catena di produzione). Nel terzo anno, il focus si sposta sulla comunicazione visiva e sensoriale dei prodotti enogastronomici, nonché sulle tecniche di recupero e utilizzo dei sottoprodotti. Gran parte delle lezioni e dei workshop si svolgono al NOI Techpark, nei laboratori alimentari all’avanguardia di unibz e nel Kitchen Lab. Il rettore della Libera Università di Bolzano, prof. Paolo Lugli, ha citato il “forte orientamento della formazione verso le esigenze del territorio, una bussola che abbiamo seguito per l’istituzione di ognuno dei nostri 32 corsi di laurea”.

Gran parte delle lezioni e anche i workshop del nuovo corso di laurea si svolgeranno al parco tecnologico NOI Techpark, nei laboratori alimentari ad alta tecnologia e nel Kitchen Lab. Al NOI la ricerca e il business si incontrano quotidianamente per promuovere innovazione sostenibile, come rivela l’acronimo NOI, Nature of Innovation. Uno dei settori centrali di attività nel parco tecnologico è senz’altro la ricerca alimentare. “Il costante ampliamento dell’offerta di studi di unibz al NOI ci fa piacere e dimostra che abbiamo intrapreso la giusta direzione. Stiamo creando un luogo in cui l’interdisciplinarità, il networking, il trasferimento di know-how tecnologico e la ricerca e sviluppo sono fondamentali, dove la vicinanza spaziale di studenti, ricerca e aziende conduce alla creazione di sinergie. Questo è il nostro obiettivo e la nostra aspirazione e il nuovo corso di laurea in collaborazione con lo chef Norbert Niederkofler colpisce nel segno”, ha aggiunto Ulrich Stofner, direttore del NOI Techpark.

Sbocchi professionali

Durante la presentazione alla stampa, il responsabile del corso di studio, il prof. Emanuel Boselli, ha rimarcato l’ampia gamma di professionalità cui avranno accesso laureati e l’alto livello di interdisciplinarità del corso di laurea. “Tutte e cinque le facoltà di unibz e un team di chef stellati sono coinvolti in un percorso di studi unico in Italia, che mira a valorizzare la gastronomia e l’enologia delle zone di montagna e ha una forte impronta internazionale”, ha spiegato Boselli.

I laureati* lavoreranno come professionisti della gastronomia e dell’enologia di montagna in ruoli tecnici e organizzativi con competenze specifiche nel settore alimentare (tecnologia e controllo della qualità, sicurezza e igiene alimentare; gestione di aziende di produzione alimentare e vinicola), come maître d’hotel o chef, come responsabili della logistica, come fornitori di materie prime o come manager di aziende specializzate come ristoranti, società di catering o aziende che offrono prodotti e servizi tipici (agriturismo, turismo enogastronomico, e-commerce, social media, conferenze ed eventi, fino alla grande distribuzione organizzata). Gli ambiti di impiego sono nella comunicazione e nel marketing in grandi aziende del settore alimentare, della ristorazione, del catering e del vino, nella gestione e organizzazione di eventi culturali, nella critica enogastronomica, nella promozione gastronomica per le istituzioni locali, nell’analisi delle strategie aziendali e dei valori economico-finanziari e culturali (storia dell'agricoltura e dell'alimentazione; cultura e simbolismo alimentare; studi antropologici, arte e design). I laureati* potranno proseguire la loro specializzazione con una laurea magistrale nei campi delle scienze e tecnologie alimentari, dell’agricoltura, della viticoltura o dell’enologia.

Info: www.unibz.it/it/

venerdì 18 marzo 2022

Giornata del Clima: dalle aziende agroforestali i crediti di carbonio per contrastare il cambiamento climatico

CREA Politiche e Bioeconomia coordina il Nucleo Monitoraggio Carbonio che definisce le Linee Guida dei progetti forestali e dei servizi ecosistemici per l’assorbimento di CO2.




