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Itinerari dell'arte e del gusto. Carmignano: il senso dell'armonia in un vezzoso interludio in terra di Toscana

Carmignano può essere definita "una piccola Toscana", il piccolo paese in provincia di Prato possiede infatti in piccolo tutto quello che ha reso famosa ed amata in tutto il mondo questa regione: la grande arte, il paesaggio, l’archeologia, il vino e la buona cucina.


a cura di @you_wine

Un territorio ricco di storie da raccontare quello di Carmignano. La parola che più si avvicina per definire questo angolo di Toscana è armonia. Ad iniziare dal paesaggio e la vastità dei suoi panorami godibili dai rilievi collinari, un balcone di viti e olivi che, dalle pendici del Montalbano, si protende sulla piana di Firenze-Prato-Pistoia riassumono una produzione enologica ed olearia di gran pregio che arricchiscono un patrimonio enogastronomico di antica tradizione. La varietà delle risorse naturali si uniscono a quelle artistiche, dalle testimonianze etrusche, ad alcuni gioielli architettonici del Medioevo e del Rinascimento, dalla produzione di maioliche di Bacchereto, fino a “La Visitazione” del Pontormo uno dei massimi capolavori del manierismo fiorentino.

Spendere alcune parole su quest'opera è quasi d'obbligo per i tanti che, come me, amano l'arte. Il dipinto si  trova alla Propositura dei Santi Michele e Francesco. Pontorno lo realizzò nel terzo decennio del Cinquecento, probabilmente tra il 1528 e il 1529, per conto della famiglia fiorentina Pinadori. Con la Visitazione Jacopo Pontormo raggiunge le vette più sofisticate del proprio codice artistico che tende alla visione della forma oltre la forma; egli condensa, attraverso l’espressione degli sguardi, le dinamiche psicologiche spirituali che interagiscono tra Maria ed Elisabetta e, attraverso un processo di traslazione, arrivano fino a noi che osserviamo.

Nel dipinto viene raffigurata Maria incinta che si reca a far visita ad Elisabetta, anch'essa in attesa del suo primogenito, Giovanni Battista: nell'iconografia del Nuovo Testamento si tratta del primo riconoscimento pubblico di Gesù. "Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino dentro di lei ebbe un fremito, ed essa fu colmata di Spirito Santo e a gran voce esclamò: Dio ti ha benedetta più delle altre donne, e benedetto è il bambino che avrai!". Luca  (1,41-42). Pontorno non raffigura la santità di Maria ed Elisabetta, ma la loro condizione di madri e solo quello, negli occhi delle due donne vi è il presagio del destino tragico e grandioso che legherà i loro figli. Le ancelle al seguito sono la proiezione spirituale delle due donne gravide, come angeli rappresentano l’aspetto ultraterreno di Maria ed Elisabetta, la somiglianza anche fisionomica fa pensare allo sdoppiamento delle due donne: l’aspetto terreno di profilo e quello trascendentale di fronte.

L'intera opera è pervasa da una sorta di silenzio che domina e misura le cose, non vi è bisogno di indicazioni o segnali aggiuntivi; l’artista chiude e limita la sua visione dell'avvenimento sacro, nell'incontro tra due donne superiori a un qualunque destino umano mirando ad una sintesi assoluta. La pittura è sognante, irreale, allucinata, i colori vivono di luce propria, le vesti gonfie di vita lievitano e portano le figure a sollevarsi sulle punte dei piedi come a sfidare la gravità terrestre. Le donne rigogliose di vita appaiono come fiori che sbocciano e le figure magicamente sembrano danzare e ruotare lentamente. Con le vesti mosse dal vento sembrano volare via. Da questa gentile energia si compongono equilibri cromatici altissimi.

Bisogna sottolineare che l'artista avviò una sistematica opera di rinnovamento degli schemi compositivi della tradizione, talvolta spregiudicato, cercando di reagire al classicismo pittorico attraverso un'inesauribile vena sperimentale e anticlassicista. La sua complessa personalità, introversa e tormentata, ne fa il prototipo dell'artista malinconico e solitario.

