domenica 10 aprile 2016

Intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla cerimonia di inaugurazione della 50° edizione di Vinitaly

Vinitaly compie cinquant’anni, e sono lieto di essere oggi qui per inaugurare, insieme a voi, un’edizione così importante di questa rassegna, che è riuscita nel tempo ad accompagnare, interpretare, favorire la crescita di un grande prodotto italiano, divenuto sempre più vettore e simbolo della nostra qualità, apprezzata nel mondo. 

Dal tempo in cui Verona decise di promuovere le prime Giornate del Vino italiano si è avviato un cambiamento profondo, che ha riguardato tanto le produzioni agro-alimentari e viti-vinicole, il loro mercato, l’organizzazione d’impresa, quanto la società circostante, il rapporto con la natura e il territorio, la cultura del cibo e, dunque, il legame tra i prodotti della terra e la nostra stessa civiltà. 

Proprio la capacità di guidare l’innovazione è stata il segno più incisivo di questo percorso compiuto dai produttori di vino italiano. Se nelle attività economiche, in prevalenza, il cambiamento viene dettato dallo sviluppo delle tecnologie, dalle esigenze di un mercato sempre più globalizzato, insomma da standard imposti dall’esterno, con il vino i produttori italiani sono riusciti invece a diventare protagonisti delle trasformazioni. 

Si sono fatti ideatori e autori di progetti vincenti, hanno investito sulla qualità, hanno recuperato e tutelato persino caratteri originari e perduti del nostro territorio, come le decine e centinaia di vitigni autoctoni che in questi anni sono stati rivitalizzati e portati alla dignità di prodotti di pregio nel mercato interno e in quelli esterni. Hanno imposto un valore. 

Il vino, pur essendo la sua produzione, a pieno titolo, attività imprenditoriale e industria agricola, è diventata sempre più un simbolo dello stile di vita e del gusto italiano, arricchendo quell’idea di qualità che è legata al nostro Paese, producendo ricchezza e cultura, consentendo sinergie nei territori e nella società, persino nello sviluppo dei saperi. Non era, certo, scontata questa crescita del vino, del suo valore economico, sociale, culturale. 

Quando, 30 anni or sono, scoppiò lo scandalo delle adulterazioni al metanolo, quella crisi avrebbe potuto soffocare in una spirale di sfiducia l’intero settore, e con esso una filiera cruciale dell’agro-alimentare italiano. Invece, da lì ha preso le mosse quello che voi chiamate un “Rinascimento” delle nostre viti e del nostro vino. Le quantità sono diminuite ma la qualità si è innalzata, in misura più che proporzionale. Un paradigma virtuoso dell’economia, ma anche dell’ambiente e della società. E’ iniziato lo sviluppo dei marchi di qualità, i prodotti hanno conquistato una loro forte identità e rigenerato un legame con l’ambiente, hanno valorizzato le diversità e attivato nuove ricerche, nuovi modelli organizzativi, nuove competenze, nuove professionalità. Da prodotto antico a chiave di modernità: un esempio di valorizzazione di assetti esistenti che si è rivelato risorsa preziosa anche nelle fasi più dure della crisi. Il risultato è stato un successo parimenti nell’export. I numeri che, in questa giornata, sono stati ricordati ne sono testimonianza. Conferma di come il destino dell’Italia sia legato al superamento delle frontiere e non al loro ripristino. Potete essere orgogliosi di questa storia, che avete contribuito a costruire con il progredire di Vinitaly. Come per ogni impresa di successo, tuttavia, i risultati positivi accrescono le responsabilità. 

Il vino è simbolo di ospitalità e di amicizia, connaturato con la migliore cultura mediterranea. La produzione vinicola è motore di un’agricoltura moderna che rappresenta un settore trainante del benessere italiano. Le capacità organizzative, che hanno consentito negli ultimi decenni di affinare tecniche e produzioni, devono ora svilupparsi ancor più nella distribuzione e nella penetrazione dei mercati esteri. Le professionalità, che hanno permesso di recuperare vitigni e terreni, di curare le malattie della vite, di portare a tavola e far apprezzare vini e spumanti nostrani, di avvicinare tanti giovani a un lavoro così promettente, devono continuare a crescere per confermare il nostro ruolo di leader mondiale. Possiamo farlo. Dobbiamo avere questa ambizione. Perché l’Italia ha dimostrato di avere le risorse e le intelligenze necessarie. La ricchezza dei marchi e la vastità della platea dei produttori non è stata di ostacolo nella crescita di questi decenni. Anzi, nella diversità dei tanti vini vi è una chiave decisiva del successo italiano; vi è la ragione della rinnovata popolarità di territori la cui fortuna deve molto all’identità rappresentata dalla propria produzione vinicola. Gli oltre 500 marchi di qualità, e le ancor più numerose aziende, hanno opportunamente coltivato le proprie originali radici. Così i prodotti sono divenuti un patrimonio, prima locale poi globale, e questa è ragione non secondaria del buon risultato. Tuttavia, a questo punto della storia del vino italiano, occorre saper mettere insieme le forze per moltiplicare le potenzialità. La piccola dimensione – spesso così preziosa per integrare le tipicità regionali - può incontrare difficoltà sui mercati. 