Gran parte della battaglia contro i cambiamenti climatici si gioca sulla riduzione della presenza di anidride carbonica nell’atmosfera. Pertanto, generare crediti di carbonio, ossia stoccare il carbonio, è importante perché la CO2, la cui concentrazione in atmosfera è arrivata a 400 ppm (concentrazione mai raggiunta almeno negli ultimi 800.000 anni) è il principale gas responsabile dell’effetto serra, che produce il riscaldamento globale e quindi il cambiamento climatico.

Lo stoccaggio del Carbonio consiste nell’assorbimento del carbonio atmosferico che può essere effettuato dalle foreste o dagli oceani. Le foreste, in particolare, lo assorbono grazie alla fotosintesi e lo stoccano sia nell’atmosfera che nel suolo. Sebbene, per arrestare il cambiamento climatico il solo stoccaggio non sia sufficiente, incoraggiarne l’assorbimento permette ai governi di accelerare la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. A tal fine, è nato un mercato volontario di crediti di carbonio, che consente ai proprietari e gestori forestali di essere remunerati per le attività di gestione che favoriscono l’assorbimento del carbonio e alle imprese che acquistano i crediti di contribuire alla lotta al cambiamento climatico e potenzialmente diventare aziende ad emissioni zero.

Il contributo del CREA

Dal 2010 per analizzare e monitorare il mercato volontario nonché  per definire e aggiornare le Linee Guida, è stato costituito Il Nucleo Monitoraggio Carbonio, un gruppo di lavoro finanziato dal programma Rete Rurale Nazionale 2014-2020 e coordinato dal CREA Politiche e Bioeconomia, al quale partecipano l’Università di Padova, Etifor srl, la Compagnia delle Foreste, CMCCI e IPLA, enti e società impegnati nella ricerca del settore forestale e dei cambiamenti climatici.

Ogni anno il NMC pubblica il report che analizza il mercato dei crediti di carbonio in Italia e negli ultimi due rapporti, per seguire le tendenze del mercato, sono stati analizzati anche i progetti forestali che erogano altri servizi ecosistemici oltre all’assorbimento del carbonio.

Trend e scenari futuri

Nel 2021 i crediti di carbonio generati dal settore agro-forestale venduti nel mercato volontario internazionale hanno addirittura superato quelli generati complessivamente, segno che la domanda è in forte ascesa (Forest trend 2021).

Il Network for Greening the Financial System (NGFS 2021) stima che la domanda di crediti di carbonio aumenterà  di ben 15 volte nel 2030 e di 30 volte nel 2050 rispetto ai crediti venduti attualmente e i prezzi  arriveranno a toccare i 160 $/tCO2 nel 2050.

Al contrario, in Italia negli ultimi anni il mercato risulta stazionario a causa della mancanza di uno standard o linea guida nazionale, come avviene in altri Paesi, tuttavia dall’ultimo Report del Nucleo Monitoraggio Carbonio “Progetti forestali di Sostenibilità 2020” - Presentazione del Report "Progetti forestali di sostenibilità in Italia 2020" (nucleomonitoraggiocarbonio.it) - si evince come il mercato italiano abbia tutte le potenzialità per incrementare i propri volumi. Lo testimoniano non solo l’aumento del numero di progetti realizzati e di attori partecipanti al mercato e la tendenza verso iniziative che difficilmente possono essere ridotte alla sola metrica della CO2 assorbita, ma anche la quantificazione e valorizzazione degli altri servizi ecosistemici generati dai progetti.

Green Wine Future 2022, a maggio il vertice sul futuro del settore vitivinicolo e dell'ambiente

Il vertice Green Wine Future 2022 che si concentra sul futuro del settore vitivinicolo e dell'ambiente si terrà online nel mese di maggio.




Prenderà il via a maggio la quarta edizione della conferenza Green Wine Future progettata per affrontare le sfide che l'industria del vino deve affrontare. L'obiettivo è quello di riunire l'intero settore vitivinicolo mondiale intorno alle problematiche ambientali che maggiormente interessano il settore. Green Wine Future si terrà in formato virtuale dal 23 al 26 maggio 2022 tramite Zoom e avrà la traduzione simultanea in quattro lingue (inglese, spagnolo, francese, italiano), da otto località nel mondo: USA, Cile, Portogallo, Spagna, Francia, Sud Africa, Australia e Nuova Zelanda.

