mercoledì 26 giugno 2013

IL SUSUMANIELLO DI TENUTE RUBINO



Dalla terra dei Messapi, tra sabbia e mare, ecco che nasce il raro Susumaniello  
I Messapi , ”il popolo tra i due mari”  o anche “equorum domitores”, "domatori di cavalli", come li definisce Virgilio ed infatti allevavano cavalli. Furono un'antica popolazione italica stanziatasi nella Messapia, la zona a sud della Puglia, tra il mar Adriatico e quello Jonio in un territorio corrispondente alla Murgia meridionale e al Salento

I Messapi erano un popolo dedito all’agricoltura ed alla pastorizia, riconosciuti anche come abili domatori di cavalli, tenaci combattenti a cavallo ed arcieri. Erodoto li ricorda come una popolazione unitaria e compatta etnicamente e culturalmente; in un passo della sua opera, i Messapi sono definiti discendenti dei Cretesi, che si spinsero sulle coste del Salento, si mescolarono alle popolazioni già presenti, fondando così le prime città e portando usi e costumi che distinsero i Salentini dalle altre popolazioni.

Ed è proprio l’eredità di questo popolo che ha contribuito, a formare la forte identità territoriale che contraddistingue la gente del Salento e che ritroviamo intatta negli usi e costumi che si sono tramandati attraverso i secoli fino ad oggi. 

Tratti che emergono dalle produzioni locali ed in particolare dalla viticoltura, dove la riscoperta dei vitigni antichi ha ridisegnato il nuovo panorama enoico di questo territorio.

Tra questi in particolare volevo spendere una parola per il Susumaniello, letteralmente “carico come un somarello”, un grande vitigno che per le sue caratteristiche varietali da vita a grandi vini rossi di struttura, eleganti e corposi.

Il Susumaniello è il terzo vitigno autoctono del Salento ed in particolare dell’agro brindisino. Nella tradizione viticola di questo territorio veniva impiantato insieme a Negroamaro e alla Malvasia nera, la sua funzione negli uvaggi era quella di dare ai vini colore ed equilibrio tra acidità e zuccheri.

Proveniente dalla vicina Dalmazia, il suo nome è dovuto al fatto che, in età giovanile, la pianta di Susumaniello è particolarmente produttiva, tanto da caricarsi come un somarello. Una particolarità produttiva che, però, vendemmia dopo vendemmia, si riduce drasticamente con rese talmente basse da non giustificarne la coltivazione: pensate che una pianta di Susumaniello naturalmente può produrre 1,8-2,2 chilogrammi per pianta.

Il Susumaniello, dopo il decimo anno di vita, non supera  0,8-1 kg per ceppo. Una bassa produttività che, nel tempo, ha indotto una drastica riduzione della superficie vitata con questa varietà e messo a repentaglio la stessa presenza nel patrimonio ampelografico della Puglia.

Oggi il Susumaniello, per le caratteristiche varietali così particolari, da vita a grandi vini rossi di struttura, eleganti e corposi, e pressoché inimitabili. Una miniera enologica da cui trarre oro e che tutti i produttori Salentini dovrebbero riscoprire e valorizzare.

Un messaggio questo che l’Azienda Tenute Rubino sembra aver colto appieno.  Le Tenute Rubino sono a Brindisi. Il Dott. Luigi Rubino ne è il proprietario nonché presidente del Consorzio Puglia Best Wine che è uno degli ambasciatori del vino di qualità pugliese. Un azienda ad alta vocazione agricola: vino soprattutto ma anche grano, carciofi e olio. Anche se l'attività è abbastanza recente - una trentina di anni - la rivendicazione a un passato arcaico - quello appunto dei Messapi - è sottolineato in rosso.

Si vinifica a Brindisi, ma la tenute sono quattro e si estendono dalla dorsale adriatica fino all'entroterra brindisino. Le uve raccontano così i diversi terroir assieme alla ventilazione che sale dal mare.

Nell’ambito di Solstizio D’Estate ho avuto il piacere di conoscere questo vitigno, il vino segnalato e servito dall’amico sommelier  Davide Di Bella e insieme presentato e raccontato direttamente dal produttore Luigi.

Da un giovane vigneto nasce l’Oltremè Rosso Igt Salento 2011 dove il mare e il terreno sabbioso ne hanno formato il carattere.

Il colore rosso profondo, di un rubino intenso che a tratti lascia intravedere riflessi violacei. Al naso le note fragranti e fresche di frutta a bacca rossa tra cui spiccano la ciliegia, la melagrana e sentori che ricordano il gelso nero. In bocca ritrovo i tratti del frutto ed in particolare la mora e quelli del gelso, molto avvolgente, la sapidità si fonde alle note minerali e ad una leggera speziatura, il tutto in grande equilibrio con un tannino morbido che ne rende  la beva molto piacevole. Un vino di grande armonia e persistenza gustativa, tratti singolari e particolari alla unicità del vitigno. Un vino da consumare in assoluta leggerezza conviviale.

Il suo fratello maggiore, il Torretesta, vanta vigneti ottuagenari e una maggiore complessità gusto-olfattiva. L'imprinting è tuttavia lo stesso: una beva semplice ma non ruffiana e orgogliosamente autoctona. Il Susumaniello c'è solo qui, nella provincia di Brindisi, per un numero di ettari che non supera i quaranta.
Un vino molto versatile e seducente che predilige i piatti saporiti come le melanzane e i peperoni ripieni, orecchiette al pomodoro, il risotto con i funghi porcini. Molto piacevole la combinazione con salumi, formaggi non troppo stagionati, arrosti di carne misti e la possibilità di apprezzarne le sue qualità in tanti piacevoli momenti .