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A Venezia ri-nasce il Venissa Bianco e Rosso

Venezia, laboratorio di “archeo-enologia”
Venezia e la sua Laguna sempre più laboratori a cielo aperto di “archeo-enologia”, quella “branca” della produzione enoica che mira a riscoprire il passato per reinterpretarlo, “per puntare sempre più sull’esperienza e sull’emozione che chi è appassionato di vino ricerca, attraverso il recupero e il racconto di storie uniche”, come ricorda il produttore Gianluca Bisol



Torna a risplendere l’Uva d’Oro, o Dorona, antica uva delle isole della laguna di Venezia, riscoperta e salvata dall’oblio e forse dalla scomparsa grazie all’impegno di Veneto Agricoltura, del Centro di Ricerca per la Viticoltura di Conegliano e di imprenditori privati. 

Nel contesto del progetto di recupero della tenuta oggi chiamata Venissa, di proprietà del Comune di Venezia, che sorge nell’isola lagunare di Mazzorbo, è stato ricreato un vigneto di quest’uva, la cui vendemmia è iniziata nel 2010. Il recupero di Venissa e dell’Uva d’Oro è avvenuto sulla base del progetto di recupero e valorizzazione presentato da imprenditori del settore dell’enologia e della nautica (Gianluca Bisol e Alberto Sonino), giudicato il migliore tra i dodici presentati al Comune in risposta ad una specifica richiesta, e coinvolge associazioni ed enti culturali e scientifici internazionali.

L’iniziativa, oltre alla valenza storico – culturale, vuole sottolineare la ricchezza e la straordinarietà dell’enologia del Veneto in generale, territorio unico per le radici identitarie, variegate e antiche della sua viticoltura. Dei circa 8 milioni di ettolitri di vino prodotti attualmente in Veneto, 3,2 sono a Denominazione e, di questi, quasi l’85 per cento sono ricavati da uve autoctone e originarie (tra le più importanti: le rosse Corvina, Rondinella, Molinara, Raboso, e le bianche Glera e Garganega) dalle quali si ottiene una varietà di vini eccellenti e unici, in grado di coprire ogni esigenza e di abbinarsi ad ogni cibo.

Dopo il recupero dell’uva Dorona, “l’uva dei Dogi”, ora si raddoppia con il “Venissa Rosso”, che rinasce ancora una volta su un’isola, dove un tempo sorgevano le popolate Costanziaca e Ammiana, da una vigna di quasi tre ettari, di oltre 40 anni, piantata dagli Armeni, coltivata a Carmenère, prodotto in sole 4.476 bottiglie da mezzo litro, 188 magnum, 88 jeroboam e 36 imperiali. 

Ma anche il Consorzio Doc Venezia ha investito in ricerca sulla viticoltura della Laguna, ed in particolare a Torcello (presentazione il 10 ottobre), dove è stato piantato un vigneto sperimentale “con tutte le varietà di vite ritrovate nella laguna - spiega a WineNews il professor Attilio Scienza - che abbiamo censito e di cui abbiamo mappato il Dna, con sorprese interessanti”.

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