Come per l'edizione 2021, Green Wine Future 2022 utilizzerà una piattaforma digitale per lo sviluppo delle proprie attività e come centro di networking tra partecipanti, aziende e cantine di tutto il mondo. Il formato digitale, sebbene trainato dalla pandemia, è stato scelto per la sua minore impronta di carbonio. Un format che consente inoltre una maggiore portata e accesso alle informazioni per aziende e privati ​​che altrimenti non potrebbero presenziare.

Il programma verterà su tutta la filiera di settore: dal vigneto alla cantina fino alla vendita, analizzando le criticità della sostenibilità, la crisi climatica, la biodiversità, l'enoturismo, la viticoltura rigenerativa, il carbon footprint, le risorse idriche, l'efficienza energetica e le opportunità di business veramente green.

Un evento virtuale con un approccio inedito

In risposta all'attuale situazione mondiale, per questa edizione di Green Wine Future (GWF), il suo organizzatore, Chrand Events offrirà un modo totalmente nuovo di partecipare a una conferenza, così come per i relatori di presentare le loro informazioni, con un approccio completamente visivo e pratico, attraverso trasmissioni in diretta, registrazioni video e documentari. Dirette dai vigneti, immagini di soluzioni innovative e documentari interattivi registrati appositamente per l'evento sono alcuni dei momenti salienti di GWF. Questa tecnologia virtuale consentirà a cantine e aziende vinicole di essere presenti al GWF Virtual Expo, mostrando i tuoi prodotti e servizi. Questa nuova tecnologia consentirà inoltre a partecipanti, relatori ed espositori di interagire virtualmente per un periodo di 2 settimane prima e durante la conferenza.

Riguardo alla decisione di farne una conferenza virtuale, per fare in modo che l'evento abbia la minor impronta di carbonio possibile, Pancho Campo, fondatore della serie di eventi Wine Future, ha così commentato: “Le conferenze e le fiere virtuali sono una delle modalità più rispettose del ambiente, in un settore che basa molte delle sue promozioni sugli eventi, poiché riduce notevolmente l'impronta di carbonio di organizzatori, relatori, partecipanti e sponsor ma è anche molto più redditizio”.

David Furer, co-organizzatore di Green Wine Future: "Green Wine Future condividerà con i professionisti del vino innumerevoli e preziosi aspetti di come è l'industria vinicola internazionale affrontare i problemi della sostenibilità e soluzioni ai problemi del vigneto, della cantina, della filiera e della vendita."

Nel 2006, Chrand Events ha organizzato la prima conferenza internazionale sui cambiamenti climatici e il vino e il primo evento globale per esaminare gli impatti della crisi climatica su un settore specifico. Da quell'edizione in Spagna, Chrand Events ha organizzato molte altre conferenze internazionali a Hong Kong, in Portogallo e in altre parti del mondo con i nomi più influenti dell'industria del vino e leader mondiali come il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, il premio Nobel Al Gore, l'ONU e il Segretario Generale Kofi Annan.

Ospiti e organizzazioni in primo piano a Green Wine Future 2022

Tra gli ospiti di questa edizione saranno presenti Roger Boulton, Hans Schultz, Greg Jones, Miguel Torres, Kim Nicholas, Riccardo Cotarella, Laura Catena, Andrew Caillard, Allison Jordan, Paul Mabray, Gaia Gaja, Francis Ford Coppola e Trudie Styler.

Tra le organizzazioni chiave per il settore che hanno già confermato il loro sostegno ci sono il Wine Institute of California, Napa Valley Vintners, Interprofesional del Vino de España, Barossa Valley Winegrowers, Wines of Chile, International Organization of Vine and Wine, Wines of Portugal, il Protocollo di Porto e le Nazioni Unite.

