Guida Vini d'Italia 2015: La qualità cresce ovunque
Per la prima volta un bianco, il Trebbiano d’Abruzzo,
viene incoronato insieme al Barolo dalla guida ai Vini d’Italia 2015
dell’Espresso. La qualità media cresce ovunque. Tutte le novità
dell'anno
Entrambi con il massimo punteggio: 20 ventesimi. Una bella soddisfazione per la storica casa vinicola di Loreto Aprutino, nell'entroterra pescarese. Secondo gli esperti della guida, questo vino vanta un registro aromatico di impressionante complessità e di magnifica definizione: nocciola tostata, ostrica, ginepro, pompelmo, origano, tratti affumicati.
«Può tenere il confronto con i più grandi conseguimenti nella storia dell'enologia europea degli ultimi decenni», si sbilancia Fabio Rizzari, che ha curato il volume insieme al compagno di blog Ernesto Gentili.
OUTSIDER E SOLITI NOTI
Un piccolo colpo di scena per gli appassionati (e non sono pochi) di statistiche, ma anche il segno di un cambiamento nella guida diretta da Enzo Vizzari, anche se ai piani alti delle graduatorie abitano sempre i soliti noti: il re Barolo con l'ottima annata 2010, seguito da Brunello di Montalcino, Barbaresco, Chianti Classico, e a breve distanza tutte le altre tipologie più classiche.
Con tre inaspettate incursioni, appaiate a 19 ventesimi in compagnia di dieci rossi: due vini dolci - il Vecchio Samperi di De Bartoli e il Vin Santo di Vigoleno di Lusignani - e un solo bianco: il raffinato Fiano di Avellino di Pietracupa, a testimoniare che il trionfo del Trebbiano d'Abruzzo 2010 di Valentini non è un caso isolato.
Un piccolo colpo di scena per gli appassionati (e non sono pochi) di statistiche, ma anche il segno di un cambiamento nella guida diretta da Enzo Vizzari, anche se ai piani alti delle graduatorie abitano sempre i soliti noti: il re Barolo con l'ottima annata 2010, seguito da Brunello di Montalcino, Barbaresco, Chianti Classico, e a breve distanza tutte le altre tipologie più classiche.
Con tre inaspettate incursioni, appaiate a 19 ventesimi in compagnia di dieci rossi: due vini dolci - il Vecchio Samperi di De Bartoli e il Vin Santo di Vigoleno di Lusignani - e un solo bianco: il raffinato Fiano di Avellino di Pietracupa, a testimoniare che il trionfo del Trebbiano d'Abruzzo 2010 di Valentini non è un caso isolato.
«In Italia si producono bianchi di altissima qualità, nei casi
migliori anche originali e inimitabili come stile. Tuttavia i
fuoriclasse costituiscono delle eccezioni. Esistono centinaia di
grandi produttori di bianchi, ma man mano che si sale di quota
differenze anche micrometriche diventano decisive. In questo senso
sta compiendo grandi progressi la Campania, che offre oggi bianchi
di straordinaria originalità e forza espressiva», prosegue Rizzari.
CLIMA IMPAZZITO
Tra i tanti elementi che concorrono alla riuscita di un vino,
il clima occupa un ruolo di primo piano. Ma è
diventato una variabile impazzita. La vendemmia di quest'anno, ad
esempio, secondo le stime di Ismea e Unione Italiana Vini rischia
di classificarsi come la più scarsa dal 1950, con una produzione di
vino che potrebbe scendere fino a 41 milioni di ettolitri, con un
taglio di oltre il 15 per cento rispetto al 2013. Colpa, in buona
parte, del maltempo.
«Non siamo meteorologi, ma ci basiamo su
un'evidenza empirica: la viticoltura, e di conseguenza la qualità
dei vini, risentono delle mutazioni del clima», spiega l'altro
curatore della guida, Ernesto Gentili: «Generalizzando, con tutte
le semplificazioni del caso: le varietà di uve che un tempo erano a
maturazione tardiva oggi vengono raccolte prima.
I vigneti esposti
a nord o situati ad altitudini elevate maturano molto meglio di un
tempo e viceversa le vigne più calde soffrono. Queste diverse
condizioni hanno nei fatti permesso un forte miglioramento dei vini
di zone fredde, che in passato avevano difficoltà a raggiungere
maturazioni adeguate, e modificato al tempo stesso gli equilibri
dei vini di aree più calde, dove la preoccupazione maggiore è di
arginare gli eccessi di alcolicità».
NOBILTÀ NEL CHIANTI CLASSICO
«Il nostro non è un mestiere facile perché dipende dal cielo. Pensi di aver lavorato bene, ma resta sempre l'incognita meteo. Tuttavia continuo ad amare l'agricoltura e il Sangiovese», ammette la principessa Coralia Pignatelli della Leonessa, titolare di Castell'in Villa a Castelnuovo Berardenga, 298 ettari nella zona del Chianti Classico.
