sabato 2 aprile 2022

Champagne, lunga e tortuosa è la strada per una nuova area di denominazione. Sarà il cambiamento climatico a ridefinire i confini geografici

Lunga e tortuosa è la strada da percorrere per definire la nuova area di denominazione dello champagne. Cambiarne i confini geografici non sembra proprio essere facile, specialmente quando ad essere coinvolti sono principalmente gli interessi economici di una delle aree viticole più ricche al mondo. A risolvere la questione ci penseranno gli effetti del cambiamento climatico.




A chiare lettere, lo champagne è protetto da una denominazione di origine di ferro, il cui regolamento ha richiesto diversi secoli di gestazione con rigorosi caratteri storico culturali. Il suo nome deriva da Champagne, una regione nel nord-est della Francia. Le principali specificità di questa denominazione sono di fatto la delimitazione geografica, i vitigni, le rese e l'intera produzione di quello che è da considerare il vino mito per eccellenza.

A garantire il rispetto delle regole della denominazione ci ha pensato il Comitato interprofessionale del vino di Champagne, creato nel 1941 e dal 1946 esamina le domande di eventuali modifiche al disciplinare. Negli anni '70 una prima revisione dell'area inclusa nella denominazione ha riclassificato due comuni come denominazione Champagne. Un passo importante fu la legge del 1984 con lo scopo di introdurre anche criteri tecnici, quindi non solo storici per le procedure di revisione. Nel corso degli anni '90 furono inclusi così nella denominazione altri undici villaggi, e nello specifico nel 1996 anche la città di Fontaine-sur-Ay fu integrata nella zona di produzione. 

Dal 2003 è stata avviata una nuova procedura volta ad estendere la delimitazione della denominazione. Ne consegue un contenzioso davanti ai tribunali che ha spinto il Sindacato Generale dei Vignaioli a presentare nuovamente una richiesta di riesame all'inizio degli anni 2000. Fu l’INAO, Istituto nazionale dell’origine e della qualità che in Francia si occupa di garantire il riconoscimento e la protezione dei marchi ufficiali di identificazione della qualità e dell’origine (SIQO) dei prodotti agricoli, agroalimentari e forestali, a chiedere di eseguire una revisione dell'area geografica di Champagne. Nel marzo 2008, gli esperti indipendenti accademici nominati dal Ministero dell'agricoltura, presentano una relazione sui nuovi confini della zona geografica. La presente relazione è sottoposta ad inchiesta pubblica e procedura di omologazione nazionale tra aprile e giugno 2008, con lo scopo di integrare alcuni appezzamenti debitamente certificati provenienti da una quarantina di nuovi villaggi nella zona di produzione dello champagne. Il comitato si avvale della competenza di storici (per la ricerca di vecchie pratiche vitivinicole), di fitosociologi preposti a descrivere e classificare le comunità vegetali con lo scopo di giungere alla identificazione del tipo di vegetazione a cui la comunità in esame appartiene e di geologi incaricati nel trovare appezzamenti idonei: è la geologia ad influenzare la produzione dell’uva ma soprattutto la qualità dello champagne. 

La caratteristica essenziale del vigneto della Champagne è infatti quella di essere situato su terreni prevalentemente calcarei, che nello specifico costituiscono la parte orientale del Bassin Parisien,  un'antica depressione dell'era secondaria e terziaria, un tempo occupata da mari e laghi poco profondi. Terreni calcarei, quindi gesso; terreni caratterizzati da una serie impressionante di fossili marini. E di fatto è il gesso ad essere favorevolmente presente in questo territorio: “craie”, creta in latino, una roccia sedimentaria di origine marina formatasi da un accumulo di conchiglie e microrganismi calcarei rilasciati quando il mare si ritirò. Un fango gessoso che solidificandosi diventò il principale componente del sottosuolo e quindi del terroir della Champagne. Il verdetto finale di questa relazione è atteso per il 2024.

Nel frattempo, Maxime Toubart, presidente dell'Associazione dei viticoltori dello Champagne (SGV), dichiara ora ulteriori progressi, anche se ripete che la posta in gioco per la revisione della zona di denominazione Champagne è alta: prevale l'aspetto economico con un prezzo medio per ettaro che supera il milione di euro ed alcuni preferirebbero che non si concretizzasse. La questione è quindi oggetto di un attento esame. L'SGV si sta ora consultando con INAO portando avanti i problemi inerenti gli effetti del cambiamento climatico che hanno già marcatamente coinvolto per siccità alcuni appezzamenti di terreno esposti a sud. Attualmente SGV sta lavorando su un nuovo progetto che dovrebbe essere presentato nel 2026. Ma il tempo stringe, cosa accadrà tra trent'anni? Da quanto si evince, sembra che la strada per una nuova area di denominazione nello Champagne sia lunga e tortuosa. Se non sarà la mano dell'uomo, sarà il cambiamento climatico a ridefinire i confini geografici dello Champagne.