Maggiori informazioni e iscrizioni greenwinefuture.com

mercoledì 16 marzo 2022

Sostenibilità, emissioni in agricoltura: un nuovo progetto per ridurle con sistemi circolari ed integrati

Sense, ovvero “Sinergie nei sistemi integrati: migliorare l'efficienza nell'uso delle risorse mitigando le emissioni di GHG attraverso decisioni informate sulla circolarità”, è un progetto Europeo da 1,33 milioni di euro avviato lo scorso 1 marzo. Coordinato dal James Hutton Institute (UK), riunisce 10 istituzioni di 7 paesi, quattro in Europa e tre in Sud America. Elena Testani, ricercatrice del CREA Agricoltura e Ambiente, coordinerà le attività per il Centro, partner italiano. 




Le emissioni di gas serra nell’UE a 28 paesi nel 2019 risultanti dalle attività agricole è pari al 10,55%, secondo i dati dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico). In attesa dell’ultima parte del nuovo rapporto IPCC dedicata proprio alla mitigazione dei cambiamenti climatici e alla riduzione delle emissioni di gas serra, la ricerca oggi punta sempre di più a ridurre le emissioni in agricoltura con sistemi agro-zoo-forestali, molto più sostenibili rispetto a quelli convenzionali, in cui la componente animale è integrata in maniera sinergica alle colture arboree ed erbacee, in ottica di maggiore circolarità dei flussi delle risorse. 

Il CREA, con il suo Centro Agricoltura e Ambiente, è partner del progetto europeo SENSE “Sinergie nei sistemi integrati: migliorare l'efficienza nell'uso delle risorse mitigando le emissioni di GHG attraverso decisioni informate sulla circolarità”, che mira a sviluppare e validare soluzioni innovative per migliorare la gestione del territorio. Combinando l’acquisizione di dati in continuo mediante sensori in campo e tecnologie High Performance Computing (strumenti di analisi con capacità di elaborazione dati ed esecuzione di calcoli complessi ad altissima velocità), il progetto si prefigge di validare un'applicazione mediante la quale gli agricoltori potranno autonomamente monitorare le previsioni di emissioni GHG, fornendo quindi uno strumento valido per centrare l’obiettivo zero emissioni di gas serra.

Nei casi di studio selezionati nei sette paesi coinvolti, verranno confrontati scenari di gestione relativi ai flussi di carbonio, nutrienti, acqua e biomasse, valutando, quindi, il loro potenziale di mitigazione delle GHG e di resilienza rispetto al cambiamento climatico, attraverso un sistema digitale di monitoraggio, segnalazione e verifica, (MVR), sviluppato dalla James Hutton Institute. 

Gli agricoltori saranno coinvolti in ogni attività, anche grazie alla condivisione di strumenti come indicatori di circolarità (relativi al riciclo dei nutrienti, degli scarti e all’autosufficienza per l’alimentazione degli animali) e di funzionamento ecologico (aspetti di funzionalità del suolo come la biomassa microbica e l’attività enzimatica, e di qualità del pascolo, come la biodiversità, la presenza di specie leguminose o specie appetibili per gli animali), a livello di azienda agricola. Per l’Italia il caso di studio è rappresentato dall’azienda zootecnica biologica e biodinamica Agricola Boccea, situata nell’area periurbana di Roma, con il suo sistema integrato in cui l’uliveto dell’azienda viene utilizzato anche come pascolo per tre razze di bovini da carne.

Il contributo del CREA. Nello specifico, il CREA si occuperà di valutare nei casi di studio del consorzio del progetto l’evoluzione degli indicatori di funzionamento ecologico, prima e dopo l’implementazione di misure di circolarità. L’andamento di tale evoluzione indicherà le migliori strategie da adottare per migliorare la circolarità dei flussi, in relazione allo stoccaggio del C, al ciclo dei nutrienti e alla mitigazione delle emissioni GHG.

mercoledì 9 marzo 2022

Webinar Gratuito. Stabilità colloidale: ruolo delle proteine e riflessioni sulla produzione di vini naturalmente stabili e più sostenibili

Organizzato da Vinidea prende il via il webinar gratuito Stabilità colloidale: ruolo delle proteine e riflessioni sulla produzione di vini naturalmente stabili e più sostenibili. Nella giornata verranno presentati anche i risultati del progetto Vintegro.




