venerdì 15 dicembre 2017

Rive, un esordio più che positivo. La fiera traccia lo stato dell'arte e il futuro del settore vitivinicolo e muove i passi verso l’internazionalizzazione

L’edizione “zero” di Rive guadagna un ottimo riscontro da parte degli espositori e spinge Pordenone Fiere a spostare l’asticella verso l’alto, puntando in modo convinto all’internazionalizzazione: Rive rimarrà biennale ma negli anni pari, con la prossima edizione fissata per il 27-28-29 novembre 2018.


Un debutto molto convincente quello di R.I.V.E., il salone internazionale biennale dedicato alla viticoltura e all’enologia ha acceso i riflettori sulla viticoltura 4.0 e l’enologia del futuro, con un focus sulle potenzialità della ricerca genetica applicata. Grande il consenso degli espositori, che hanno giudicato molto alta la qualità dei contatti avuti nei tre giorni della rassegna. Cinque padiglioni espositivi su 17 mila metri quadrati coperti, 120 espositori con circa 200 marchi rappresentati, tre sale convegni e 20 eventi: ecco alcune delle cifre che descrivono un esordio più che positivo che proietta la manifestazione direttamente alla prossima edizione.

Dalla vite al vino, dal campo alla cantina, uno slogan che ben rappresenta e pone al centro Rive come evento unico a livello internazionale nel settore vitivinicolo e punto di riferimento per tutta la filiera. Una fiera che non c'era, è giusto rammentarlo, e che apre le porte, tout court, a opportunità del tutto nuove per l’economia nazionale. Ora, come il presidente di Pordenone Fiere, Renato Pujatti, ha tenuto a precisare, l’impegno dell’ente è quello di trasformare questo appuntamento in un evento internazionale, con la precisa volontà di rilanciare e spingerne il target più in alto, verso l’internazionalizzazione, un passo importante che ha portato alla decisione da parte degli organizzatori di mantenere la fiera a cadenza biennale, spostandola però negli anni pari, in modo da non essere sovrapposta con SITEVI, la fiera di filiera di Montpellier in Francia, programmata negli anni dispari. Come ha infatti dichiarato Francesco Terrin, coordinatore dell’area commerciale e marketing di Pordenone Fiere, Rive vuole recuperare l’esperienza francese in questo campo, perchè in Italia non c’è un evento specifico di filiera. Insomma Rive è proprio ciò che mancava. A confermarlo in tono soddisfatto è l’assessore alle risorse agricole e forestali del Friuli Venezia Giulia, Cristiano Shaurli, che pone al centro una regione dalla lunga e consolidata tradizione vitivinicola, con una filiera che dalle barbatelle ai distillati, passando per tecnologie di cantina supportata dalle capacità tecniche di ricerca e innovazione degli Istituti Agrari e Università, che ha pochi eguali nel mondo.

Entrando nel dettaglio sugli scenari del futuro dell’enologia e della viticoltura, disegnati da Rive nel corso delle tre giornate, volevo mettere in evidenza il convegno a cura di Enotrend Paolo Peira, presidente di Assoenologi giovani, dal titolo “Le nuove frontiere del lievito enologico: incontrare le esigenze dei vinificatori”, durante il quale ricercatori ed enologi si sono confrontati sul punto di contatto tra le esigenze del mercato e dei consumatori e gli ultimi risultati della ricerca applicata. Tra i relatori, Viviana Corich, professore associato dell’Università di Padova e coordinatrice del gruppo di ricerca di microbiologia enologica del CIRVE, ha spiegato che per la prima volta i ricercatori sono riusciti ad isolare in laboratorio dei lieviti che potrebbero essere utilizzati sia in vigneto sia in cantina. Si tratta di lieviti che non rientrano nel gruppo dei saccaromiceti, e che potrebbero fungere nel vigneto da agenti di biocontrollo, in cantina aumentando il glicerolo e riducendo il grado alcolico, garantendo una maggiore sostenibilità.

