domenica 9 giugno 2013

LA VITICOLTURA A ROMA E NEI CASTELLI ROMANI

Presentato a Roma all'Hotel Rome Cavalieri il libro di Giulio Santarelli, «La viticoltura a Roma e nei Castelli Romani - Origini, Sviluppo, Declino e Idee per la Rinascita» edito per i tipi di Pieraldo Editore
 Lo ricordo ai tempi del corso ONAV per la patente di Assaggiatore, erano i primi anni ’90, ci siamo visti lì la prima volta, era venuto a farci visita all’Istituto Garibaldi, ci parlò del suo amore per il vino e della sua terra, i Castelli Romani





Renato Guttuso, Giulio Santarelli, 1983
In questo libro rivive e si delinea un pezzo di storia della vitivinicoltura di questo territorio, una documentazione colta sulle sue origini, il suo sviluppo e la sua decadenza. 

Una testimonianza storica dettagliata, zeppa di foto di viaggi e di storie che si intrecciano tra il pubblico e privato, quasi un album di famiglia messo a disposizione a quanti di noi, ferventi appassionati di questa materia, ancora credono che il vino buono intorno a Roma si possa fare.
Il Prof. Attilio Scienza

L'attenta e lucida prefazione del libro a cura del Prof. Attilio Scienza, docente di Agraria dell’Università di Milano, nonchè grande amico di Santarelli, introduce bene il lettore suggerendogli in controluce anche un approccio interpretativo squisitamente filologico: dare importanza al valore delle parole ridefinendone il vero significato è una chiave di lettura fondamentale se si vogliono riscoprire le origini della nascita ed il mancato sviluppo della vitivinicoltura dei Castelli Romani.

Nello scrivere questo libro Giulio Santarelli ha guardato prima all'uomo e poi alle sue azioni, partendo dalle radici della sua identità di figlio di viticoltori, consapevole che solo raccontando la storia del vino dei Castelli Romani, poteva intrecciare la sua vita con quella della sua famiglia e dei viticoltori delle colline intorno a Roma.

E’ dedicato alla moglie Adriana, compagna di vita che lo ha sempre seguito nel suo percorso imprenditoriale all’interno dell’azienda agricola Castel De Paolis della quale (raccogliendo l’eredità culturale della sua famiglia di viticoltori) è fondatore e titolare dal 1985 e nella sua esperienza nel mondo politico (quale esponente del Partito Socialista Italiano) che lo ha visto sindaco di Marino, presidente della Regione Lazio e poi deputato, con una lunga presenza nel governo centrale in qualità di sottosegretario di Stato al Ministero dell’Agricoltura e Foreste e, successivamente, delle Partecipazioni Statali.

<Il volume – rivela lo stesso Santarelli – è una riflessione a tutto campo oltre che un campanello d’allarme per i disastri in atto che stanno, in modo irreparabile, trasformando il profilo paesaggistico e la stessa identità storicamente definita dei Castelli Romani>.

<L'idea di scrivere il libro sul vino e il territorio dei Castelli Romani – racconta ancora – è scaturita da un’intervista con il giornalista francese Jerome Pitorin della TV France 5 che, dopo aver sorseggiato il Muffa Nobile di Castel De Paolis, lo ha giudicato migliore del grande Sauternes grazie alla sua mineralità assente invece nel vino d’oltralpe>.

Attraverso questa osservazione Santarelli mette l'accento sulle grandi potenzialità di questo territorio, la mineralità come segno distintivo di qualità, dalle terre vulcaniche si possono produrre vini eccelsi, mentre si continuano a produrre vini ormai scomparsi dal panorama enologico italiano, internazionale e del mercato romano.

La presentazione del libro è stata affiancata da una degustazione "storica" dei vini di Castel De Paolis con assaggi professionalmente guidati a cura dell'AIS.

La selezione ha previsto il Frascati Doc Campo Vecchio 2012,
 il Frascati Docg 2012,
 il Donna Adriana Bianco 2011, il Vigna Adriana 1995, 
I Quattro Mori 2008 e 1992, il 
Rosathea 2010 e 1994 ed il il 
Muffa Nobile 2011. Tutti vini impeccabili e di grande espressione di territorio, da segnalare che, le vecchie annate erano ancora incredibilmente "giovani", questa longevità è la testimonianza del grande potenziale di questi straordinari prodotti.

<L’occasione, non solo un momento di degustazione e di analisi delle opportunità offerte dal territorio – aggiunge Santarelli – nasce anche dall’urgenza di rivolgere appello alle nuove generazioni e a chi riveste responsabilità di governo nei comuni del comprensorio vitivinicolo, affinché si metta fine alla pericolosa perdita della forte identità storica di cui, nei secoli passati, invece, i Castelli Romani e i suoi vini hanno sempre goduto>.

Negli incontri avuti con la categoria, spiega Santarelli nel suo libro <tutti i miei tentativi di trasmettere gli elementi di base per produrre vini di qualità, maturati a contatto con Scienza, si sono scontrati con una generazione di viticoltori rimasta prigioniera di un sistema culturale imposto dai pochi gruppi che trasformano le uve. Modalità che, dopo aver generato la crisi, provoca l’abbandono dei vigneti ad un ritmo che non si riscontra in nessun’altra regione italiana e che mette a repentaglio il futuro di questa antica e nobile coltura>.

Nel libro, a testimonianza del ruolo determinante del vino del territorio fin dalle sue origini, i contributi di autorevoli storici ed esperti della materia che evidenziano i livelli di qualità con l’apprezzamento del nostro vino in Italia e in Europa fin dall’alto Medio Evo, con il primato conquistato alla fine dell’Ottocento e le cause che determinarono la perdita della qualità e l’inizio della crisi.

<La profondità del distacco della politica e delle istituzioni dai bisogni del popolo – conclude l’on. Giulio Santarelli – non è più tollerabile. Obbliga tutti a cambiare registro e ad operare per difendere l’ambiente, l’agricoltura e il paesaggio. Per i vini di questi meravigliosi colli il XX è stato il secolo della crisi. Che il XXI sia quello della rinascita>.

A Frascati il volume verrà presentato giovedì 20 giugno alle ore 17.30 nella sala convegni della Libreria Mondadori.