giovedì 10 gennaio 2019

Vino e sostenibilità. Prosecco: al via sperimentazioni con 7000 piantine di Glera resistente

Prosecco sostenibile, partono le sperimentazioni con 7000 piantine di Glera resistente alle principali malattie della vite.




Le sperimentazioni, di cui ne dà notizia Confagricoltura Treviso, fanno capo al progetto quinquennale "Glera resistente", che prevede la realizzazione e valutazione di selezioni di glera resistenti a peronospera e oidio con il principale obbiettivo di abbattere del 70% l’uso di fitofarmaci. Finanziato da Confagricoltura Treviso e da alcuni dei maggiori produttori di Prosecco, il progetto ha l’obiettivo di sviluppare pratiche vitivinicole sostenibili che portino a una drastica riduzione dei trattamenti. L'iniziativa da una convenzione siglata con il "Crea-Ve" (Centro di ricerca, viticoltura ed enologia) coinvolgerà 17 tra le maggiori cantine delle terre del Prosecco.

Inizialmente, nella seconda metà del 2017, la varietà Glera è stata incrociata con tre diversi parentali resistenti di ultima generazione, portatori di una o due fonti di resistenza a peronospora e oidio. Dai grappoli sono stati estratti circa 5 mila vinaccioli da cui sono state ottenute 2.900 piante da seme. Successivamente, nl maggio 2018, sono stati operati nuovi incroci usando parentali diversi, con resistenze a peronospora, iodio e botrite, ricavando circa 7.000 piantine.

Le nuove varietà, spiega Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto e Treviso, sono resistenti alle principali malattie della vite e potranno ridurre le perdite produttive in modo sostenibile e diminuire i costi di gestione del vigneto. Il miglioramento genetico è indispensabile per un settore come la viticoltura e il progetto "Glera resistente" permetterà di arrivare a un Prosecco davvero biosostenibile, con l'utilizzo di minori trattamenti. Il disciplinare regionale, di fatto, già suggerisce per i nuovi impianti di privilegiare varietà resistenti o tolleranti alle principali fitopatie come peronospora e oidio, malattie che attualmente impongono una media di 10 trattamenti annui con fitofarmaci.

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