NOBILTÀ NEL CHIANTI CLASSICO
«Il nostro non è un mestiere facile perché dipende dal cielo. Pensi di aver lavorato bene, ma resta sempre l'incognita meteo. Tuttavia continuo ad amare l'agricoltura e il Sangiovese», ammette la principessa Coralia Pignatelli della Leonessa, titolare di Castell'in Villa a Castelnuovo Berardenga, 298 ettari nella zona del Chianti Classico.
Nata ad Atene, cresciuta in Svizzera, la
nobildonna comprò l'azienda nel 1967 insieme al marito Riccardo,
poi scomparso: da trent'anni dirige la casa vinicola fuori dal
circo mediatico della critica, con l'aiuto di 18 collaboratori
impegnati tra vigna, cantina, agriturismo, ristorante e produzione
di olio extravergine d'oliva.
Il suo Chianti Classico Riserva 2009
ha conquistato i 18.5 ventesimi, mentre l'azienda si fregia da
quest'anno della terza stella. Nell'edizione 2015 della guida,
Castell'in Villa è tra i 17 produttori classificati con la massima
valutazione di tre stelle - in tutto le stelle sono state assegnate
a 520 case vinicole - in funzione della loro qualità e continuità
nel corso degli anni.
IRPINIA DA EXPORT
Di stelle invece ne conta due, Pietracupa. Merito di Sabino Loffredo, 44 anni, produttore esigente e perfezionista di Montefrediane, in Irpinia, uno dei terroir più promettenti d'Italia. Con l'annata 2013, sostengono i curatori della guida, i bianchi raggiungono vertici di purezza e complessità se possibile ancora più alti con il Fiano di Avellino (19 ventesimi) e il Greco di Tufo (18.5 ventesimi). Un tempo era istruttore sportivo sulle navi da crociera, da 15 anni Loffredo si occupa a tempo pieno di vini e vitigni nella piccola tenuta in provincia di Avellino. Un autentico "one man show" che conta sull'aiuto di soli quattro collaboratori.
Di stelle invece ne conta due, Pietracupa. Merito di Sabino Loffredo, 44 anni, produttore esigente e perfezionista di Montefrediane, in Irpinia, uno dei terroir più promettenti d'Italia. Con l'annata 2013, sostengono i curatori della guida, i bianchi raggiungono vertici di purezza e complessità se possibile ancora più alti con il Fiano di Avellino (19 ventesimi) e il Greco di Tufo (18.5 ventesimi). Un tempo era istruttore sportivo sulle navi da crociera, da 15 anni Loffredo si occupa a tempo pieno di vini e vitigni nella piccola tenuta in provincia di Avellino. Un autentico "one man show" che conta sull'aiuto di soli quattro collaboratori.
«Non sono un enologo, lavoro secondo il mio gusto personale»,
premette il vignaiolo, che prende le distanze da logiche puramente
commerciali, anche se il 45 per cento delle sue bottiglie
viene venduto fuori dai confini nazionali: «Per me conta
la qualità, non quello che posso guadagnare. Al di là delle
selezioni, le bottiglie devono essere accessibili a tutti»,
prosegue. Il suo Fiano di Avellino 2013, in enoteca tra i 13 e i 15
euro, è stato considerato il miglior vino della regione per il
rapporto qualità-prezzo.
TERROIR ALLA RISCOSSA
Oltre alla Campania, è l'Abruzzo il protagonista dell'edizione 2015. Nelle ultime stagioni, al fianco delle cantine più affermate (Valentini in primis, Masciarelli, Emidio e Stefania Pepe, Cataldi Madonna, Praesidium, Torre dei Beati), si affacciano nomi nuovi e molto promettenti quali De Fermo, Pettinelli e Cirelli.
TERROIR ALLA RISCOSSA
Oltre alla Campania, è l'Abruzzo il protagonista dell'edizione 2015. Nelle ultime stagioni, al fianco delle cantine più affermate (Valentini in primis, Masciarelli, Emidio e Stefania Pepe, Cataldi Madonna, Praesidium, Torre dei Beati), si affacciano nomi nuovi e molto promettenti quali De Fermo, Pettinelli e Cirelli.
«L'Abruzzo è una terra fortemente vocata per
la vigna e per l'ulivo, fin dall'antichità», esordisce Francesco
Paolo Valentini, 53 anni, che tiene in mano le redini dell'azienda
fondata nel 1650 a Loreto Aprutino: «Non ha nulla da invidiare a
regioni più blasonate, non si tratta di campanilismo».
Da artigiano del vino, Valentini sa bene che è difficile fare
previsioni: «Ho visto annate che avevano premesse per essere ottime
e non lo sono state. E viceversa. Se si lavora in maniera
artigianale, il vino è materia viva, in continua evoluzione. Se la
maturazione fenolica non si completa in vigna a causa delle
condizioni meteo, si perfeziona in botte e in bottiglia. Il vino
tende a raggiungere l'equilibrio per natura». Non a caso il nuovo
Trebbiano 2010 è uscito un anno dopo quello del 2011, che i
Valentini decisero di anticipare perché era più pronto.