Spazio poi alla viticoltura 4.0. con Riccardo Velasco, Direttore del CREA di Conegliano, che ha coordinato esperti di livello internazionale, tra cui il direttore dell’Institute for Grapevine Breeding al Julius Kühn Institut di Geilweilerhof , il prof. Reinhard Toepfer, Marco Stefanini (FEM, Fondazione Edmund Mach), il prof. Lucio Brancadoro (DiSAA Milano), il prof. Michele Morgante (direttore IGA Udine), il prof. Stefano Cesco (Libera Università di Bolzano), il prof. Paolo Balsari (Università di Torino). Al centro dell’attenzione il rapporto tra ricerca e vigneto nel prossimo futuro e, in particolare, la viticoltura di precisione e la tecnica del genome editing, che consente di modificare le varietà già esistenti senza intaccarne l’identità genetica, ma migliorandone la resistenza alle malattie. La viticoltura, come ha spiegato il prof. Morgante, deve far uso di nuove tecnologie derivate dalla ricerca genetica per continuare a usare le varietà tradizionali e diventare più sostenibile dal punto di vista ambientale, ma anche economico e sociale. Perché l’innovazione passi dai laboratori alla cantina ci deve essere una certezza normativa: è necessario che l’Unione Europea regolamenti questo settore. Grande partecipazione anche per i workshop organizzati da L’Informatore Agrario, che hanno trattato i temi della limitazione dei danni delle gelate sui vigneti, a cura di Giovanni Pascarella e dell’ottimizzazione dei costi di gestione del vigneto, curato dal prof. Vasco Boatto. Pienone anche per la degustazione guidata condotta dal dott. Stefano Zaninotto, rappresentante italiano del Ce Liege (Confederazione Europea del Sughero) sui difetti sensoriali del vino. A seguire il dott. Maurizio Polo  le nuove prospettive di qualità offerte dalla fermentazione maloalcolica e le degustazioni di vini da vitigni resistenti curato dai Vivai Cooperativi Rauscedo.

Da segnalare, nell’ultima giornata di Rive, due momenti salienti; il primo con la firma di uno storico accordo tra le università e gli istituti di ricerca del Triveneto ha coinvolto 7 tra università ed enti di ricerca sulla vite e sul vino del Triveneto, che hanno dichiarato il loro comune impegno verso lo sviluppo di un progetto di ricerca dal titolo “Viticoltura 4.0”. I firmatari sono le Università degli studi di Padova, Verona e Udine, la Libera Università di Bolzano, l’IGA di Udine, la FEM di San Michele all’Adige e il CREA di Conegliano. La ricerca verterà sui temi del rinnovo della piattaforma varietale e del miglioramento delle tecniche di coltivazione della vite, con l’obiettivo primario di ridurre l’impatto ambientale. L’accordo è preliminare ad una raccolta di fondi che vedrà tutti gli stakeholder, pubblici e privati, coinvolti nel finanziamento di un piano di lavoro di durata quinquennale. Il secondo con la presentazione in anteprima, nel corso del convegno “Da FVG a FRG. Il futuro del FVG passa dal futuro della ribolla gialla” dei dati sull’export italiano e di un report specificamente tarato sulla Ribolla Gialla, il tutto da elaborazioni di Nomisma Wine Monitor. Come ha spiegato Denis Pantini, responsabile di Wine Monitor per Nomisma, il 2017 si chiuderà con una ripresa dei consumi interni e una crescita dell’export intorno al 6%, che ci avvicinerà ai 6 miliardi, pur senza superarli. A settembre 2017 il consumo di vino in GDO è cresciuto del 3% a valore e dell’1,2% in volume: questo riflette concretamente la ripresa economica che sta interessando il nostro Paese. Continua la flessione dei consumi in Italia, con alcuni prodotti in netta controtendenza, tra cui gli spumanti, con il Prosecco in testa, e in generale vini bianchi, tra cui l’emergente promessa della Ribolla Gialla, che nel 2016 ha registrato una crescita del 31% nelle vendite nella GDO, risultando la prima denominazione in Italia, e il trend di crescita continua serrato anche nel 2017. Proprio su questo vitigno e sul vino che se ne produce Wine Monitor ha presentato in anteprima a Rive uno studio mirato a capire il posizionamento del prodotto sul mercato italiano, analizzandolo sia dal lato del consumatore, sia da quello del ristoratore. I risultati sono a dir poco lusinghieri nei confronti della Ribolla Gialla: il tasso di penetrazione misurato è del 32%, quindi molto alto in rapporto al numero di bottiglie prodotte. Estremamente interessante notare come la Ribolla Gialla risulti essere il vino preferito da millennials (18-35) e generazione X (35-55), ossia le fasce che sosterranno il consumo di vino nei prossimi anni.