Quali sono i composti coinvolti nei meccanismi di stabilità colloidale  dei vini rossi? Che ruolo hanno le proteine dei vini rossi per tale stabilità? Come la conoscenza di tali meccanismi ci può aiutare nella produzione di vini naturalmente stabili? Se ne parlerà, mercoledì 23 marzo alle ore11.00, al webinar dal titolo Stabilità colloidale: ruolo delle proteine e riflessioni sulla produzione di vini naturalmente stabili e più sostenibili, in cui verranno anche presentati i risultati del progetto Vintegro.

Il vino è definibile come una soluzione idroalcolica complessa nella quale coesistono, assieme all’acqua, all’etanolo, ad alcoli superiori, al metanolo in minime tracce, agli aromi, anche tutta una serie di sostanze in esso disperse chiamate colloidi. Il loro quantitativo ed i loro differenti stati di aggregazione sono in grado di influenzare molteplici fondamentali caratteristiche del vino, non ultime quelle legate ai caratteri organolettici (gradevolezza, tessitura, struttura al palato), visivi (limpidezza, brillantezza, colore) e tecnologici (stabilità, filtrabilità). 

In questo webinar, Matteo Marangon dell’Università di Padova introdurrà i composti di uve e vino che partecipano alla formazione di varie tipologie di colloidi, e accennerà alle recentissime acquisizioni sul coinvolgimento delle proteine nella stabilizzazione dei vini rossi.

Proseguirà Giovanna Fia dell’Università degli Studi di Firenze con la presentazione dei risultati del progetto Vintegro nel corso del quale sono state caratterizzate nel dettaglio le proteine di vini rossi di varie tipologie e in diverse fasi della vinificazione, prodotti in cantina dai vari partner del progetto. Ci spiegherà che mentre le proteine sono presenti in tutte le fasi della vinificazione, le loro caratteristiche sono diverse in funzione della tipologia di vino rosso.

Relatori

Matteo Marangon

Dopo aver conseguito il dottorato in Enologia presso l’Università di Padova, nel 2008 Matteo Marangon ha lavorato come ricercatore presso l'Australian Wine Research Institute di Adelaide (Sud Australia). Nel 2014 Matteo si è trasferito in Inghilterra per dirigere un Master in Viticoltura ed Enologia presso Plumpton College (Brigthon, UK), prima di tornare all’Università di Padova nel 2016. Attualmente Matteo è Professore Associato e presiede il Master in “Italian Food and Wine”. Le sue ricerche sono soprattutto finalizzate alla comprensione dei meccanismi di aggregazione colloidale nei vini bianchi e rossi, e alla messa a punto di metodi di prevenzione delle instabilità colloidali dei vini.

Giovanna Fia

Giovanna Fia si è laureata in Biologia nel 1994 presso il Dipartimento di Biologia Animale e Genetica dell’Università di Firenze, iniziando il suo percorso formativo occupandosi di genetica classica dei lieviti e microbiologia enologica. E’ dottore di ricerca in “Alimentazione e salute” e attualmente insegna Processi enologici presso la Scuola di Agraria dell’Università di Firenze dove svolge attività di ricerca riguardante la messa a punto di processi per la valorizzazione di matrici di scarto della filiera vitivinicola. In passato, si è occupata dello studio delle attività enzimatiche coinvolte nella definizione delle caratteristiche qualitative del vino, delle relazioni fra la composizione chimica e caratteristiche sensoriali, della messa a punto di indici chimici per la predizione delle proprietà sensoriali dei vini. Più recentemente ha rivolto uno sguardo alla stabilità colloidale dei vini rossi.

Progetto Vintegro

Si occupa di integrità e stabilità del vino Toscano. Il progetto ha avuto inizio in febbraio 2019 e durerà fino ad aprile 2022. Il progetto Vintegro prevede la produzione di vini con il minore ricorso a pratiche enologiche additive e/o sottrattive, riducendo impatto ambientale ed economico e intende affrontare il problema dell’instabilità del vino e in particolare, quello dell’instabilità macromolecolare. Il gruppo operativo lavora a un test previsionale dell'instabilità di un vino, attraverso un protocollo rapido ed economico che può essere applicato al vino in varie fasi del processo di produzione.

