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𝑺𝒂𝒄𝒓𝒆𝒅 𝑩𝒂𝒓𝒐𝒒𝒖𝒆 𝑺𝒑𝒍𝒆𝒏𝒅𝒐𝒓, cosmologia sonora e intimitΓ  liturgica: il Concerto di Natale della Cappella di Santa Maria in Via

Appuntamento di particolare rilievo nella Chiesa di Santa Maria in Via con il Concerto di Natale proposto dalla Cappella Musicale di Santa Maria in Via e dalla formazione strumentale De Musica Ensemble, entrambe dirette dal Maestro Luigi Ciuffa. Il programma accosta due pagine barocche di rara esecuzione, poste in dialogo come espressioni complementari di una medesima tensione spirituale: da un lato Coeli enarrant gloriam Dei di Jean-Joseph CassanΓ©a de Mondonville, esempio eminente del grand motet francese, dall’altro il Magnificat di Domenico Scarlatti, testimonianza di una devozione piΓΉ raccolta e di un linguaggio sacro filtrato attraverso un raffinato controllo formale.


Il concerto, in programma il 21 dicembre alle 17:15, si sviluppa come un itinerario attraverso due concezioni della musica sacra a cavallo tra Seicento e Settecento. La scelta, meditata e coerente,  consente di osservare da vicino due modi opposti ma non inconciliabili di tradurre il testo sacro in suono: la dimensione monumentale e spettacolare del Barocco francese e l’intimismo controllato della tradizione italiana, entrambe affidate a opere che richiedono un confronto rigoroso con le fonti e con le pratiche esecutive storicamente informate.

In Coeli enarrant gloriam Dei Mondonville costruisce una visione di ampio respiro, in cui coro, orchestra e solisti concorrono a espandere la retorica liturgica in una dimensione sonora di forte impatto. La scrittura, ricca di contrasti e di mutamenti prospettici, resta sempre calibrata al servizio del testo e della forma. Il Magnificat di Scarlatti, al contrario, si colloca in un ambito piΓΉ raccolto, privilegiando la concentrazione del discorso musicale, la precisione del disegno contrappuntistico e una cura minuziosa della parola. In questa pagina il compositore richiama consapevolmente lo stile di Palestrina e dei maestri del Rinascimento, fondendo la purezza della polifonia con cromatismi e false relazioni che assumono un valore espressivo strutturale.

Questa doppia prospettiva introduce l’ascoltatore a due estetiche complementari del Barocco europeo. Se Mondonville tende a una costruzione architettonica monumentale, Scarlatti lavora per sottrazione, mettendo a fuoco il rapporto tra parola e gesto musicale attraverso una scrittura di precisione quasi micrometrica. Il risultato Γ¨ un ascolto che educa l’orecchio a riconoscere le specificitΓ  stilistiche dei due linguaggi, senza forzature nΓ© contrapposizioni schematiche.

Coeli enarrant gloriam Dei traduce in musica i sette versetti del Salmo 19, incarnando quella compenetrazione di sacro e spettacolare che caratterizza il Barocco francese. L’opera si presenta come un affresco di respiro cosmico, in cui virtuosismo, colore e slancio ritmico celebrano la gloria divina con una teatralitΓ  misurata. Ci si trova di fronte a una delle espressioni piΓΉ compiute di quella sensibilitΓ  decorativa e mobile che nel Settecento francese trova nel grand motet uno dei suoi veicoli privilegiati. La scrittura di Mondonville, ricca di sfumature e contrasti attentamente dosati, non si limita all’ornamento ma diventa principio strutturale, modellando dall’interno la resa sonora del testo sacro.

La sezione centrale In omnem terram, dominata da un contrappunto serrato e da ritmi puntati, imprime al discorso una spinta propulsiva che traduce in suono la diffusione universale della parola divina. Il momento di maggiore intensitΓ  drammatica Γ¨ affidato all’assolo di basso In sole, dove un lungo crescendo che emerge dal pianissimo evoca l’avanzare dell’alba fino al pieno orchestrale, rivelando la forte tensione teatrale insita nel linguaggio del compositore. L’apice virtuosistico si concentra nell’ariette per soprano Exultavit ut gigas, pagina di straordinaria agilitΓ  e luminositΓ  che condensa l’energia accumulata lungo l’intero percorso. La conclusione, affidata alla doppia sezione del Gloria Patri, si risolve in una fuga ascensionale che trasfigura la preghiera in un momento di autentica estasi sonora.

Il Magnificat di Domenico Scarlatti rivela un volto meno frequentato del compositore, ma di notevole interesse. In questa pagina sacra prende forma un linguaggio che coniuga rigore contrappuntistico e audacia armonica, animato da chiaroscuri improvvisi e da una scrittura vocale di grande precisione. A differenza della monumentalitΓ  di Mondonville, Scarlatti propone una prospettiva piΓΉ intima, in cui la solennitΓ  liturgica convive con una tensione espressiva sottile ma costante. Il richiamo alla tradizione rinascimentale non Γ¨ mai imitativo, ma filtrato attraverso una sensibilitΓ  barocca che valorizza cromatismi, false relazioni e dettagli contrappuntistici come strumenti di intensificazione semantica.

Il linguaggio musicale di Scarlatti mostra una cura attenta del testo e una vivace inventiva armonica che, pur nel contesto sacro, richiama tratti della sua produzione strumentale. Fraseggi netti, accentuazioni incisive e improvvisi spostamenti tonali contribuiscono a rendere il discorso musicale mobile e incisivo. Le asperitΓ  armoniche, utilizzate con funzione coloristica ed espressiva, attirano l’attenzione dell’ascoltatore e rafforzano la parola cantata, rendendo il Magnificat immediatamente comunicativo senza rinunciare alla complessitΓ .

Dal punto di vista formale l’opera alterna sezioni polifoniche e momenti di maggiore evidenza solistica, intrecciando la tradizione contrappuntistica italiana con influssi iberici riconoscibili in ritmi sincopati, figurazioni di ascendenza chitarristica e accenti tipici della scrittura tastieristica. Per l’ensemble ciΓ² implica un controllo accurato del bilanciamento vocale, un’articolazione capace di valorizzare le coloriture cromatiche e una gestione dinamica sensibile ai punti di massima tensione e risoluzione. Una sfida interpretativa che la Cappella di Santa Maria in Via e il De Musica Ensemble affronteranno con rigore filologico e matura consapevolezza stilistica.

Nel loro accostamento, le due opere guidano l’ascoltatore dalla maestositΓ  collettiva al raccoglimento meditativo, restituendo alla musica sacra una forza emotiva diretta e profondamente comunicativa. Il Concerto di Natale si configura cosΓ¬ come un’occasione rara per esplorare le molteplici sfumature di un Barocco europeo meno consueto, in un percorso che alterna solennitΓ  e introspezione, colore orchestrale e intensitΓ  vocale, riaffermando la vitalitΓ  di un repertorio che continua a parlare con chiarezza anche all’ascoltatore contemporaneo. Da non perdere!

Questo articolo Γ¨ stato pubblicato anche su www.musicantiquajournal.eu

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