Ritratti d’arpe, un viaggio nella Napoli e nella Roma tra Cinque e Seicento. Al via il primo dei tre concerti a Napoli nell'ambito di A Corde Spiegate
Torna a Napoli la rassegna musicale A Corde Spiegate, giunta alla sua sesta edizione e promossa dalla Fondazione Pietà de’ Turchini. La manifestazione si svolgerà dal 26 settembre al 12 ottobre nella suggestiva cornice della Chiesa di Santa Caterina da Siena, cuore pulsante della vita musicale partenopea. L’apertura è affidata a Ritratti d’arpe, un viaggio tra Napoli e Roma tra Cinque e Seicento, in cui l’arpa doppia a due o tre ordini di corde viene riscoperta come strumento chiave della musica italiana di quel periodo.
L’arpa doppia italiana, presente dal Rinascimento al Barocco, rappresentò una vera rivoluzione per le possibilità musicali offerte, grazie ai suoi due o tre ordini di corde parallele che permettevano l’esecuzione dall’intera scala cromatica ben prima dell’invenzione dei pedali. Vincenzo Galilei ne parla già nel 1581 evidenziandone la versatilità nell’esecuzione di bassi, melodie e complessi pizzicati con entrambe le mani. L’arpa Barberini, straordinario esemplare costruito tra il 1605 e il 1620, è emblema di questa tradizione e testimonia la sofisticazione tecnica raggiunta in Italia nel Seicento.
Il concerto presenta un programma di grande rilevanza culturale che intende riflettere la ricchezza stilistica propria dell’arpa doppia nel Seicento, spaziando tra canzoni, passacaglie e brani strumentali di grandi maestri italiani come Orazio Michi, Girolamo Frescobaldi, Andrea Falconieri e Marco Marazzoli.
Le arie di Michi, con titoli come "Or che la notte del silentio amica" e "Più non armi la mia lira," si caratterizzano per un lirismo che trovava naturale sostegno nell’arpa doppia. Frescobaldi, con la sua "Toccata per spinettina sola," mette in luce l’aspetto virtuosistico dello strumento, mentre Falconieri, attraverso il suo primo libro di canzoni e fantasie, conferma il ruolo dell’arpa nella musica barocca italiana. Marazzoli, associato storicamente all’Arpa Barberini, utilizza le sue capacità cromatiche per brani tanto solistici quanto di corte, sottolineando l’importanza dello strumento nelle corti romane del Seicento.
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