Sul fronte Pinot Grigio, il convegno “Pinot Grigio: l’unione fa la forza. Percorsi di successo per la nuova DOC”, dove nell’anno della prima vendemmia della DOC Delle Venezie, esperti, operatori di settore, produttori si sono confrontati sulle prospettive di una delle DOC più grandi d’Europa, che ha tutte le carte in regola per giocare un ruolo decisivo nella promozione del prodotto enologico made in Italy. La conferma del potenziale economico del Pinot Grigio è arrivata anche dall’autorevole voce del professor Eugenio Pomarici, professore associato Dipartimento di Territorio e Sistemi Agro-Forestali (Università di Padova), che ha spiegato “si tratta di una produzione che ha massa critica, è supportata da una comunità di produttori estremamente esperti e dà vita ad un prodotto che continua ad avere fortuna sul mercato. Tutti questi fattori, uniti al nuovo assetto della filiera, più strutturato grazie alla DOC e al Consorzio, fanno sì che il Pinot Grigio possa sviluppare un vantaggio competitivo crescente, aumentando il valore generato sia per i produttori sia per l’intero territorio del Triveneto”. Nel corso del convegno Albino Armani, presidente del Consorzio di Tutela della DOC Delle Venezie, ha parlato di un aumento esponenziale delle richieste di certificazione da parte dei produttori, segno di una fiducia e di un’attesa forte del mondo produttivo nei confronti della denominazione. “Ad appena due mesi dalla vendemmia - ha commentato - abbiamo già ricevuto richieste per la certificazione di 150mila ettari di Pinot grigio Delle Venezie. Un’ulteriore conferma che siamo sulla strada giusta e che i mercati internazionali stanno guardando con grande interesse alla nostra denominazione”.

Grande interesse di pubblico anche gli eventi organizzati da L’Informatore Agrario, come quelli, nello specifico, sull’analisi di criticità e potenzialità delle varietà resistenti curata dal prof. Raffaele Testolin, e sulla cimice asiatica, con Giorgio Malossini e Luca Benvenuto di ERSA, ed i workshop sul marketing del packaging, a cura del dottor Daniele Stangherlin di Amorim Cork, e l’abbinata dimostrazione di neuromarketing del prof. Vincenzo Russo dello IULM.

Infine, conclusa con successo, anche la visita a Rive della delegazione croata e ungherese composta da 12 operatori del comparto vitivinicolo e coordinata da ConCentro –Azienda Speciale della Camera di Commercio di Pordenone, in qualità di partner della rete europea Enterprise Europe Network. Gli operatori esteri, selezionati dalla Camera di Commercio di Pola e dalla Camera di Commercio ungherese, oltre ad aver partecipato ad un intenso programma di workshop settoriali e degustazioni, hanno incontrato diversi espositori della rassegna e con alcuni di essi sono state poste le basi per future collaborazioni commerciali. Particolarmente apprezzata la visita a VCR Vivai Cooperativi Rauscedo, una realtà di eccellenza del nostro territorio, durante la quale è stata presentata la preparazione delle barbatelle esportate a livello mondiale e la continua ricerca di nuove varietà e cloni attraverso una degustazione guidata di vini ottenuti da microvinificazioni realizzate annualmente nella Cantina Sperimentale. Il delegato ungherese, professor Tibor Gonda dell’Università di Pecs e membro dell’associazione Pécs-Mecsek Wine Route, si è dichiarato molto soddisfatto della qualità dei contatti avuti in fiera ma soprattutto colpito dalla realtà vitivinicola del Friuli Venezia Giulia sia per quanto riguarda la spinta innovativa delle tecnologie di questo comparto, sia per quanto riguarda la produzione di vini di eccellenza grazie alle caratteristiche pedoclimatiche del territorio.

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