Dicevo che a Carmignano la produzione artistica si accosta a quella enogastronomica in perfetta armonia. Su tutto, visto che mi occupo anche di vitivinicoltura, mi piace citare la produzione vinicola che in questo territorio è presente fin  da epoca etrusca e romana, come testimoniano il ritrovamento di vasi di vino all’interno di alcune tombe etrusche e l’assegnazione da parte di Cesare ai suoi veterani, tra il 50 e il 60 a.C., di alcune terre tra l’Arno e l’Ombrone, coltivate fin da allora a vite.

Nell’archivio di stato di Firenze è stata inoltre rinvenuta una pergamena datata 804 d.C.: si tratta di un contratto di affitto che documenta come già 1200 anni fa a Carmignano venissero coltivati olivi e viti. Alla fine del 1300 il Datini comprava a caro prezzo il Carmignano per la sua cantina in Prato e nel 1600 lo decanta il Redi come vino degno di Giove: "Ma se giara io prendo in mano di brillante Carmignano, così grato in sen mi piove, ch'ambrosia e nettar non invidio a Giove. Or questo che stillò dall'uve brune Di vigne sassosissime toscane …" Francesco Redi, Bacco in Toscana, 1673.

Il Carmignano così come oggi lo conosciamo è uno dei vini più antichi d'Italia; la prima documentazione scritta in cui appare il nome di un vino Carmignano risale alla fine del XIV secolo; si tratta di un documento in cui un notaio di Carmignano (Italia), Ser Lapo Mazzei, comunica ad un mercante di Prato, Marco Datini, di aver ordinato per la sua cantina quindici some di vino Charmignano pagandolo un prezzo quattro volte superiore a quello dei vini della zona (il che ne dimostrava le superiori qualità).

Furono i Medici a valorizzare questa terre e i loro prodotti, data la vicinanza alla città di Firenze. Importarono vitigni dalla Francia tra cui i Cabernet, ancora oggi chiamati localmente dai vecchi viticoltori "Uva Francesca". Carmignano fu infatti scelta da Cosimo III de’Medici come una delle 4 zone a vocazione viticola del Granducato di Toscana. Si deve proprio al Granduca la prima delimitazione del comprensorio di produzione del vino Carmignano con il  “Decreto Motu proprio” ed il “Bando”Bando del 1716 in cui si fissavano i confini delle quattro zone vinicole più rinomate che gravitano intorno a Firenze: Chianti, Pomino, Valdarno Superiore e appunto Carmignano, si regolamentavano con norme precise la produzione, i limiti geografici, il commercio dei vini prodotti in tali aree, costituendo la prima “doc” esistente al mondo. Della signoria fiorentina rimangono ancor oggi due ville: Poggio a Caiano e Artimino e lunghi tratti della muraglia che delimitava la grande riserva di caccia sul Montalbano denominata Barco Reale. Alla fine del 1800 e nei primi anni del 1900 la cantina dell’azienda del Marchese Niccolini produceva ed esportava il Carmignano.

Il Carmignano DOCG è un grande vino da invecchiamento e piacevole anche da giovane: il Barco Reale, che prende il nome dall'antica proprietà granducale ed il Vin Ruspo (Rosato di Carmignano DOC), entrambi con la stessa base varietale: Sangiovese, Cabernet (fino al 20%), oltre a Canaiolo ed altri vitigni complementari. La qualità di questo vino si deve anche al felice connubio di particolari condizioni naturali: terreni calcarei ben drenati, l'apertura delle colline sulla grande pianura che consente la ventilazione e una buona insolazione; i venti provenienti dal vicino Alto Appennino che assicurano notti fresche (queste e la piovosità estiva un po' maggiore interagiscono bene col calore diurno, dovuto alla quota non elevata, assicurando una buona maturazione e tempi di vendemmia ottimali. Da uve bianche si produce invece il Vin Santo di Carmignano DOC, uno dei più apprezzati in assoluto, e da uve rosse il Vin Santo di Carmignano Occhio di Pernice DOC.

Il Carmignano è più conosciuto all'estero che in Italia, questo vino di grande personalità ed eleganza, è in grado di esprimere il meglio di sé dopo un adeguato invecchiamento in botte (1 anno per il Carmignano ed almeno 2 per la riserva) ed affinamento in bottiglia, e si è tradizionalmente distinto dal Chianti per la presenza nell'uvaggio di vitigni bordolesi. Si può dire a ragione che il Carmignano è il primo supertuscan ante litteram.

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