martedì 27 ottobre 2020

Malattie della vite e sostenibilità, la semplificazione del paesaggio aumenta le epidemie di parassiti e l'uso di insetticidi nei vigneti

L'importanza di una sana ed equilibrata convivenza fra habitat naturale originario e vigneto. Uno studio dell'Università della California ci da indizi su come modellare ed utilizzare il paesaggio per ridurre la necessità di pesticidi. 




I paesaggi naturali che circondano i vigneti possono ridurre le epidemie di parassiti e ridurre l'uso di pesticidi. Lo studio, condotto da Daniel Karp, del Dipartimento di fauna selvatica, ittica e conservazione biologica (WFCB) dell'Università della California, Davis, è stato pubblicato su Ecology Letters.

Lo studio è stato finanziato nell'ambito del progetto di ricerca SECBIVIT, (scenari per la fornitura di molteplici servizi ecosistemici e biodiversità nei paesaggi viticoli). Il team di ricerca ha analizzato un database governativo per valutare come i paesaggi che circondano 400 vigneti spagnoli hanno influenzato lo sviluppo di focolai di Lobesia botrana anche detta tignoletta della vite, ed il tasso di applicazione di insetticidi.

La tignoletta della vite (Lobesia botrana) è il parassita più temibile e fitofago chiave per la coltura della vite, con un ciclo biologico determinato, dove sono le sue larve a produrre i maggiori danni alla pianta. Questo lepidottero tortricide nel nostro paese reca i maggiori danni nelle regioni centro meridionali ed in Toscana. I danni diretti sono derivati dalla distruzione degli acini, quindi con perdita di prodotto, e dei bottoni fiorali. Quelli indiretti sono invece legati alla diffusione di muffa grigia (botrite) o di marciume acido, con conseguente perdite sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo del prodotto.

I risultati del presente studio hanno messo in evidenza che le epidemie di parassiti quadruplicano in presenza di paesaggi semplificati, ovvero quelli in cui i vigneti hanno preso in gran parte il posto dell'habitat semi-naturale. I vigneti circondati da boschi o macchia, in sostanza sarebbero più protetti da malattie e insetti nocivi, diminuendo di fatto la necessità di utilizzare pesticidi nocivi all'ambiente e all'uomo. La conservazione dell'habitat rappresenta quindi un approccio valido sia dal punto di vista economico che ambientale, con una produzione di uva sostenibile.

I focolai epidemici, a causa di parassiti, si sviluppano più rapidamente e con molta più facilità in ambienti con una alta densità di vigneti. E' di fatto la monocoltura che crea le condizioni perfette che questi si verifichino. Tra le soluzioni trovate per controllare le popolazioni di Lobesia botrana, i ricercatori propongono ai coltivatori di ristabilire un equilibrio vegetativo, piantando vegetazione autoctona intorno e all'interno del vigneto, cercando di indirizzare le piante arbustive verso assetti con una quanto più soddisfacente naturalità. 

Come scrissi in un mio precedente articolo, il mondo della ricerca si sta focalizzando sempre più nella progettazione delle cosiddette infrastrutture verdi, come elemento strategico e funzionale, con l'obiettivo di definire i modi in cui la biodiversità può contribuire alla progettazione di agroecosistemi in chiave di difesa del vigneto.

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