giovedì 28 maggio 2020

Vino e archeologia, un tesoro sotto le vigne: a Negrar in Valpolicella scoperto mosaico di domus romana

Sotto le vigne della Valpolicella a Negrar scoperto un vero tesoro archeologico. Riportati alla luce resti di una villa romana di età imperiale con pavimentazioni splendidamente decorate a mosaico. I lavori di scavo iniziati un secolo fa, costituiscono la prima fase di una ricerca finalizzata ad individuarne l'esatta localizzazione ed estensione. 






Una notizia di portata internazionale quella della scoperta di una domus romana a Negrar di Valpolicella in Veneto risalente al III° secolo avanti cristo in un area coperta da vigneti. Le foto della pregevole pavimentazione decorata, in perfetto stato di conservazione, hanno fatto il giro del mondo, tanto che anche la BBC ha dedicato un articolo dal titolo "Roman mosaic floor found under Italian vineyard".

Lo scavo, dopo innumerevoli decenni di tentativi falliti, ha finalmente riportato alla luce parte della pavimentazione e delle fondamenta di una villa romana ubicata a nord del capoluogo, scoperta dagli studiosi oltre un secolo fa. I tecnici della Soprintendenza di Verona, con un carotaggio mirato del suolo, stanno parzialmente scoprendo i resti del manufatto ancora presenti sotto alcuni metri di terra, con un obiettivo preciso: identificare l'esatta estensione e l'esatta collocazione dell'antica costruzione.

L'area messa in luce è perfettamente identificabile in una delle foto dello scavo storico: le tessere di pietra dai vivaci colori, bianche, rosse, rosa, arancio, viola, gialle, disegnano sulla superficie del mosaico una serie di motivi geometrici, i cosiddetti “nodi di Salomone” e “nodia otto capi”, inscritti in ottagoni alternati a rombi.

Tecniche di intervento

Un'indagine preliminare non invasiva con georadar, tentata l'anno scorso, non aveva dato risultati apprezzabili, mentre l'apertura di una serie di trincee, realizzata questa volta grazie ad un primo, seppur ridotto, finanziamento del MiBAC, ha permesso di individuare alcune strutture (muri, una pavimentazione con grandi lastre di pietra, tre gradini) mai individuate in precedenza, appartenenti molto probabilmente a un settore di servizio della residenza (la pars rustica), e finalmente il limite nord dello scavo del 1922, con l'emozionante riscoperta di una porzione della pavimentazione a mosaico di quello che fu interpretato dall'archeologa Tina Campanile, che lo scavò per prima, come il lato meridionale di un ampio e lungo portico colonnato, un peristilio, forse aperto su un giardino interno.

La georeferenziazione dell’intervento di questi giorni ha consentito di posizionare esattamente sul terreno anche le evidenze archeologiche individuate allora e di metterle in relazione con quelle appena scoperte. Da notare che l'area scavata un secolo fa non è posizionata esattamente nello spazio dove la tradizione, tramandata a voce fino agli attuali proprietari, la collocava e risulta attualmente ricoperta da vigneti.Grazie ad un ulteriore finanziamento ministeriale già disponibile, le ricerche archeologiche, al momento sospese per non intralciare l'attività di viticoltura, riprenderanno in autunno a vendemmia conclusa e saranno estese anche ad aree vicine che potrebbero custodire altri resti della villa romana, in modo da identificare i limiti del sito archeologico da sottoporre ad un'indispensabile e adeguata tutela. Il sito, rimarrà quindi, almeno per il momento, ancora nascosto sotto terra. I possibili sviluppi futuri dell’iniziativa potranno comportare lo scavo archeologico in estensione delle strutture murarie e pavimentali individuate, con il sussidio fondamentale delle indagini archeometriche e diagnostiche oggi a disposizione dell’archeologia. Si dovrà inoltre valutare la fattibilità di un progetto di valorizzazione del sito, con la creazione di un'area archeologica che ne permetta la fruizione pubblica. Tale intervento, evidentemente incompatibile con qualsiasi attività agricola in loco, richiede necessariamente una sinergia di intenti e di interventi tra le istituzioni, anche con la compartecipazione di realtà economiche e produttive locali e da ultimo, non meno importante, con il coinvolgimento della popolazione nel progetto di riscoperta e di riappropriazione di questo patrimonio archeologico comune, oggettivamente bello, oltre che storicamente rilevante.

Notizie storico-critiche

In seguito a vari affioramenti di laterizi, intonaco dipinto e mosaici, nel 1887 fu scoperto, a m 1,25 di profondità, un tratto di mosaico pavimentale e, con la prosecuzione dello scavo, ne emersero almeno altri tre che furono acquistati dal Comune di Verona. In seguito al rinvenimento di un altro lacerto musivo, nel corso di lavori agricoli, nel 1922 fu condotto uno scavo da parte della Soprintendenza alle Antichità, che mise in luce nuovi ambienti pavimentati a mosaico. Nel 1975 lo sbancamento per l'edificazione di un’abitazione privata, in un’area adiacente, permise di individuare un’ulteriore ambiente con pavimentazione musiva.

Interpretazione

Villa rustica, a carattere residenziale e produttivo di media età imperiale (III sec. d.C.), di cui fu esplorata solo una parte del settore residenziale (pars urbana), con la messa in luce di una grande sala rettangolare, affiancata da altri ambienti laterali e un lungo portico settentrionale. Tutti gli ambienti presentano una pavimentazione decorata a mosaico. Nella sala centrale vi erano cinque quadri figurati inseriti in riquadri geometrici: un emblema con una scena mitologica al centro, putti in veste d'auriga nei quattro riquadri laterali. I pavimenti degli altri ambienti presentavano invece pregevoli decorazioni geometriche. Sono stati rinvenuti anche numerosi lacerti di intonaco dipinto, varie monete tra cui un sesterzio di Lucio Vero (161-169 d.C.), un piccolo braccialetto, un anello e un ago da cucito in bronzo, un campanello e i piedi di una piccola figura in terracotta con tracce di doratura.