Bene ha fatto Vinitaly a mettere a tema, quest’anno, l’internazionalizzazione e il sostegno all’export: mi auguro che la vostra esperienza e la vostra stessa struttura possano essere di supporto per sinergie italiane e per la rete delle nostre aziende, proiettate verso nuove aree di consumo, facendo ancora di più Sistema Italia. L’esperienza del settore fieristico, quando è sorretta da un progetto (è stato il caso di Expo2015, è il vostro caso), e ha alle spalle un retroterra di imprese sane, è preziosa per le attività di promozione di ogni comparto. In questo ambito, grandi opportunità possono venire dai nuovi strumenti, a partire dall’e-commerce. Oppure dai blog, dai siti web, dai mezzi online, che consentono di sviluppare una comunità di appassionati. A Verona, questi, saranno giorni di festa e di incontro. E’ auspicabile che diventino anche occasione per un salto ulteriore di qualità. La domanda di Italia si fa più forte nel mondo. Per questo non abbiamo paura della competizione con nuovi produttori e con Paesi emergenti. E’ lecito, però, porci un obiettivo più ambizioso di quello di mantenere o di condividere un primato numerico. Nell’interesse generale, l’obiettivo deve essere quello di innalzare, insieme alla qualità dei nostri standard, quelli dell’intero mercato. Far salire l’asticella della sicurezza alimentare e quindi della tracciabilità, delle garanzie sanitarie, dell’autenticità e originalità dei marchi, delle condizioni dell’ambiente e della qualità del lavoro. Se lo facciamo noi, dovranno farlo anche gli altri. La qualità italiana può diventare traino e traguardo: in questo modo, i nostri prodotti agiranno da termine di paragone e varranno sempre di più. Questo ci darà maggior forza anche nella giusta lotta alla contraffazione e nella tutela del made in Italy. 

Un modello italiano di gestione che, sorretto da una ricerca e da una produzione industriale dei mezzi di raccolta, trasformazione e conservazione di alto livello, può imporsi maggiormente sul mercato internazionale, in analogia ad altri comparti del settore cibo e bevande. Per questi obiettivi occorre agire come una squadra coesa. Una squadra dove il pubblico e il privato sanno darsi una mano. Una squadra che sente l’Europa come casa propria e abita le sue istituzioni, utilizza suoi strumenti e le sue opportunità come leve di crescita. Il vino è impresa. L’industria viti-vinicola ha numeri importanti per l’economia nazionale, in alcune in Regioni in particolare, e reca un significativo valore aggiunto alla ricchezza nazionale. Il vino è ambiente. L’agro-alimentare italiano è un giacimento prezioso che offre il meglio di sé laddove l’attività produttiva si integra con il rispetto del territorio, anzi con la valorizzazione dell’ambiente e della sua storia. Il dissesto idrogeologico e il degrado ambientale sono nemici della qualità italiana: nel contrasto ai processi degenerativi – che minacciano il nostro bene comune, e gli stessi presupposti di uno sviluppo economico - l’agricoltura ha un ruolo decisivo. Il vino è società. Proprio la storia della crescita di cui voi siete stati artefici e testimoni dimostra l’interdipendenza positiva tra produzioni e rafforzamento delle reti sociali. Oltre la metà della produzione del vino si realizza in strutture cooperative. Tanti giovani sono entrati nel settore portando competenze, entusiasmo e tecniche innovative: è importante condividere e trasmettere conoscenze con generosità, perché le nuove generazioni possano partire equipaggiate verso l’avventura della vita. 

Tante donne sono imprenditrici e, opportunamente, Vinitaly ha deciso di accendere i riflettori su questa dinamica realtà. Tanti nuovi lavori, non soltanto hobby e conoscenze diffuse, si sono sviluppati attorno al vino di qualità. E ci sono – tengo a ricordarlo – belle esperienze di imprese in cui operano giovani disabili. Vi sono esempi di produzione in carcere, come nel penitenziario di Gorgona. Vi sono autentiche rivincite della legalità, che hanno il nome dei vini prodotti nelle terre confiscate alla mafia. Il vino è anche cultura. E’ cultura sin dalle origini della sua storia nel Mediterraneo. La conoscenza del vino va di pari passo con la conoscenza del cibo. E’ decisivo sviluppare strategie di educazione alimentare, spingere al consumo consapevole, spiegare la cultura vinicola del nostro Paese: è come la buona musica, si apprezza meglio se la si conosce di più. Il buon vino chiama la buona alimentazione. La qualità ha a che fare con la salute. E’ bene ricordare che ciò che fa bene all’uomo – che lo nutre meglio – è quasi sempre ciò che rispetta maggiormente e valorizza l’ambiente. Passi avanti sono stati fatti, come dimostra la crescente attenzione popolare alla cucina e ai prodotti sani, rispettosi della natura. Lo stesso sviluppo della produzione di vini biologici e naturali è un segno positivo che arricchisce l’intero nostro sistema. Il vino, infine, è territorio: parla della storia e della geografia delle nostre mille Italie. Ora dobbiamo chiederci come integrare meglio la cultura del cibo, la salvaguardia del territorio, il turismo. Su questo terreno, facciamo un po’ meno di quello che potremmo. 

E’ importante portare sempre più nel mondo i nostri prodotti, ma lo stesso obiettivo di qualità deve indurci a presentare e offrire ai nostri ospiti un sistema di eccellenza ambientale. Una sfida grande, una bella sfida. Il mio augurio è che Vinitaly, che, da tanto tempo, dà lustro a Verona, continui a tessere la sua tela a vantaggio dell’intero Paese. C’è un marchio Doc che riguarda tutti noi, da Nord a Sud, dal piccolo al grande centro: è il marchio Italia. Da questo marchio dipende molto del nostro futuro e di quello dei nostri figli.

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