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Vino e territori, nel Soave definito il protocollo delle buone pratiche nella gestione viticola

Si chiama Regolamento intercomunale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari per i comuni del comprensorio produttivo del Soave, ed è un dettagliato documento che definisce l’applicazione di regole comuni e condivise sui trattamenti fitosanitari in vigneto. Approvato dai sindaci del territorio il modello è rivolto alla salvaguardia di operatori e comunità.






Il regolamento integra il Modello di Gestione di gestione avanzata del vigneto Soave, con le linee guida della regione Veneto del DGR 1082 del 30 luglio 2019. Un protocollo che regola modi, distanze e dosaggi dei prodotti fitosanitari in tutte le aree della denominazione, dai vigneti collinari alle aree più sensibili, nell’ottica della tutela sia della produzione che della comunità che vive nei centri urbani.

Il documento così come definito, sarà messo a disposizione anche delle amministrazioni e delle denominazioni confinanti con la DOC Soave per una condivisione ancora più ampia. Ogni comune è ora chiamato a individuare sul suo territorio le aree più sensibili. Un lavoro capillare che sarà fatto in sintonia con le indicazioni della ASL di riferimento.

Tutto questo sarà poi oggetto di validazione a fine campagna viticola, attraverso l’applicazione del Protocollo Biodiversity Friends (WBA) che accerterà lo stato di salute del vigneto. Nel regolamento sono state inserite le linee guida per il monitoraggio di suolo, acqua e aria attraverso gli indici BF, che sono utili a comprendere quanto il vigneto, sia in equilibrio con l’ambiente circostante e come esso sia fonte di biodiversità.

Coordinato dal Consorzio Tutela del Soave con il gruppo tecnico delle cantine sociali, il tavolo di lavoro ha coinvolto oltre al direttore Gianluca Fregolent e la dottoressa Barbara Lazzaro della direzione agro ambiente della Regione Veneto, anche i sindaci e gli assessori dei 13 comuni appartenenti alla denominazione, ovvero Soave, Monteforte d’Alpone, San Martino Buon Albergo, Mezzane di Sotto, Roncà, Montecchia di Crosara, San Giovanni Ilarione, San Bonifacio, Cazzano di Tramigna, Colognola ai Colli, Caldiero, Illasi e Lavagno.

«Sono tre le parole chiave che ci hanno portato a questo risultato – dice Sandro Gini, presidente del Consorzio – Conoscenza, competenza e condivisione. Conoscenza dell’area, delle problematiche e delle opportunità in un’ottica responsabile di salvaguardia della salute e della produzione. Competenza dei tecnici che hanno redatto le linee guida, continuamente aggiornati e attenti a tutte le novità. La condivisione è data dal gruppo di lavoro che diverse volte si è riunito, così coeso e professionale che ci ha permesso di raggiungere obiettivi importanti come quello dell’applicazione del modello di gestione avanzata del vigneto Soave nei 13 comuni appartenenti alla denominazione.»

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