sabato 9 maggio 2015

Vino&Tendenze

Vini italiani sempre più buoni ma troppo alcolici
Qualità nettamente superiore rispetto al passato, ma con un maggior tasso alcolico. Ad affermarlo è Kerin O’ Keefe, corrispondente per l’Italia di Wine Enthusiast

Fino ad oggi certi livelli di alcol si erano visti solo per le produzioni del Nuovo Mondo. Cosa sta cambiando nel panorama vitivinicolo italiano? E’ a ragione del clima che cambia o sono gli stessi produttori, attraverso le loro pratiche in vigna ed in cantina, ad alzare il grado alcolico nei loro vini? Domande assolutamente lecite, ed anche a buon ragione, aggiungo, quelle poste da Kerin O’ Keefe, stimata giornalista enologica statunitense.

Nessuno può negare che il vino italiano ha beneficiato di una serie di grandi annate negli ultimi 15 anni, scrive Kerin. Estati calde e secche che si sono estese fino a settembre, hanno abbreviato il ciclo di crescita, a parte poche eccezioni come il 2013 e il 2014, queste condizioni hanno sostituito le annate più fredde ed umide che hanno afflitto il Paese fino alla fine del 1990.

Per decenni, raggiungere la maturazione ideale delle uve, è stato fonte di grande preoccupazione per i coltivatori, in particolare in Italia settentrionale e centrale. Una sfida che fa parte del passato. Nei primi anni '90 infatti, a seguito di una serie di vendemmie disastrose, i produttori hanno iniziato a revisionare le loro pratiche viticole per combattere il clima freddo ed umido.

Erano tecniche comuni volte a favorire la maturazione, pratiche colturali che prevedevano impianti con densità più elevate, cloni a basso rendimento, potatura corta, (tagliando i tralci in eccesso nel periodo invernale controllando il numero di gemme), vendemmia  verde, (eliminando grappoli non perfettamente maturi a circa un mese prima della raccolta), defogliazione per favorire l'accumulo di sostanze (polifenoli) che regolano la colorazione, la struttura e gli aromi delle uve e dei vini. 

La combinazione di queste pratiche ha alzato di molto la qualità del vino, ma se ora vengono associate al cambiamento climatico in atto, con temperature sempre più calde, si favorisce un aumento dei livelli di zucchero nelle uve, che a loro volta restituiscono vini con livelli elevati di alcol.

Kevin ricorda bottiglie di vino, particolarmente apprezzate, come Barolo, Barbaresco e Brunello di annate dal 1980 al '90, il cui grado alcolico era al massimo del 13,5% in volume, come anche un certo numero di etichette dal 1960 al '70 con un 12,5% -13.5% in volume. Attualmente è cosa rara trovare bottiglie dei migliori rossi d'Italia sotto il 14%.

"Se 20 anni fa, i produttori di Montalcino hanno avuto difficoltà a raggiungere il 12% di alcol, ora è difficile  tenere l'alcol sotto il 14%". E’ quello che ha affermato alla stampa Donatella Cinelli Colombini, uno dei principali produttori di Montalcino, durante le degustazioni 2013. “Se il 14% - 14,5% in volume era la norma solo pochi anni fa, oggi il Brunello raggiunge facilmente il 15% (in alcuni casi addirittura il 15,5%)". 

A Barolo, annate particolarmente calde come quella del 2007 e del 2009 hanno generato gli stessi effetti, e non è ormai difficile vedere anche i bianchi arrivare al 14% vol. La normativa italiana consente un mezzo punto di flessibilità, in modo che vini etichettati con 15% vol., sono spesso più vicini al 15,5%, mentre coloro che dichiarano il 15,5% sono probabilmente vicino al 16%.

Sono rari i casi in cui un vino abbia sufficiente ricchezza di frutto e acidità in grado di sostenere elevati livelli di alcol. Così nella maggior parte dei casi i vini risultano squilibrati, proprio perché sbilanciati dal rapporto tra ricchezza di frutto, struttura tannica e acidità, che sono un punto di riferimento imprescindibile per i vini di qualità.

Un articolo questo di Kerin O’ Keefe che vuole lanciare un monito a piccoli e grandi produttori italiani. Il mondo del vino è in continua evoluzione ed attualmente la tendenza sta virando verso prodotti enologici più leggeri, una volontà espressa anche dai grandi mercati extraeuropei quali USA e Canada, a cui va a sommarsi la recente politica europea che, come esemplificato dall’ultimo documento redatto dal CNAPA (Comitato per le politiche e strategie sugli alcolici) sottoposto a votazione in questi giorni, intende ridurre il grado alcolico delle bevande, vino incluso.

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