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Cultura del vino, il "Consiglio dei Saggi" contesta l'OMS: la risoluzione minaccia secoli di tradizione vitivinicola

L’AIV contesta pubblicamente la risoluzione proposta dall’OMS, che mira a limitare drasticamente la pubblicità, la disponibilità e il consumo di alcol, con particolare attenzione al vino. In una lettera aperta ai leader delle Nazioni Unite, l’Académie avverte: queste misure rappresentano un rischio esistenziale per la cultura del vino europea e globale, basandosi su studi considerati metodologicamente discutibili. L’associazione invita a un dibattito scientifico approfondito e indipendente, sottolineando che educazione e moderazione sono preferibili alla proibizione, che potrebbe danneggiare sia il patrimonio culturale sia l’economia del settore vinicolo.


L’Académie Internationale du Vin (AIV) lancia un allarme sul rischio reale che la cultura del vino europea e mondiale corre a causa dell’approccio proibizionista promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). In una lettera aperta inviata ai capi di governo di tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, l’Académie denuncia la "denormalizzazione" del vino come una minaccia che potrebbe distruggere secoli di patrimonio vitivinicolo e chiudere prematuramente il dibattito scientifico sull’argomento.

Fondata a Losanna, l’AIV riunisce circa 100 tra le figure più eminenti del mondo del vino, rappresentando quella che viene definita una sorta di "Consiglio dei Saggi" del settore. La sua presa di posizione arriva in un momento cruciale: il 25 settembre 2025, durante la 80ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite, i leader mondiali dovranno votare una risoluzione che, nella sezione “Prevenzione delle malattie non trasmissibili e promozione della salute mentale”, propone misure molto restrittive sulla vendita, pubblicità e consumo di alcol.

La risoluzione prevede tre misure principali: il divieto o la forte restrizione della pubblicità degli alcolici, limitazioni alla loro disponibilità fisica e l’introduzione di leggi più severe contro la guida in stato di ebbrezza. Sebbene queste prescrizioni sembrino legate alla lotta contro i danni dell’alcol, l’AIV e numerosi esperti sottolineano come tali misure possano tradursi in divieti che vanno ben oltre la tutela della salute pubblica, arrivando a vietare il consumo di vino in spazi pubblici come terrazze di ristoranti o caffè all’aperto.

L’OMS ha sostenuto dal 2023 che non esisterebbe un livello sicuro di consumo di alcol, incluso il vino, basandosi su studi che però sono stati ampiamente critici nel loro metodo e selezione dei dati. Al contrario, numerose ricerche, supportate da accademici e medici indipendenti, indicano che un consumo moderato di vino, soprattutto per persone sopra i 40 anni, può avere effetti benefici per la salute, in termini di prevenzione cardiovascolare e miglioramento del benessere generale.

L’AIV invita pertanto i leader mondiali a non chiudere il dibattito scientifico in modo prematuro e a non approvare misure sulla base di dati non solidi né verificati indipendentemente. La richiesta è di aspettare studi randomizzati e a lungo termine, simili a quelli necessari per l’approvazione di farmaci, prima di prendere decisioni legislative drastiche. A suo giudizio, la moderazione e l’educazione restano gli strumenti più efficaci contro gli abusi, mentre la proibizione è vista come una soluzione dannosa per la cultura del vino e per i diritti individuali.

Tra gli studi indicati dall’AIV come riferimento per un’informazione scientifica completa c’è il lavoro della dottoressa Laura Catena, medico e produttrice vinicola statunitense, che ha raccolto le principali evidenze scientifiche sulla relazione tra vino e salute. Inoltre, viene suggerito di approfondire l’analisi giornalistica di Felicity Carter, esperta nel seguire l’influenza crescente dei movimenti anti-alcol.

Nel contesto internazionale, questa presa di posizione si inserisce in un clima sempre più teso tra la protezione della salute pubblica e la salvaguardia delle tradizioni culturali e economiche legate al vino, simbolo di identità europea e patrimonio dell’umanità. Molti operatori del settore temono che misure troppo rigide e generiche possano provocare un’impoverimento culturale e un pesante danno economico a viticoltori, ristoratori e territori.

In conclusione, la controversia evidenzia l’urgenza di una discussione scientifica trasparente e basata su dati rigorosi, capace di bilanciare tutela della salute, libertà di consumo responsabile e rispetto della straordinaria eredità storica e culturale del vino.


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