COLLINA MAGICA
Anche se l'intera Penisola negli ultimi anni ha compiuto sensibili progressi, i terroir del Piemonte restano irrangiungibili. Quest'anno le bottiglie eccellenti di Barbaresco sono sono state una dozzina, mentre sono ben 21 i Barolo premiati dell'annata 2010 su un totale di 31.
COLLINA MAGICA
Anche se l'intera Penisola negli ultimi anni ha compiuto sensibili progressi, i terroir del Piemonte restano irrangiungibili. Quest'anno le bottiglie eccellenti di Barbaresco sono sono state una dozzina, mentre sono ben 21 i Barolo premiati dell'annata 2010 su un totale di 31.
Tra cui il Riserva Vigna Rionda 2008 di Massolino, l'azienda (oggi
vanta due stelle) fondata nel 1896 a Serralunga d'Alba dal
capostipite Giovanni. Un vino «di impressionante espansione
aromatica, cresce senza alcuna flessione fino ai livelli di
intensità rari perfino per la tipologia», commentano gli autori del
volume dell'Espresso.
Dagli anni Novanta lavorano in azienda anche
Franco e Roberto, entrambi enologi. Vigna Rionda è uno dei tre
vigneti cru acquisiti dalla famiglia verso fine anni Cinquanta,
insieme a Margheria e Parafada. In una posizione magica: Vigna
Rionda, infatti, si estende su 2,3 ettari a 330 metri di
altitudine, un terreno calcareo marnoso che produce un vino adatto
a un lungo invecchiamento.
«È una collina per noi unica. In quel
vigneto il nebbiolo, l'assoluto, indiscusso protagonista di queste
zone, trova delle condizioni di terroir e di microclima che ci
regalano vini fantastici», spiega Franco Massolino: «Il Barolo,
infatti, è la sintesi migliore della vocazione del nebbiolo
nell'armonizzare profondità, potenza ed eleganza. Ecco il segreto
di questo vino».
Ecco i migliori 15, quotati in ventesimi
20/20 Piemonte: Barolo Riserva Vigna Rionda 2008 – Massolino
20/20 Abruzzo: Trebbiano d’Abruzzo 2010 – Valentini
19/20 Piemonte: Barbaresco Crichët Pajé 2005 Roagna
19/20 Piemonte: Barolo Brunate 2010 – Rinaldi Giuseppe
19/20 Piemonte: Barolo Monprivato in Castiglione Falletto 2009 – Mascarello G. e Figlio
19/20 Piemonte: Barolo Pira Vecchie Viti 2009 – Roagna
19/20 Piemonte: Barolo Villero in Castiglione Falletto 2009 – Mascarello Giuseppe e Figlio
19/20 Piemonte: Boca 2010 Antico Borgo dei Cavalli – Sergio Barbaglia
19/20 Lombardia: Valtellina Superiore Sassella Riserva Vigna Regina 2005 – AR.PE.PE.
19/20 Emilia Romagna: Colli Piacentini Vin Santo di Vigoleno 2004 – Lusignani Alberto
19/20 Toscana: Bolgheri Sassicaia 2011 – San Guido
19/20 Toscana: Le Pergole Torte 2011 – Montevertine
19/20 Campania: Fiano di Avellino 2013 – Pietracupa
19/20 Sicilia: Vecchio Samperi Ventennale – De Bartoli Marco
19/20 Sardegna: Cannonau di Sardegna Barrosu Riserva 2012 – Montisci Giovanni – Barrosu
20/20 Abruzzo: Trebbiano d’Abruzzo 2010 – Valentini
19/20 Piemonte: Barbaresco Crichët Pajé 2005 Roagna
19/20 Piemonte: Barolo Brunate 2010 – Rinaldi Giuseppe
19/20 Piemonte: Barolo Monprivato in Castiglione Falletto 2009 – Mascarello G. e Figlio
19/20 Piemonte: Barolo Pira Vecchie Viti 2009 – Roagna
19/20 Piemonte: Barolo Villero in Castiglione Falletto 2009 – Mascarello Giuseppe e Figlio
19/20 Piemonte: Boca 2010 Antico Borgo dei Cavalli – Sergio Barbaglia
19/20 Lombardia: Valtellina Superiore Sassella Riserva Vigna Regina 2005 – AR.PE.PE.
19/20 Emilia Romagna: Colli Piacentini Vin Santo di Vigoleno 2004 – Lusignani Alberto
19/20 Toscana: Bolgheri Sassicaia 2011 – San Guido
19/20 Toscana: Le Pergole Torte 2011 – Montevertine
19/20 Campania: Fiano di Avellino 2013 – Pietracupa
19/20 Sicilia: Vecchio Samperi Ventennale – De Bartoli Marco
19/20 Sardegna: Cannonau di Sardegna Barrosu Riserva 2012 – Montisci Giovanni – Barrosu
Fonte: L'Espresso

Commenti
Posta un commento