Il progetto è finanziato nell'ambito del partenariato Europeo per l'innovazione e del Piano di Sviluppo Rurale della Regione Toscana (misure attivate 16.2, 1.1, 1.2, 1.3). Partner del gruppo operativo Vintegro: Antinori, Col d'Orcia, Avignonesi, ISVEA, Università degli studi di Firenze, Vinidea, CAICT.

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giovedì 3 marzo 2022

Agricoltura, il biologico è legge. Passaggio epocale che guarda al futuro nel rispetto della salute e dell’ambiente

Il Senato ha approvato oggi in via definitiva il DDL n. 988 “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell'acquacoltura con metodo biologico".



Finalmente l'Italia ha una legge sul biologico per costruire un’agricoltura che guarda al futuro nel rispetto della salute e dell’ambiente. Dopo anni di attesa anche il secondo ramo del Parlamento ha approvato il disegno di legge che tutela un settore in continua espansione, che in soli dieci anni ha visto aumentare l'80% della superficie, fiore all’occhiello del Made in Italy. Un metodo di produzione che va nella direzione indicata dalle strategie europee Farm to Fork e Biodiversità. 

La legge è un passaggio epocale ed un passo concreto verso una reale “transizione ecologica”. Tutte le associazioni del settore esprimono un plauso per il lavoro di tutti i parlamentari che ha portato alla conclusione in tempi estremamente rapidi - meno di un mese dall’ultima votazione alla Camera dei Deputati del 9 febbraio - una norma chiave per supportare la transizione ecologica dei sistemi agricoli e per l’intero comparto agroalimentare italiano.

L’approvazione del disegno di legge n.988 giunge in un momento strategico e consente anche all’Italia di allinearsi alle politiche Ue che, con il Green Deal, la strategia Farm to Fork e il Piano d’azione Europeo per il biologico, puntano a una crescita consistente del settore. Grazie a questa legge il biologico può diventare il motore di rilancio dell’intero comparto agroalimentare. Sarà possibile inoltre utilizzare le risorse economiche per il sostegno all’agricoltura, la promozione dei prodotti alimentari e la ricerca che l’Unione europea ha espressamente vincolato all’agricoltura biologica e biodinamica.

L’Italia ha una forte vocazione al biologico, che va incrementata e valorizzata con investimenti in ricerca, innovazione, formazione e comunicazione per continuare ad essere leader tra i Paesi europei che stanno investendo fortemente in questa forma di agricoltura che tutela l’uomo e l’ambiente, oltre a creare concrete opportunità di occupazione per i giovani e le donne.

La norma contiene elementi particolarmente significativi come la possibilità di registrare il marchio biologico “Made in Italy”, istituire distretti biologici che consentono di sviluppare l’agricoltura e l’economia dei territori rurali e adottare un Piano d’Azione nazionale per favorire lo sviluppo del biologico italiano come metodo avanzato dell’approccio agroecologico.

Questa norma, attesa da oltre 15 anni, è essenziale per sostenere la conversione agroecologica, consentendo anche all’Italia di avvalersi del sostegno economico dedicato a questa agricoltura sostenibile certificata per far crescere il settore sia in termini di produzione che di consumi. La legge infatti va a disciplinare aspetti importanti non solo per le 80.000 aziende che già praticano l’agricoltura biologica, ma anche per le tante aziende agroalimentari italiane, per la ricerca scientifica, per i consumatori, per i territori e soprattutto per le comunità che quei territori li abitano.

mercoledì 2 marzo 2022

Vino e territori, festa della Vendemmia in Perù: origini e tradizioni

Durante le prime settimane di marzo la cittadina di Ica in Perù ospita la popolare Festa della Vendemmia. Un momento per celebrare i migliori vini di questo territorio e il miglior Pisco del mondo.




