venerdì 17 luglio 2015

Expo: “Proviamo a definire il vino naturale e... innaturale”

“Proviamo a definire il vino naturale e... innaturale”: Perché no…tanto se ne è parlato tanto poco!
Rieccola, puntuale come sempre, e di certo non poteva mancare, proprio in occasione di Expo: è l’annosa e lunga polemica dei c.d. vini naturali

Sembra proprio non dover finire più, e così dopo tanti anni di definizioni, scontri e confronti, il dibattito si è ora trasferito ad Expo, nel convegno “Proviamo a definire il vino naturale e... innaturale”, organizzato da Eataly e Padiglione Italia. 

Da una parte il mondo scientifico, rappresentato dal professor Attilio Scienza dell'Università di Milano e dal professore Vincenzo Gerbi dell'Università di Torino, dall'altro il mondo dei produttori, rappresentati da Angelo Gaja e Walter Massa. In mezzo, come da copione, una divergenza di opinioni che ha reso più frizzante il confronto, proseguito poi, e guarda un po’, sui vari social.

“Naturale è tutto ciò che nasce e si sviluppa senza l’intervento dell’uomo” ha esordito il sommo Scienza. “Nel caso del vino, che prevede sempre l' intervento dell’uomo, di naturale c'è ben poco”. Gli ha fatto eco Gerbi: “Il vino non è un prodotto naturale e farlo affidandosi alle fermentazioni spontanee è un modo poco sicuro di fare il vino. E’ giusto usare i propri lieviti, ma a patto che siano buoni, perché nella produzione enoica non ci si può affidare al caso”.

Ben diversa la posizione di Angelo Gaja che vede nel naturale una sfida per il mondo produttivo: “Naturale è un termine che mi piace molto” - ha detto.  “Oggi i consumatori cercano un vino che abbia sempre meno cose, meno chimica all’interno della bottiglia”. E notoriamente un 'naturalista' come Walter Massa, il riscopritore del Timorasso, (che poi sarà “Derthona”), non poteva  che prendere le difese di questo tipo di vino, in quanto “dentro al grappolo c’è già tutto, e dietro, per fare un grande vino, ci deve essere un produttore che sappia essere fine biologo e grande comunicatore”.

Come giustamente fa presente il redattore del Gambero sul suo reportage, da cui ho in parte attinto, “ma basta questo a fare un vino naturale di fronte ad un vuoto legislativo?”. La legge, infatti, riconosce (da troppo poco tempo) i vini biologici, ma non si è mai pronunciata su quelli “naturali”, nonostante, siano parecchie le derivazioni (dall'uso ridotto di solfiti, ai lieviti naturali) che vanno oltre il bio.

Si ricordi a tal proposito che pochi anni fa una nota enoteca romana venne multata per aver inserito la scritta vini naturali su uno dei suoi scaffali e che l'espressione “naturali”,  utilizzata anche da Vinitaly fino al 2012, ha poi lasciato il posto ad una più neutra perifrasi: “Vivit -Vigne Vignaioli Terroir”.

E ancora esistono tutta una serie di manifestazioni riconducibili al naturale, tra cui citiamo VinNatur e Vini Veri. Insomma ci si gira intorno, cercando di non inciampare nella temuta parola. Si arriverà mai ad una conclusione? O forse è meglio che a scegliere siano le leggi di mercato?

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