lunedì 6 novembre 2017

Vino&Ricerca. Difesa del vigneto, identificato lievito selvatico dalle proprietà fungicide

Si tratta di un ceppo di lievito con promettenti attività di biocontrollo contro i più comuni funghi patogeni che colpiscono la vitis vinifera. La scoperta grazie ad uno studio italiano. 

Sconfiggere le malattie del vigneto e limitare la crescita di funghi patogeni in modo naturale diventa sempre più possibile. Uno recente studio dell'Università di Milano, pubblicato su Frontiers in Microbiology, ha infatti messo in evidenza le  proprietà fungicide di specifici ceppi di lievito naturalmente presenti in abbondanza nei grappoli di uva selvatica piuttosto che in quella coltivata. 

Le sperimentazioni da parte dei ricercatori del Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, Nutrizione e Ambiente dell'ateneo milanese sono iniziate proprio in questi giorni per un loro possibile utilizzo in larga scala nella gestione e difesa del vigneto.

Ileana Vigentini, coautore della ricerca, ha spiegato che questi lieviti, anche loro appartenenti al regno dei funghi, inibiscono l'attività di quelli di specie patogena presenti nella vite, con il meccanismo della competizione, tipico tra i microbi. Questa lotta per la sopravvivenza viene combattuta dai lieviti "buoni" attraverso la produzione naturale di sostanze che uccidono o diminuiscono i loro rivali: una dimostrazione di quanto l'ambiente selvaggio rappresenti una fonte enorme e in gran parte inesplorata della biodiversità, che potrebbe fornire un serbatoio di microbi utili per il controllo dei parassiti.

Nello studio, i ricercatori hanno analizzato una serie di lieviti identificati ed isolati da bucce di uva selvatica proveniente da Georgia, Romania, Spagna e da uve coltivate in Italia, in modo da testare la loro potenzialità di inibire tre tipi di muffe comuni: Botrytis cinerea, Aspergillus carbonarius (Marciume acido) e Penicillium expansum (Muffa verde-azzurra), patogeni ben noti per la loro capacità di rovinare interi raccolti di uva. È noto inoltre che questo genere di muffe possono dare origine a tossine, metaboliti secondari, prodotti in piccolissime quantità, ma tossiche per l’uomo, come ad esempio l’agente tossico ocratossina A (OTA) che viene principalmente sintetizzato dalle muffe dei generi Aspergillus e Penicillum e di cui ne ritrova la presenza nel vino.

Da un pool di 231 ceppi che comprendevano 26 specie di lieviti, sono stati individuati 20 ceppi con i più potenti effetti fungicidi. I ricercatori hanno scoperto che molti di questi lieviti rilasciano enzimi che possono di fatto digerire le pareti delle cellule delle muffe, o comunque rilasciare sostanze come l'acido acetico o il solfuro di idrogeno in grado di uccidere i funghi rivali; 18 provenivano da lieviti trovati su uve selvatiche, suggerendo che proprio le piante selvatiche potrebbero essere una fonte promettente di microbi utili. Tra questi il più efficace è risultato essere il Meyerozyma guilliermondii, già oggetto di precedenti studi che ne hanno dimostrato la resistenza e capacità di non interferire con la fermentazione del vino. Nel 2012, uno studio ha anche scoperto che questo lievito, oltre a sopprimere l'attività fungina, aumenta la durata di vita della pasta di pane.

Anche se queste scoperte iniziali sono promettenti, indicando che il lievito potrebbe essere adatto come agente di biocontrollo nei vigneti, Ileana Vigentini, ha comunque affermato che sono necessari ulteriori studi che possano confermare questi risultati iniziali. Una spinta ulteriore alla ricerca, verrà data anche dal fatto che le malattie della vite, come le infezioni da funghi, costano milioni di dollari ogni anno ai produttori di vino, sia in termini di raccolto sia per i costosi controlli chimici.

Nel frattempo, molti agricoltori si stanno già comunque allontanando dalla chimica, alla ricerca di soluzioni alternative e sicuramente più rispettose dell'ambiente, un approccio rafforzato dalla constatazione che molte specie di funghi patogeni stanno diventando sempre più resistenti alle soluzioni chimiche che sono diventate ormai di scarsa efficacia. 

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