Durante le prime settimane di marzo, la mite cittadina di Ica è animata dalla popolare festa della Vendemmia. Un evento che celebra i migliori vini del Perù e il miglior Pisco del mondo, prodotti proprio in questa regione. La manifestazione, che quest’anno non si svolgerà, attira ogni anno migliaia di visitatori che raggiungono questa cittadina situata a sole 4 ore dalla capitale peruviana Lima per godere della magia di una tradizione che ha origini antichissime. Sarà facile imbattersi in concerti di musica afro-peruviana, ammirare gli elegantissimi cavalli peruviani sfilare oppure assistere a una delle giornate dedicate alla pigiatura dell’uva.

Al ritmo del cajón: la vendemmia del pisco

Etimologicamente parlando, vendemmia significa "raccogliere il frutto della vite". Tuttavia, in Perù, la parola vendemmia significa molto di più: è anche festa, tradizione e soprattutto gioia, che ogni anno accompagna questo rito nelle diverse valli costiere della regione di Ica. La vendemmia del pisco è un passo fondamentale nella produzione di questa brandy e si celebra al ritmo di chitarra, cajón e zapateo. Durante la festa della Vendemmia, l'atmosfera profuma di grappoli d'uva e mistura. Dietro questa tradizione, c'è una cultura ancestrale sviluppatasi nelle haciendas per più di quattro secoli.

Una tradizione ancestrale

Tutto iniziò con l'arrivo degli schiavi africani sulla costa peruviana tra il XVI e il XVII secolo. Molti di loro lavoravano coltivando canna da zucchero, cotone e uva e regioni come Ica, Moquegua e Tacna ne ospitavano le migliori piantagioni. In tutte queste valli si tramandava l'usanza pre-Inca di celebrare i doni del raccolto, come facevano le antiche civiltà. È così che la nuova forza lavoro si combinò con l'ingegnosità peruviana e nacque il rito della vendemmia, come lo conosciamo oggi.

A Ica, per esempio, la vendemmia viene celebrata ogni marzo con grande clamore, dalla raccolta effettiva dell'uva alla realizzazione del pisco. Nelle haciendas, agricoltori, uomini d'affari, musicisti e degustatori si riuniscono per assistere all'arrivo del frutto maturo: le vigne si svuotano e la gente balla al ritmo della festa.

Un'altra parte importante della vendemmia è la pigiatura dell'uva, che attrae visitatori da tutto il mondo. Numerosi gruppi di vendemmiatori si riuniscono intorno ai frantoi per ballare a piedi nudi sull'uva, mentre viene scelta la regina della vendemmia, che dovrà poggiare i suoi piedi sull'uva per darle un tocco di maestà. Durante queste occasioni, tutta la città è una festa, con sfilate, cavalli da parata, concerti e degustazioni.

Un rito formalizzato

La prima Festa Nazionale della Vendemmia si tenne alla fine degli anni '50 su iniziativa del giornale "La Voz de ICA" e della Camera Junior dell'ICA. A metà degli anni sessanta, il Club de Leones ha reso internazionale questa celebrazione, che oggi è conosciuta come la Festa Internazionale della Vendemmia di Ica.

Da più di due decenni, il festival attira decine di migliaia di turisti, che vengono per visitare la famosa Ruta de los Lagares insieme alle cantine e le fiere gastronomiche. Approfittano del loro soggiorno per visitare anche le altre attrazioni della zona, come l’incantevole oasi di Huacachina e le misteriose linee di Nasca.

Pisco di prima classe

Il risultato della vendemmia è il pisco: un distillato incolore e dal sapore intenso, che si è guadagnato un posto privilegiato tra i liquori di tutto il mondo. Il processo di produzione può essere riassunto come segue: l'uva viene pigiata e il mosto viene fatto fermentare sotto forma di vino - il lievito converte lo zucchero in alcol - e poi viene portato agli alambicchi dove si ottiene l'acquavite.

Ci sono molte variabili che incidono sulla qualità del Pisco, come il clima, il tempo di riposo e l’uva. Le condizioni climatiche necessarie si trovano solo nel sud del Perù e proprio per questo è stato creato un percorso turistico chiamato la Ruta del Pisco, che include visite a vigneti, cantine, degustazioni e molto altro. Nell'agosto 2017 è stato dichiarato patrimonio culturale della nazione dal Governo Peruviano che oggi lo promuove in tutto il mondo attraverso il marchio Spirit of Peru.